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Pakistan. Huma: «E’ lecito rapirla, violentarla e sposarla se ha già avuto il ciclo».

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Una sentenza raccapricciante

L’Alta Corte in Pakistan si è pronunciata sul caso di una ragazzina (cristiana) rapita da un uomo musulmano per farla diventare sua moglie.

La famiglia della giovane, 14 anni appena compiuti, è ricorsa all’aiuto di una Ong internazionale.

I giudici

Hanno stabilito che il matrimonio tra la ragazzina cristiana e il suo rapitore Abdul Jabbar – musulmano – resta comunque valido perché secondo la sharia, la legge islamica, una volta che una bambina ha avuto il primo ciclo mestruale a qualsiasi età può contrarre matrimonio.

Nessun valore è stato dato dunque al Child marriage restraint act.

L’Avvocato

«Speravamo che la norma potesse essere applicata per la prima volta in questo caso.

Il caso

Huma avrebbe dovuto presentarsi in aula, come richiesto dai giudici durante la precedente udienza del 16 gennaio al poliziotto incaricato delle indagini Akhtar Hussain.

Interrogato sull’assenza della ragazza, stamattina l’agente si è limitato a dire che la giovane era stata convocata.

Sin dall’inizio della vicenda Hussain ha mantenuto un atteggiamento ambiguo.

«È chiaro che essendo Hussain l’incaricato  vi è un’alta probabilità che i risultati del test vengano contraffatti.

Ma la nostra speranza è di riuscire comunque a provare la minore età della ragazza così da farla almeno affidare ad un centro».

La prossima udienza

E’ fissata per il 4 marzo, purtroppo però anche qualora fosse attestato che Huma è minorenne, la decisione dei giudici di ritenere il matrimonio valido, annulla qualsiasi possibilità che Jabbar venga punito per i reati di rapimento e matrimonio forzato.

(IlMessaggero)

attualità

Sandberg lascia Silicon Valley. Finisce un era

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Sandberg

Sandberg lascia Silicon Valley. Finisce un era. Da le dimissioni Sheryl Sandberg da numero due di Meta lasciano un vuoto nella Silicon Valley, dove le donne di alto profilo sono sempre più una rarità e Big Tech si conferma sempre più un club esclusivo per quasi soli uomini.

Con le dimissioni di Sandberg si segna infatti un passo indietro la fine di un’era per una delle donne manager più famose d’America e uno dei simboli della Silicon Valley.

Anche se le donne hanno fatto progressi negli ultimi anni, i livelli manageriali di più alto livello sono ancora dominati dagli uomini. Nel 2021 solo il 26% degli amministratori delegati e dei direttori generali era donna. Una quota bassa ma in aumento rispetto al 15% del 2019.
“Mi piace pensare che la carriera che ho avuto e quella di altre donne leader possa ispirare altre donne. Cento anni fa non c’era nessuna donna, oggi ce ne sono alcune. Mi auguro che le mie figlie possano crescere in un mondo dove ci sono molte più donne” manager e al lavoro, afferma Sandberg nella sua intervista.

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donne

Sempre più di donne nei consigli di amministrazione delle imprese italiane

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Sempre più di donne nei consigli di amministrazione delle imprese italiane. Sale in maniera esponenziale il numero di donne che siede all’interno nei cda delle aziende italiane, ma poche quelle salgono ai ruoli apicali.

La differenza tra uomo e donna a certi livelli di gestione nelle aziende italiane sono ancora forti. Negli ultimi anni il divario si sta andando assottigliando.

I numeri dei cda in Italia

A fine 2021 il 41% degli incarichi di amministrazione nelle società quotate è esercitato da una donna, dato che rappresenta il massimo storico osservato sul mercato italiano.

E’ quanto emerge dal Rapporto Consob sulla Corporate Governance. Ma nei board a fine 2021 si conferma limitato il numero delle donne amministratore delegato (16 società, rappresentative di poco più del 2% del valore totale di mercato) o presidente dell’organo amministrativo (30 emittenti, 20,7% della capitalizzazione complessiva).

Dati occupazionali in Italia

Il numero totale di lavoratori torna sopra i 23 milioni a marzo, la disoccupazione scende all’8,3%. In un anno 800 mila posti in più. Il tasso di impiego delle donne al 51,2%, il più alto di sempre. I dati sembrano essere tornati a quelli pre pandemia

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ambiente

Clima, Greta Thunberg denuncia ancora: “Nessuna priorità alla crisi climatica”

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Ancora una denuncia da parte della giovane attivista ambientale, Greta Thunberg, tre anni dopo aver iniziato il movimento internazionale ‘Fridays for the Future’.

Movimento in cui mosse la sua prima protesta davanti al Parlamento svedese il 20 agosto 2018, la ragazza nativa di Stoccolma ora dice:

“La crisi climatica non è ancora in cima alle agende politiche.”

Greta Thunberg: “La crisi climatica è apparsa piu’ all’ordine del giorno, ma e’ ancora molto, molto lontana da cio’ che e’ necessario”

Così la stessa Thunberg in una conferenza stampa virtuale organizzata dal Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef) e rilasciata in occasione del lancio di un indice per misurare la vulnerabilità dei bambini alla crisi climatica.

L’attivista svedese ha insistito sul fatto che i bambini e i giovani non sono solo le vittime di una crisi ereditata: “Siamo anche quelli che stanno conducendo la lotta contro di essa, ma abbiamo bisogno del vostro aiuto.

Dobbiamo ricordare che i bambini non sono solo le vittime della crisi, ma siamo anche la soluzione. Dobbiamo ascoltare i bambini” ha sottolineato.

Intanto la comunità internazionale del G20 di Napoli riconosce nella scienza un ruolo fondamentale, su cui la politica dovrà basarsi

E, soprattutto, i paesi riconoscono uno stretto nesso tra clima ed energia e la necessità di ridurre le emissioni globali.

Vengono riaffermati gli impegni dell’Accordo di Parigi come il faro vincolante che dovrà condurre fino a Glasgow, dove si svolgerà, a novembre, la COP 26.

Obiettivo comune è mantenere la temperatura ben al di sotto dei 2 gradi e a proseguire gli sforzi per limitarla a 1,5 gradi al di sopra dei livelli preindustriali.

I Paesi del G20 concordano nell’aumentare gli aiuti ai paesi in via di sviluppo affinché nessuno resti indietro.

Rimane centrale il ruolo del dell’impegno finanziario da 100 miliardi, così come previsto dall’Accordo di Parigi, con l’impegno ad aumentare i contributi ogni anno fino al 2025.

E un ruolo, per l’aumento di questi fondi, è richiesto in particolare alle istituzioni finanziarie per lo sviluppo e alle banche multilaterali.

La transizione è necessaria e indispensabile, però deve essere giusta, e assicurare sostegno e solidarietà alle categorie e ai paesi più fragili.

Unanimemente si riconosce il ruolo del cambiamento climatico nella perdita di biodiversità.

Questo è solo il primo passo verso la salvezza del pianeta, l’unico grande obbiettivo di questa nostra società.
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