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Reddito di cittadinanza, flop a Napoli: 107mila assegni e nessun contratto

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Il reddito di cittadinanza non crea occupazione. Quella che fino a poche settimane fa era un’opinione piuttosto comune, ma non ancora suffragata dai fatti, si sta trasformando in una certezza. Anche il presidente dell’Inps lo ha recentemente confermato, nel corso di un’audizione parlamentare. «È una misura di contrasto della povertà volta a garantire il diritto al lavoro», questa la definizione contenuta nella legge che ha istituito il contributo.

Il caso di Napoli

prima città italiana per il numero di beneficiari – è il più emblematico della difficoltà di far coesistere i due elementi. L’impatto della misura, relativamente al sostegno della povertà, è indiscutibile. Sono 107mila i nuclei familiari in città che, secondo i dati Inps aggiornati al 6 dicembre, percepiscono un sussidio medio di 614 euro mensili – contro i 522 della media nazionale – ne hanno ricavato sicuri benefici. Ma, sul fronte delle politiche attive per il lavoro, il reddito di cittadinanza ha confermato tutte le perplessità che gravavano su di esso fin dallo scorso anno.

A settembre è cominciata la fase 2, quella in cui i beneficiari devono essere assistiti dai centri per l’impiego regionali. «Il percorso – spiega l’Anpal – prevede la convocazione, il primo appuntamento, la verifica degli esoneri, la presa in carico con la sottoscrizione del Patto di servizio, cui segue un percorso personalizzato, fino al Patto per il lavoro».

In Campania

sono stati finora 57.144, di cui circa la metà a Napoli, i convocati che si sono presentati al primo appuntamento e che vengono ritenuti «pronti per il lavoro». Quelli che hanno sottoscritto il Patto per il Lavoro – in attesa di un’offerta congrua – sono invece 41mila in Campania e più di 20mila a Napoli. Tra tutti i convocati figurano anche oltre 7mila esonerati e 1333 percettori, indirizzati verso i Comuni per sottoscrivere il Patto per l’inclusione sociale, in vista dei Progetti di pubblica utilità.

Si tratta della prima tranche di convocazioni

«A Napoli – spiega il segretario di Fp Cisl, Lorenzo Medici – non ci sono offerte. Non c’è lavoro. Mentre l’Anpal segnala 3mila persone nella regione che avrebbero ottenuto un contratto. Ma si tratta di coloro che avevano già avviato i percorsi formativi, che non hanno nulla a che vedere con il reddito di cittadinanza.

I beneficiari rispondono alle convocazioni perché chi non si presenta perde il sussidio. Invece di essere uno strumento di politica attiva, oggi è solo uno strumento di sostegno, come era già il Rei. Il reddito di cittadinanza ha solo allargato la platea». La piattaforma informatica Anpal che doveva servire per incrociare la domanda e l’offerta di lavoro non è stata ancora attivata.

«Di fatto la fase 2 a Napoli non è mai partita», aggiunge l’esponente della Cisl. Per Anpal, «la fase 2 sta uscendo dal periodo di rodaggio (le convocazioni sono cominciate a settembre) e sta progressivamente entrando a regime». A Napoli il percorso è rallentato anche dalla ritardata contrattualizzazione dei navigator e dalle debolezze strutturali dei centri per l’impiego. Gli organici dei Cpi saranno rafforzati nei prossimi mesi con il bando di concorso per 651 posti di lavoro.

Per il presidente Anpal Mimmo Parisi, «il reddito di cittadinanza sta funzionando su tutto il territorio, compreso il Mezzogiorno, dimostrandosi uno strumento non solo finalizzato a ridurre la povertà ma anche a favorire l’occupazione, per persone particolarmente in difficoltà. In questo modo possiamo restituire a queste persone una vera dignità».

Di altro avviso il presidente Inps Pasquale Tridico: «Il reddito di cittadinanza non crea lavoro in senso letterale, aiuta ad allocare il lavoro sul mercato attraverso l’incrocio tra domanda e offerta. Per creare lavoro servono investimenti».
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