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Sanremo 2020

Sanremo, seconda serata tra reunion in playback ed Elettra che twerka.

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Ed eccoci di nuovo dopo la seconda serata.

Al solito buona conduzione e ottimo intrattenimento con un Fiorello più vivo che mai nei panni di una Maria de Filippi non solo citata ma evocata, al punto che interviene in diretta telefonica per dare il suo saluto.

Ancora Fiorello, ancora Amadeus, ancora risate, ancora spettacolo: passa quasi un’ora e scopriamo che la gara non è ancora iniziata.

E’un festival che nasconde la canzone, mescolandola a un intrattenimento di buon livello ma che un pò snatura il Festival.

Veniamo allora a due emergenti

Tal Fasma e una coppia di ragazze di cui non mi è rimasto impresso nemmeno il nome tanto è il “già sentito nell’anima” che sprizzano nonostante il loro essere emergenti, in sintesi un’emergenza.

C’è da dire che sono un miliardo di volte meglio di Fasma ma vince quest’ultimo che non solo ha copiato il nome a un personaggio di Star Wars ma anche tutto il resto.

Compreso l’autotune alla Darth Vader. Ci si augura che in musica vietino per legge alcune figure ritmiche così da distruggere la trap una volta per tutte.

Ci piace invece Billie Blu.

Non sono un amante del rap ma il tema del bullismo è trattato con decisione e colori impressionisti: bravo!

Finalmente Elettra Lamborghini che ha la stessa mise di Achille Lauro e le spazzole di un
autolavaggio intorno alle gambe.

Il brano è inesistente. Come lei, infatti inizia declamando il suo nome “Eletta Lamborghini” per ricordarsi chi è. Potenza dei soldi. Anzi no. Del lato B.

Rimarrà come quella che ha twerkato a Sanremo, parola elegante per dire “sbattere il sedere in faccia alla gente”.

Levante conferma il nulla del testo che avevo già letto con il nulla della parte musicale del brano. D’altronde mezzo mondo accademico era in ansia per un brano che già dal titolo, “Tiki Boom Boom”, si preannunciava come una Summa Theologiae.

Si passa ad un Piero Pelù fin troppo sentito e che boh, che senso ha non lo so.

I pinguini Tattici Nucleari propongono una canzoncina che viene penalizzata dall’orchestra. So che dico una cosa che può essere considerata assurda, ma pensate ai pezzi dei Beatles. Musica leggera pura. Se avessero avuto un’orchestra dietro ne sarebbero usciti pesanti, pesantissimi.

Invece la musica leggera si chiama così non solo per i temi, ma anche per le soluzioni stilistiche. A volte basta poco per creare tanto. Evitiamo di appesantire pezzi essenziali con grosse tessiture orchestrali. Non ci guadagna nessuno.

Ancora riecheggia nella mente il discorso di Diletta Leotta del giorno prima. Finalmente ci salva la pubblicità dalla stucchevolezza.

E arriva il momento Ranieri-Ferro: il fiato rimane sospeso.

Ma non per Ferro, quanto ancora una volta, dopo tanti anni, per Massimo Ranieri. Signore e Signori Massimo Ranieri, nonostante l’età, vola intorno a Ferro qualche miliardo di volte con una facilità, una
naturalezza che a stento si riesce a trovare in altri interpreti. E questo è qualcosa che consola da un lato ma, dall’altro, non dona maggior lustro agli interpreti attuali, sconfitti totalmente da un uomo che da cinquant’anni con la sua arte incanta il pubblico.

E poi canta Tosca e non riesci più a fare lo spiritoso

Un pezzo unico, interpretato con calore e classe, e ricordi perché si chiama festival della canzone italiana. Sublime. Diciamo che non rimarrà per radio ma è l’unico brano finora sentito che possa qualificarsi totalmente e pienamente come Musica. Con la m maiuscola.

Paolo. Paolo. Viene presentato Paolo e tutto si ferma.

Nell’effimero il peso della materia ti chiama alle tue responsabilità. Nel ballo e nella festa la malattia, la morte non vogliono concedere pause. Dio ti benedica Paolo. Paolo è un paziente di SLA ma prende la vita a morsi, cosa che spesso non sappiamo fare noi e la realtà cruda della sua malattia ci rende silenti. La Forza scorre grande in Te, Paolo.

Attesa grande per i Ricchi e Poveri che finalmente si riuniscono dopo quarant’anni.

Come Facebook che ti permette di rivedere gente che non vedevi da quarant’anni. C’è una ragione
per la quale non li vedevi, ma sarà la nostalgia o l’azotemia e non lo ricordi. Poi fai la cena e capisci che il tempo passa male per tutti. Non per loro che cantano in playback come si usava ai tempi di quando erano, ancora, in quattro. Onestamente ero molto prevenuto nei loro confronti, ma il quartetto della bionda e della bruna si sono rivelati un’impeccabile macchina da guerra, facendo ballare e muovere anche gli ingranaggi più arrugginiti.

Si, ok, in playback, come quarant’anni fa, ma se bastasse questo per avere il magnetismo che hanno
loro sarebbe da farli esibire tutti in differita.

Ehi! Si arriva a Zucchero! Superlativo:

Ma possibile mai che per far muovere l’intero Ariston dobbiamo usare gli ospiti? Ma mannaggia alla miseria perché non prendiamo il direttore artistico e non gli spieghiamo che vogliamo gente che ci faccia entusiasmare? Ballare? Divertire?

Purtroppo ritorna la gara.

Di Nigiotti ricordo il nome che sa di simpatico ma il brano non mi è rimasto nemmeno un pò. Interviene Sabrina Salerno che invecchia bene e riesce a rimanere bloccata nella scala. Capita.

Ah si, dice che era passato di la anche Gabbani. Che però produce un brano totalmente sanremese e non è un complimento.

Poi l’ospite sublime! Gigi D’Alessio! Vituperato quanto volete ma non ne sbaglia una.

E lo dice uno che non è un suo fan. Si è creato un prodotto e questo prodotto funziona bene e vende anche ben oltre i confini di Napoli e dintorni. Sole, cuore e amore. Verissimo. Ma come lo sa fare lui ce ne sono pochi.

Arriviamo a Junior Calli (Cally?) che canta un brano pienamente nel suo stile ma senza guizzi. E anche lui con chitarre distorte ma senza un bel groove. Anche il cerchiobottismo del testo non mi piace. Prendi una posizione. Don’t be parakool! Dietro la maschera poca sostanza frate.
Rancore. Senza. Rancore. Il brano non è niente male per il genere e finalmente troviamo chi prende una posizione. Se il rap è denuncia lui la fa per bene. Ma nella classifica finale si piazzerà sotto Elettra Lamborghini. Peccato.
Zarrillo delude un pò. Pochi sanno che il “ragazzo” a soli quindici anni militava nei Semiramis, virtuosi del Prog Rock dell’era d’oro dei 70s. Ma bisogna pur campare e si scrivono canzoni per vendere. E’giustissimo.
Tra qualche guizzo e molto appiattimento, troppi ospiti, è passata questa seconda serata. Aspettiamo a questo punto la terza serata!

 

Di Raffaele Perillo

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