Il nipote di 11 mesi non smette di piangere, i nonni lo bruciano vivo nella stufa

10 mesi fa
1 Febbraio 2020
di angela capasso

Un crimine orribile che li ha portati dritti dritti sotto processo e con cui dovranno fare i conti per il resto della loro vita. Zhanna Miyagasheva, 43 anni, e il marito Alexander Miyagashev, 48, sono stati condannati oggi rispettivamente a 9 e 15 anni di carcere per aver ucciso il loro nipotino di 11 mesi, Maxim Sagalakov, bruciandolo vivo in una stufa nella loro casa nel villaggio di Kharoy, in Russia.

La coppia stava facendo da babysitter a Maxim. A scatenare la furia omicida sarebbe stato il pianto del piccolo che ha infastidito la nonna che, completamente ubriaca, l’ha strangolato facendogli perdere i sensi. A quel punto  il nonno ha preso il bimbo e lo ha lanciato dentro la stufa accesa.

L’esame del medico legale ha stabilito che Maxim era ancora vivo quando è stato gettato tra le fiamme: è morto per le ustioni sul 100% del corpo e per avvelenamento da monossido di carbonio.
Leggendo la sentenza, il giudice Viktor Galimov ha dichiarato: «Il medico legale ha spiegato che prima di essere messo nella stufa il bambino aveva il battito cardiaco. Respirava e aveva una temperatura corporea normale. C’erano ancora segni di vita».

A trovare il corpo carbonizzato del bimbo è stata la mamma, la 21enne Viktoria Sagalakova, che, rientrata a casa dei genitori, si è ritrovata davanti a quella scena orripilante. In tribunale, moglie e marito hanno provato a difendersi scaricando la colpa l’uno sull’altro. «Dormivo – ha detto Zhanna – Come avrei potuto fare questo al mio amato nipote? L’ultima volta che l’ho visto era vivo e vegeto».

Alexander ha negato di aver messo il bambino nella stufa e ha detto al giudice: «Vostro Onore, non l’ho ucciso. Lei lo ha ammazzato. Ho fumato, sono andato a dormire, poi sono andato in bagno. Quando sono tornato mi ha detto: “Ho ucciso nostro nipote”».

Il vicino di casa Evgeniy Borgoyakov ha dichiarato a una tv russa: «Il nonno era sempre ubriaco. In passato aveva gettato dentro quella stufa gatti e cani. Lo ha fatto anche con suo nipote». In aula c’era anche la madre del piccolo: una maschera di dolore che continuava a ripetere di non poter credere che i suoi genitori le avessero tolto la sua ragione di vita.

Fonte: Il Gazzettino

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