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Torino. La denuncia di un ristoratore: “Al tempo del coronavirus i piemontesi riscoprono il razzismo”.

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La denuncia del ristorante

“Per saltare la fila in banca basterebbe chiedere a mia moglie di venire con me e starnutire, scapperebbero tutti. Il 27 gennaio tutti a celebrare la Giornata della Memoria, dal 28 tutti razzisti come prima”.

Dice così Francesco Liguori, che con la moglie d’origine cinese, gestisce il ristorante internazionale cinese-giapponese Long Jin a Novara. Nel locale dove nei 28 anni di attività sono passati nomi celebri come Dario Argento e Arturo Brachetti, Simone Cristicchi e Ivano Fossati, oggi si combatte contro l’allarmismo del Coronavirus che ha causato il 50 per cento in meno dei guadagni.

Clientela dimezzata da quando è scoppiato l’allarme per il virus. Tanto che Liguori ha postato un messaggio polemico: la foto di un biscotto della fortuna – che abitualmente si serve a fine pasto – e in mezzo una frase: “Stop using the virus excuse to express your racist shit”.

 

Le dichiarazioni

“Due settimane con un numero di ospiti ridotto all’osso, insufficiente a coprire le spese vive, quali gli stipendi dei miei sette collaboratori” .

È lo sfogo via Facebook dei titolari dell’attività di corso Novara che oltre a difficoltà economiche stanno vivendo quelle quotidiane di subire “gli effetti di un’informazione allarmistica.

La situazione è drammatica e assurda. Si sta ripetendo quanto avvenuto con la Sars nel 2003, quando mia moglie, di origini cinesi e cittadinanza italiana fu costretta a non poter uscire di casa”, spiega Francesco Liguori.

La loro è un’impresa familiare di cui è titolare la moglie Nana Yu. “Un giorno entrò in ascensore e scapparono tutti in presa all’isterismo, si riunì anche il comitato scolastico per allontanare mio figlio – ricorda -. Oggi ha 18 anni e sta andando a scuola con un po’ di tosse, ma è vittima di continue battute. Purtroppo mi spiace notare che esiste il problema razzismo anche a Novara. Ma è sufficiente andare sui social per vedere qual è la situazione che si sta vivendo: una sorta di caccia al cinese”.

 

(Repubblica)

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