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Napoli. Demme e Mertens piegano la Samp: 4-2. Gattuso vince ancora: a -2 dall’Europa.

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In soli 2 minuti la sentenza Milik apre le danze, “Diego” Demme entra e decide con gol e tanta intensità.

Le pagelle di Sampdoria-Napoli

Meret 5,5 – Poche responsabilità sul gol subìto da Quagliarella, la tocca ma non basta per deviarla al di là del secondo palo e la palla si insacca. Ancora, tocca il rigore di Gabbiadini: troppo forte e angolato, subisce la seconda rete.

Hysaj 5 – Scivola in occasione del gol di Quagliarella, non lo ostacola e lo lascia troppo libero per coordinarsi e dar luce all’ennesimo “magnifico” gol in carriera.

Manolas 5,5 – Impreciso e a tratti irruento: errore di marcatura nell’azione della rete annullata a Gaston Ramirez (che colpisce in rovesciata), poco dopo fa fallo da rigore ai danni di Quagliarella.

Di Lorenzo 6 – Nuova gara da centrale, il nuovo ruolo gli è familiare e porta a casa una buona prestazione.

Mario Rui 6 – Cattiveria agonistica e impegno su tutti, il portoghese non molla un attimo e limita al meglio delle proprie possibilità gli avversari.

Elmas 7 – Ottimo primo tempo: primo gol in Serie A e lacrime di gioia. Tanti inserimenti nell’area di rigore senza palla, premiati in occasione della rete sugli sviluppi del calcio d’angolo battuto da Di Lorenzo.
(Dal 79′ Politano SV)

Lobotka 7 – Un primo tempo di primissimo livello, grandissima prova all’esordio da titolare in campionato per lo slovacco.
(Dal 61′ Demme 7 – Incide come pochi in questo Napoli: il suo arrivo ha dato la scossa agli azzurri, questa sera trova anche un gol importantissimo)

Zielinski 6,5 – Il polacco serve Milik nell’azione che sblocca il match, poi trova una rete annullata (giustamente) per fuorigioco. Per il resto, non proprio la sua miglior partita.

Callejon 5,5 – Gara poco entusiasmante per lo spagnolo, che comunque accontenta le richieste di mister Gattuso.
(Dal 73′ Mertens 6,5 – In pieno recupero cade male e si tiene la spalla: esce dal campo accompagnato dai sanitari. Gli basta un pallone a tempo quasi scaduto per segnare il gol numero 119 con la maglia del Napoli)

Milik 6,5 – Pronti, partenza, via: il numero 99 brucia Audero e firma subito il gol dello 0-1. E’ il miglior marcatore della stagione azzurra, riesce sempre a lasciare il segno.

Insigne 6,5 – Molto attivo sul fronte offensivo, nonostante non riesce a trovare la via della rete. La sua conclusione, respinta da Audero, porta al gol di Demme.

 

di Alfredo Romano

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Giampiero Ventrone, morto l’ex preparatore atletico della Juventus

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giampiero ventrone juventus tottenham

È morto nella notte a Napoli Giampiero Ventrone. L’ex preparatore atletico della Juventus e attualmente al Tottenham con Conte aveva 62 anni. Dalle prime informazioni, Ventrone sarebbe morto a causa di una leucemia fulminante.

La tragica notizia è iniziata a circolare nella mattina di oggi, confermata da fonti vicino al club inglese: il “marine”, come era stato soprannominato per la durezza dei suoi allenamenti, ha continuato a lavorare fino a qualche giorno fa insieme al suo ex calciatore e ora allenatore, Antonio Conte.

Ventrone chiamato da Lippi alla Juve

La sua ascesa iniziò nel 1994, quando Marcello Lippi lo volle per preparare atleticamente la squadra che tre anni dopo avrebbe vinto l’ultima Champions League conquistata dal club bianconero.

Diventato famoso per la “campanella” e per la durezza dei suoi allenamenti, chiuse la sua esperienza a Torino nel 2004, prima di peregrinare tra Ajaccio, Catania e i due club cinesi Jiangsu e Guangzhou.

Dal 2021 era tornato nel calcio europeo accettando l’offerta del suo amico Conte, diventando preparatore fisico del Tottenham.

I giocatori hanno fatto conoscenza dei suoi metodi durante la preparazione estiva effettuata dagli Spurs a Seul. Ritmi e carichi di lavoro inimmaginabili, che hanno messo ko diversi atleti.

Hanno fatto il giro del web le immagini di Harry Kane che si accascia e vomita e il sudcoreano Son, che quasi sviene e resta agonizzante a terra.

