Mutilazioni genitali femminili, oggi la giornata mondiale: “200 milioni di casi in tutto il mondo”.

9 mesi fa
6 Febbraio 2020
di nunzia d'aniello

La giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili

Il 6 febbraio si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili.

Si tratta di un pratica che, nonostante sia stata resa illegale quasi ovunque, è ancora praticata in numerosi paesi.

I numeri parlano chiaro: da un angolo all’altro del pianeta sono 200 i milioni di donne e bambine mutilate.

In Italia sarebbero tra 61mila e 80mila le donne presenti in Italia sottoposte durante l’infanzia a operazioni del genere. Ben 91,5 milioni sono solo in Africa ed in particolare in Costa d’Avorio, dove il 38 per cento di donne e bambine sono state costrette all’infibulazione, nonostante dal 1998 sia in vigore una legge che punisce coloro che praticano e si rendono complici di una simile violenza.

“L’infibulazione – ha spiegato a Fanpage.it l’avvocatessa Françoise Kaudjhis-Offoumou, promotrice del provvedimento – consiste in una ablazione del clitoride.

Secondo la tradizione degli antenati, rappresenta un vantaggio per le donne e le bambine, perché si considera il clitoride come un organo maschile.

Togliendo il clitoride, gli avi pensavano di sottolineare, avvantaggiandolo, il carattere femminile della bambina.

È una pratica culturale che fa molti danni e gli strumenti giuridici internazionale, come la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna, la Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli e la Dichiarazione universale dei diritti umani, garantiscono il diritto alla salute delle donne e delle bambine. Quindi non si capisce perché si posso ancora continuare a mutilarle. In questo modo, si vuole che la donna resti sempre fedele al marito”.

Per Kaudjhis-Offoumou, le mutilazioni genitali femminili sono frutto di una società patriarcale, che attraverso queste pratiche cerca di mantenere le donne sottomesse agli uomini.

Il ministro delle donne e della famiglia

Convocò un incontro per parlare di questa situazione. Al termine della discussione, i deputati ci fecero capire che non avrebbero potuto votare il provvedimento perché la mutilazione genitale per loro era qualcosa di culturale e se avessero approvato una legge del genere gli elettori non li avrebbero più votati.

Per convincerli mostrammo loro un filmato sulla mutilazione e a quel punto videro tutta la violenza. Si sono coperti gli occhi con i fogli.

Ed è così che poi hanno accettato di votare il testo che è stato approvato il 23 dicembre 1998. Tuutavia, la legge c’è ma la sensibilizzazione non ha portato gli obiettivi sperati.

Alcuni non sanno neppure che c’è una legge ad hoc e ignorano che possono essere puniti anche i complici. La pena prevede dai 5 ai 20 anni nel caso di morte della vittima di mutilazione”.

(Fanpage)

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