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Gattuso: «Troppo fragili, al primo errore andiamo in paura».

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L’allenatore nel post partita

Gennaro Gattuso, allenatore del Napoli, dopo il k.o. interno rimediato per mano del Lecce è intervenuto al microfono di Sky Sport: “I gol si possono sbagliare, poi dopo squadra fragile. Oggi eravamo sempre in tre contro Lapadula e lui la metteva giù e faceva salire il Lecce. In questo momento, anche se non fai gol, deve finire 0-0 invece non riusciamo ad avere cattiveria, c’è troppa passività. Ci metto anche del mio. Quando vuoi provare a vincere provi a fare qualcosa di diverso, metti qualcuno di più offensivo. In questo momento non andiamo con veemenza e organizzazione. Aspettiamo. Anche se aspettiamo ora non riusciamo a fare il solletico agli avversari e la difficoltà più grande è questa”.

Quale sarà la prima cosa che dirà alla squadra? “Ci rivedremo tutta la partita insieme. Bisogna lavorare sulla compattezza, su annunsare il pericolo. Nei primi 30 minuti abbiamo avuto 5-6 palle gol, poi alla prima pressione che non viene bene si perdono le sicurezze. In questo momento perdiamo subito le sicurezze, la squadra va in paura. Vedremo cosa stiamo combinando”.

Il Napoli è fragile? “Posso capire se prendiamo gol a campo aperto, se spingiamo con entrambi i terzini, se siamo messi male… Invece siamo là e non c’è cattiveria, non c’è una grande pressione. Puoi anche aspettare, ma quando vanno sul fondo bisogna andare lì con grande veemenza, lavorando di reparto”.

Oggi c’erano anche 40 mila al San Paolo. “La cosa che dispiace di più è questa. Si era riacceso l’entusiasmo, ora abbiamo dato un’altra mazzata ai tifosi e a noi stessi. Bisogna giocare per 90 minuti, non solo per 30. Bisogna lavorare sulle due fasi, invece su una delle due facciamo fatica”.

Avete problemi anche perché non c’è una formazione titolare fissa? “In 3 contro 2 non si può prendere gol invece li prendiamo. Non so se sia un problema di formazione titolare, ma abbiamo giocatori che hanno capacità tecniche e fisiche. Sapevamo che Koulibaly e Maksimovic potessero far fatica, sono appena rientrati. Ma oggi Lapadula sistematicamente stoppava la palla in mezzo a quattro e faceva salire il Lecce. Non è una stupidaggine, dobbiamo migliorare su queste cose qua”.

Vuole commentare l’episodio del rigore negato a Milik? “Non è corretto parlarne. Non voglio offendere nessuno, è meglio che ne parli il direttore. Se c’è il VAR bisogna andare al VAR, non capisco perché a volte non si va. Si può andare, perdere un minuto in più”.

 

(TuttoNapoli)

 

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Giampiero Ventrone, morto l’ex preparatore atletico della Juventus

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giampiero ventrone juventus tottenham

È morto nella notte a Napoli Giampiero Ventrone. L’ex preparatore atletico della Juventus e attualmente al Tottenham con Conte aveva 62 anni. Dalle prime informazioni, Ventrone sarebbe morto a causa di una leucemia fulminante.

La tragica notizia è iniziata a circolare nella mattina di oggi, confermata da fonti vicino al club inglese: il “marine”, come era stato soprannominato per la durezza dei suoi allenamenti, ha continuato a lavorare fino a qualche giorno fa insieme al suo ex calciatore e ora allenatore, Antonio Conte.

Ventrone chiamato da Lippi alla Juve

La sua ascesa iniziò nel 1994, quando Marcello Lippi lo volle per preparare atleticamente la squadra che tre anni dopo avrebbe vinto l’ultima Champions League conquistata dal club bianconero.

Diventato famoso per la “campanella” e per la durezza dei suoi allenamenti, chiuse la sua esperienza a Torino nel 2004, prima di peregrinare tra Ajaccio, Catania e i due club cinesi Jiangsu e Guangzhou.

Dal 2021 era tornato nel calcio europeo accettando l’offerta del suo amico Conte, diventando preparatore fisico del Tottenham.

I giocatori hanno fatto conoscenza dei suoi metodi durante la preparazione estiva effettuata dagli Spurs a Seul. Ritmi e carichi di lavoro inimmaginabili, che hanno messo ko diversi atleti.

Hanno fatto il giro del web le immagini di Harry Kane che si accascia e vomita e il sudcoreano Son, che quasi sviene e resta agonizzante a terra.

