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Emma muore a 10 anni per influenza fulminante: “Abbiamo perso la nostra piccola”

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«Aveva la febbre alta da sabato mattina, non voleva andare giù. Domenica il termometro è arrivato a 41 gradi, e abbiamo chiamato l’ambulanza: era un virus influenzale di tipo B, ma Emma, in pronto soccorso, era vigile anche se molto affaticata, e parlava tranquillamente. Non sembrava nulla di grave. Poi le sue condizioni sono precipitate nel giro di poche ore: a mezzanotte non c’era già più alcuna speranza. La situazione era irreversibile».

Trattengono a stento le lacrime Piera Botter e Marco Vitulli, mamma e papà di Emma Vitulli, la bambina di 10 anni di Silea stroncata, stando ai primi riscontri clinici, da un’encefalopatia necrotizzante acuta causata da una reazione metabolica autoimmune, probabilmente scatenata dall’infezione del virus influenzale. Il decesso è stato dichiarato ufficialmente martedì pomeriggio.

Si tratta di una patologia estremamente molto rara – ha sottolineato l’Usl -: nella letterature scientifica sono descritti non più di un centinaio di casi pediatrici a livello mondiale. «La prima Tac aveva dato esito negativo e la febbre si era abbassata – ripercorre quei tragici momenti papà Marco -, ma dopo 10 minuti c’è stata una reazione degli anticorpi, ed Emma è stata trasferita dalla Pediatria alla intensiva. Era già in coma. Per fortuna non ha fatto in tempo a rendersi conto di nulla: è stato tutto così rapido, così veloce, siamo sotto choc».

LA PICCOLA DI CASA
Emma era la piccolina di casa, l’ultima arrivata dopo i due fratelli maggiori Alex, di 22 anni, e Matteo, di 11. Proprio per seguirli da vicino mamma Piera aveva lasciato la fioreria di Silea in cui lavorava per dedicarsi ai figli e alla casa, sempre affiancato dal marito Marco, autotrasportatore per conto terzi.

«Emma era la nostra piccola, la piccina, la femminuccia della casa – la descrive mamma Piera -. Una bambina solare, allegra e sana. È sempre stata sottoposta a tutti i vaccini obbligatori e non ha mai avuto problemi di salute». Emma frequentava la quinta elementare alle Tiepolo di Lanzago. «Era brava e faceva i compiti con diligenza – ricorda il padre -, e pochi giorni fa avevamo perfezionato l’iscrizione alle medie, alle Marco Polo».

SOGNI E PASSIONI
Emma adorava lavorare con le mani, faceva lavoretti dalla mattina alla sera. «Non si presentava mai a casa di un’amica senza una formina o un oggetto da lei creato, e spesso dopo cena si dava da fare» ricorda mamma Piera mostrando piccole bambole, scatole ornamentali, candele di cera e oggetti nati dalla fantasia della bambina.

La cui più grande passione, coltivata negli ultimi tre anni, era la ginnastica artistica. Uno sport che l’aveva letteralmente rapita. «Andava in palestra anche quando non si sentiva bene, il suo sogno era proprio quello di diventare una ginnasta – aggiunge papà Marco -. Tornata da scuola, finiti i compiti, non vedeva l’ora di raggiungere l’Athletic Gym, in via Tommaso Salsa. Adorava seguire le lezioni di ginnastica artistica con la sua insegnante Belinda».

L’ULTIMO VIAGGIO
Al centro della cucina di casa Vitulli si staglia l’enorme casetta delle bambole regalata qualche anno fa da Babbo Natale. L’ha costruita con le sue mani papà Marco, che ieri assieme alla moglie ha preso in mano per la prima volta il piccolo tablet che raccoglieva tutto il mondo di Emma: dentro ci sono foto di cuccioli, i video di ginnastica e le foto dell’ultimo viaggio in famiglia, lo scorso Capodanno, a Napoli.

«Siamo andati sul Vesuvio ed Emma aveva incontrato anche un’amichetta che non vedeva da tempo, è stata la nostra ultima vacanza». Poi la febbre alta, il ricovero, e la tragedia in ospedale, che ha sconvolto tutto il personale medico del Ca’ Foncello: la progressione della malattia e l’andamento devastante sul sistema nervoso centrale, con compromissione dei centri vitali, aveva reso inefficace qualsiasi tipo di terapia.

«Sappiamo che i medici hanno fatto tutto i possibile per salvare Emma. Ci sono stati tutti molto vicini – conclude mamma Piera -. Sappiamo che anche per loro è stato come perdere una figlia».

Fonte: Leggo

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