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Calcio in lutto, è morto Bruno “Maciste” Bolchi: aveva 82 anni

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Calcio Bruno 'Maciste' Bolchi

CALCIO. Nella tarda serata di ieri, l’ex calciatore di Inter, Verona, Atalanta, Torino e Pro Patria è deceduto a Firenze, dove era ricoverato da qualche giorno per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute. E’ stato il primo calciatore, nel 1961, ad apparire sulle figurine della Panini

Calcio in lutto

E’ morto ieri sera, in una clinica a Firenze, Bruno ‘Maciste’ Bolchi, 82 anni, ex calciatore e allenatore: nato a Milano il 21 febbraio 1940, viveva da tempo a Pieve a Nievole (Pistoia). Esordì in Serie A con l’Inter, a 18 anni, diventandone poi capitano tre anni dopo. Giocò anche col Verona, l’Atalanta e il Torino. La sua carriera di calciatore si concluse nel campionato 1970/71, a 30 anni. Come allenatore fu alla guida del ‘Bari dei miracoli’ che, in due anni, dal 1983 al 1985, salì dalla C alla A. Sempre in Serie A condusse Cesena, Lecce e Reggina. Il suo soprannome, Maciste, se lo guadagnò all’Inter per il suo fisico possente. Fu anche il primo calciatore, nel 1961, ad apparire sulle figurine della Panini. Stanno arrivando tanti messaggi di cordoglio per lui sui social. Tra questi, quelli di Lecce e Bari.
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Alex Zanardi è tornato a casa, proseguirà lì le sue terapie: “E’ stato stabilizzato”

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zanardi

“Il paziente è stato stabilizzato”. Alex Zanardi ha lasciato il centro specializzato di Vicenza ed è tornato a casa. Proseguirà lì il percorso di riabilitazione e le terapie che ne scandiscono la quotidianità dopo l’ennesimo spaventoso incidente della carriera: nel 2020, in una curva delle colline senesi, l’impatto con un camion durante un evento di handbike fu tremendo. Rischiò la morte per le gravissime lesioni riportate, riuscì a salvarsi ancora una volta. Da allora sulle sue condizioni di salute è calato il massimo riserbo, rotto solo dalle informazioni ufficiali che filtrano dalle equipe mediche che ne seguono le cure.

Dopo due mesi e mezzo al ‘San Bortolo’ le parole del primario, Giannettore Bertagnoni, sono state come una voce nella notte, uno squarcio di luce improvviso. Gli hanno aperto le porte del reparto nel quale era stato ricoverato di nuovo (la prima volta fu nel 2021) a causa di un incendio scoppiato nella sua abitazione (a Noventa Padovana) che aveva danneggiato l’impianto fotovoltaico al quale sono agganciati i macchinari utilizzati nel piano di recupero prescrittogli. Nell’ospedale veneto ha trovato “il suo punto di riferimento medico”, la lunga strada che può portarlo verso quella ‘sufficiente normalità’ che s’è interrotta bruscamente.

Protetto dai familiari e dal la cortina di ferro dei medici. Zanardi è seguito da uno staff di professionisti che ne accompagnano il lento e lungo ritorno alla vita.

Come sta ora Zanardi

Come sta l’ironman bolognese oggi 55enne? Non si sa molto altro rispetto a quanto trapelato finora e raccontato dal quotidiano Il Giornale di Vicenza nel riportare le parole del primario della struttura veneta. La cortina di privacy che la famiglia ha alzato intorno a lui è stata protetta (e resa ancora più salda) dallo staff di dottori e personale che si occupa del suo piano di recupero fisico e neurologico.

C’è una squadra di medici che si occupa di Zanardi e nelle ultime settimane ha lavorato su un doppio binario. Far sì che il quadro clinico si regolarizzasse e, contestualmente, andasse avanti il programma di riabilitazione. Sono punti fermi, compagni di viaggio nella lunga traversata dell’ex campione per tornare alla vita assieme alla moglie, Daniela Manni e al figlio Niccolò.

La sua vita, quella reale, quella dell’uomo che non si è mai arreso sorretto dalla forza di volontà. Quella dello sportivo capace di vincere ben quattro medaglie d’oro da atleta paralimpico, s’è fermata a quel tragico 19 giugno del 2020. “È il giorno più bello della mia vita”, disse allora prima che la sorte fosse di nuovo spietata. L’urto tremendo che sbalzò Zanardi sul tratto tra Pienza e San Quirico d’Orcia (in Toscana) tenne tutti col fiato sospeso. La sequenza videoclip s’è strappata, in sala si sono accese le luci. Ma la storia di Zanardi non è ancora finita.
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