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Chico Forti, un italiano in carcere negli Usa da innocente?

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Chico Forti e il sogno americano distrutto

Esiste un mondo, mille paesi diversi, centinaia di sistemi politici e burocrati, ma la giustizia dovrebbe essere, almeno quella, una soltanto. Chico Forti, un italiano da 20 anni in carcere negli Usa da innocente? Forse si, forse no!

Non siamo e non saremo noi a deciderlo, ma ciò che forse in tanti si chiedono è: Perché? Perché un nostro connazionale si ritrova a dover scontare la suddetta pena senza una prova concreta? Chico Forti ha ucciso oppure no Dale Pike? Dov’è “l’oltre ogni ragionevole dubbio” che regola il giudizio americano? Perché a Chico Forti, non è mai stato fatto il guanto di paraffina?

Si, è vero ha mentito, per ben due volte: una alla polizia, per paura, come lui stesso ha dichiarato in più di un’intervista; la seconda alla moglie, alla quale non dice di aver incontrato Dale Pike.

Su questo non ha mai saputo dare una spiegazione, una motivazione, forse solo per non creare attrito, dissapori (visto la riluttanza della signora Forti nei confronti di Pike) in quella che era, almeno, fino a quella notte una famiglia felice.

Si riaccendono i riflettori sulla vicenda Chico Forti

Il velista e produttore televisivo italiano che negli anni ’90 ha fatto fortuna negli Stati Uniti, fino a quando quel “maledetto” 15 febbraio del 1998, non fu arrestato per l’omicidio di Dale Pike, figlio di Anthony Pike, dal quale Forti stava acquistando il Pikes Hotel.

Una struttura che negli anni ’80 era al centro della movida di Ibiza.

Chico Forti, dal 2000, anno in cui una giuria lo ha ritenuto colpevole “oltre ogni ragionevole dubbio”, si è sempre ritenuto innocente.

Ma tanti sono i dubbi che negli ultimi vent’anni hanno accompagnato la vicenda giudiziaria del nostro connazionale.

Le Iene

A riportarla in scena sono Le Iene (programma Tv di Mediaset) che, giovedì 29 gennaio, ha dedicato l’intera puntata al caso.

Interviste e soprattutto una storia che dura, oramai, da 20 anni, spulciata nei minimi particolari che lasciano più di qualche “ragionevole dubbio” nei confronti di uno Stato, come quello americano, che, da sempre si fa portavoce di libertà e giustizia.

Il processo a Chico Forti

Durato 24 giorni, presenta dubbi enormi e soprattutto una serie di incongruenze e mancanze, sia da parte della polizia che, forse, dello stesso Forti, per quelle due bugie, di cui già abbiamo accennato prima.

Un caso di malagiustizia?

Se, le lacune che il caso mostra e che abbiamo letto e visto in questi anni fossero vere, il governo americano si troverebbe a fare i conti con un caso di malagiustizia piuttosto evidente e clamoroso.

In tutta questa faccenda c’è qualcosa che non torna, qualcosa che non dà pace agli amici di Forti che non l’hanno mai abbandonato e che ancora cercano prove. E che, a quanto pare, non dà pace nemmeno a una cittadina americana, all’epoca una delle più giovani in giuria (appena 20enne) che stando a quanto dichiarato a Le Iene è stata costretta e forzata dal resto dei componenti della giuria per concordare col verdetto di colpevolezza dell’imputato.

Il movente

Il movente, che sarebbe riconducibile alla trattativa per l’acquisto del Pikes Hotel, regge poco. Secondo la ricostruzione de Le Iene, infatti, in atto c’era, si, una truffa, ma ai danni di un ignaro Chico Forti, e non al contrario come sostenuto dall’accusa ai danni di Tony Pike (papà di Dale); tant’è che prima della condanna per omicidio premeditato, l’italiano fu assolto da otto capi d’accusa riguardanti la frode.

Le prove a suo carico, secondo diversi esperti, sia italiani che americani, ai quali è stato chiesto un parere dal programma di Mediaset con tanto di carte alla mano, sono più che dubbie per non dire inammissibili.

L’intervento di italiani illustri

Numerosi sono gli italiani che hanno provato a chiedere al nostro governo un intervento diplomatico deciso riguardo la situazione di Chico Forti.

Da Fiorello a Jovanotti, fino a Red Ronnie e Marco Mazzoli con tutta la squadra dello Zoo di 105.

I politici

Per quanto riguarda la politica già nel 2012 Ferdinando Imposimato, all’epoca suo legale italiano, e la criminologa Roberta Bruzzone hanno presentato un report all’allora Ministro degli Esteri Giulio Maria Terzi di Sant’Agata, ma senza ottenere azioni significative.

Stesso discorso per il ministro successivo, Emma Bonino, che dichiarò interesse nei confronti della vicenda.

Tutto fermo fino a qualche giorno fa, quando il Movimento 5 Stelle ha organizzato una conferenza stampa alla Camera per parlare specificatamente della questione.

Le parole di Fraccaro

Le parole del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro sono state chiare ed inequivocabili: «Quello che faremo nei prossimi mesi sarà questo: incontrare possibilmente il governatore della Florida e i rappresentanti diplomatici americani e chiedere la grazia».

E’, su queste frasi riportate dall’inviato de Le Iene in visita al carcere in Usa, che, Chico forti si commuove, sorride e per l’ennesima volta dichiara:

«Io non chiedo nulla, voglio solo giustizia. Una giustizia che mi è stata negata spudoratamente dal Paese che si proclama leader dei diritti umani».

Non pretendiamo di sapere, conoscere la verità e né di poter asserire che Chico sia innocente o meno, non sta a noi.

Ma abbiamo il diritto, però, di informare e denunciare una realtà di fatto.

Un nostro connazionale rinchiuso a vita in un carcere negli Usa e condannato all’ergastolo per un reato del quale, forse è l’omicida oppure il complice di un assassino ancora a piede libero, come dichiarato dal giudice che l’ha costretto dietro alle sbarre, o ancora innocente come da 20 anni lo stesso Chico Forte si ostina a urlare.

Si perché se solo si fosse dichiarato colpevole, forse, oggi, sarebbe già a casa, nella sua terra a scontare la propria pena o magari sarebbe un uomo libero, come quei due americani che, nell’inverno del 1998 uccisero in Italia, a bordo del proprio aereo, 22 persone.

Si perché l’America i suoi connazionali se li va a prendere, l’Italia no!

Le domanda che ci poniamo e che ci tormentano (al di là dei dubbi sulla colpevolezza o meno di Forti) e sulle quali vorremmo porre l’attenzione sono proprio queste:

Perché l’Italia non ha fatto nulla in questi 20 anni?

Perché non ha riportato in patria un suo cittadino?

E non ha fatto in modo che lui scontasse la propria pena nella sua terra come ha fatto l’America e come il diritto internazionale prevede?

 

di Nunzia D’Aniello

 

Il Video (Fonte Le Iene)

 

 

 

 

 

 

 

 

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