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Sanremo 2020, al via il “mercatino” della musica italiana.

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Il 70esimo Festival di Sanremo è ormai alle porte.

Formula collaudata: Teatro Ariston con le sue poltroncine di velluto, l’orchestra impeccabile, un conduttore sorridente, vallette e polemiche. Tante polemiche. Si, è vero, ci saranno anche i cantanti, ma quelli sono come lo sposo al matrimonio: non li vede nessuno.

Nelle intenzioni degli autori 24 cosiddetti Big della Canzone Italiana si sfideranno a colpi di canzonette nazional-popolari.

Nelle intenzioni degli autori delle canzoni e delle case discografiche si spera di portare a casa qualche decente risultato di vendita: di fatto il Festivàl è l’unico esempio dove partecipare è più importante di vincere.

Per la gioia di De Coubertin. Sapete cosa hanno in comune “Fiumi di Parole” dei Jalisse e “Laura non c’è” di Nek? Che entrambe sono state presentate in gara al Festival del 1997.

La prima ha vinto il festival ma non ha venduto mezza copia decretando la scomparsa dei Jalisse dal panorama della musica leggera italiana mentre la seconda ha venduto milioni di copie ed è stata tradotta anche in altre lingue, pur essendosi classificata “solo” al settimo posto.

Da ciò si desume che la qualità o il successo della musica al Festival di Sanremo non è direttamente proporzionale al posto che la stessa occupa nella classifica.

Detto questo ritengo che, come ogni anno, le canzoni più interessanti arrivino dalle nuove proposte. Ora ci sono due considerazioni da fare: Sanremo è il festival della canzone.

Non aspettiamoci brani di qualità, qui signori si deve vendere a tanto al Kilogrammo, ci sono pur sempre sonanti Euro investiti per portare le canzoni all’Ariston. Più che il Festival della Canzone Italiana lo si potrebbe ribattezzare il Mercatino della Canzone Italiana.

Cantautori lirici in crisi ipoalcolemica che decidono di p..re su cuore, amore e mare. Oppure rapper e trapper bella zio con top, bro, fi.a e Dio. Ce n’è per tutti. E infatti per aumentare gli ascolti ecco che si paventano le vere protagoniste del festival: le polemiche e il gossip, il pettegolezzo.

D’altronde se vi chiedessi di recitare un’intera strofa di un brano dell’anno scorso (no, soldi non vale perché diceva solo quello, soldi appunto) chi mi risponderebbe? Nessuno.

Ma tutti ricorderanno le polemiche sul vincitore, sul fatto che fosse immigrato, musulmano, omosessuale. A me Mahmoud benché mi sia parecchio simpatico, non piace nemmeno un poco ma di fatto si chiama Alessandro, è cristiano ma questo non modifica ai miei occhi la (non) validità della sua proposta artistica.

Ma la polemica è divina a Sanremo! E noi che siamo un popolo di credenti non possiamo non ossequiarla. Quest’anno ovviamente siamo partiti con le polemiche di Amadeus su Amadeus, perché diciamocelo è autolesionista! Ha fatto tutto da solo!

Dico io: prima di parlare chiedi un aiuto da casa! Hai un ufficio stampa preposto, chiedi a loro, fai come quella nota politica che sorride a comando! No, lui vuole parlare a ruota libera e combina un patatrac.

Sappiamo tutti come è finita, con tutti a protestare contro tutti e il povero Amadeus che lo faceva contro sé stesso. Poi c’è il trapper (rapper?) che scrive testi contro le donne appellandosi alla libertà di espressione e al suo essere artista.

Domani se a qualcuno viene in mente di scippare una vecchietta lo faccia pure ma se lo pizzica la polizia dichiari che si tratta di espressione artistica itinerante. Arriviamo agli orchestrali: anche questo saranno pagati poco, pochissimo.

Leggevo l’intervista a un violinista che parla di 50 euro al giorno per 10-12 ore di lavoro. 4 euro all’ora, con tutto il rispetto, non le prende nemmeno uno schiavo.

Ma se la sposa non mancherà vediamo lo sposo: le canzoni. 24 big, nomi importanti. Ho letto i testi. Partoriti da team di autori che sembra di leggere una rosa calcistica tanti ne sono! Argomento unico l’amore. Per la fidanzata, la nonna, la mamma, la figlia, il nipote.

Salvo poche eccezioni è l’amore. Perché ricordiamo che qua si deve da vendere e il tema universale per eccellenza è l’amore.

Premetto che bisognerà ascoltare la musica prima di avere un giudizio pieno ma su 24 si salvano solo tre ai miei occhi spiccano: Il sole ad Est di Alberto Urso, Niente (resilienza 74) di Rita Pavone e Ho amato Tutto di Tosca.

Sono quelle con i versi più belli a mio giudizio. Nel resto pochi sprazzi. Ma adesso attendiamo la musica stasera. Senza pregiudizi perché belle o brutte “sono solo canzonette”. Perché puoi chiamarti anche Amadeus ma per arrivare tra Sanremo a Salisburgo ci sono tanti chilometri.

di Raffaele Perillo

 

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