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Calcio in lutto, è morto Bruno “Maciste” Bolchi: aveva 82 anni

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Calcio Bruno 'Maciste' Bolchi

CALCIO. Nella tarda serata di ieri, l’ex calciatore di Inter, Verona, Atalanta, Torino e Pro Patria è deceduto a Firenze, dove era ricoverato da qualche giorno per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute. E’ stato il primo calciatore, nel 1961, ad apparire sulle figurine della Panini

Calcio in lutto

E’ morto ieri sera, in una clinica a Firenze, Bruno ‘Maciste’ Bolchi, 82 anni, ex calciatore e allenatore: nato a Milano il 21 febbraio 1940, viveva da tempo a Pieve a Nievole (Pistoia). Esordì in Serie A con l’Inter, a 18 anni, diventandone poi capitano tre anni dopo. Giocò anche col Verona, l’Atalanta e il Torino. La sua carriera di calciatore si concluse nel campionato 1970/71, a 30 anni. Come allenatore fu alla guida del ‘Bari dei miracoli’ che, in due anni, dal 1983 al 1985, salì dalla C alla A. Sempre in Serie A condusse Cesena, Lecce e Reggina. Il suo soprannome, Maciste, se lo guadagnò all’Inter per il suo fisico possente. Fu anche il primo calciatore, nel 1961, ad apparire sulle figurine della Panini. Stanno arrivando tanti messaggi di cordoglio per lui sui social. Tra questi, quelli di Lecce e Bari.
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Alex Zanardi è tornato a casa, proseguirà lì le sue terapie: “E’ stato stabilizzato”

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“Il paziente è stato stabilizzato”. Alex Zanardi ha lasciato il centro specializzato di Vicenza ed è tornato a casa. Proseguirà lì il percorso di riabilitazione e le terapie che ne scandiscono la quotidianità dopo l’ennesimo spaventoso incidente della carriera: nel 2020, in una curva delle colline senesi, l’impatto con un camion durante un evento di handbike fu tremendo. Rischiò la morte per le gravissime lesioni riportate, riuscì a salvarsi ancora una volta. Da allora sulle sue condizioni di salute è calato il massimo riserbo, rotto solo dalle informazioni ufficiali che filtrano dalle equipe mediche che ne seguono le cure.

Dopo due mesi e mezzo al ‘San Bortolo’ le parole del primario, Giannettore Bertagnoni, sono state come una voce nella notte, uno squarcio di luce improvviso. Gli hanno aperto le porte del reparto nel quale era stato ricoverato di nuovo (la prima volta fu nel 2021) a causa di un incendio scoppiato nella sua abitazione (a Noventa Padovana) che aveva danneggiato l’impianto fotovoltaico al quale sono agganciati i macchinari utilizzati nel piano di recupero prescrittogli. Nell’ospedale veneto ha trovato “il suo punto di riferimento medico”, la lunga strada che può portarlo verso quella ‘sufficiente normalità’ che s’è interrotta bruscamente.

Protetto dai familiari e dal la cortina di ferro dei medici. Zanardi è seguito da uno staff di professionisti che ne accompagnano il lento e lungo ritorno alla vita.

Come sta ora Zanardi

Come sta l’ironman bolognese oggi 55enne? Non si sa molto altro rispetto a quanto trapelato finora e raccontato dal quotidiano Il Giornale di Vicenza nel riportare le parole del primario della struttura veneta. La cortina di privacy che la famiglia ha alzato intorno a lui è stata protetta (e resa ancora più salda) dallo staff di dottori e personale che si occupa del suo piano di recupero fisico e neurologico.

C’è una squadra di medici che si occupa di Zanardi e nelle ultime settimane ha lavorato su un doppio binario. Far sì che il quadro clinico si regolarizzasse e, contestualmente, andasse avanti il programma di riabilitazione. Sono punti fermi, compagni di viaggio nella lunga traversata dell’ex campione per tornare alla vita assieme alla moglie, Daniela Manni e al figlio Niccolò.

La sua vita, quella reale, quella dell’uomo che non si è mai arreso sorretto dalla forza di volontà. Quella dello sportivo capace di vincere ben quattro medaglie d’oro da atleta paralimpico, s’è fermata a quel tragico 19 giugno del 2020. “È il giorno più bello della mia vita”, disse allora prima che la sorte fosse di nuovo spietata. L’urto tremendo che sbalzò Zanardi sul tratto tra Pienza e San Quirico d’Orcia (in Toscana) tenne tutti col fiato sospeso. La sequenza videoclip s’è strappata, in sala si sono accese le luci. Ma la storia di Zanardi non è ancora finita.
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