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Mafia. Agguato nel Palermitano, ucciso fratello di un boss: ora collaboratore di giustizia.

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Omicidio all’alba a Belmonte Mezzagno, nel palermitano.

La vittima è Agostino Alessandro Migliore, di 45 anni. L’uomo, che gestiva un supermercato, è stato freddato mentre era a bordo della sua auto, sotto la propria abitazione. Sul posto sono intervenuti i carabinieri.  Agostino Alessandro è fratello di Giovanni Salvatore Migliore, uno dei boss arrestati nell’ambito dell’operazione denominata “Cupola 2.0”.

“Abbiamo bisogno di sentire la presenza delle Istituzioni e dello Stato, finora non l’abbiamo avvertita. Siamo preoccupati. Assolutamente. E spaventati”, ha detto Salvatore Pizzo, sindaco di Belmonte Mezzagno. “Lo Stato mostri la sua presenza qui – dice all’Adnkronos -.

Perché finora sembra che Belmonte Mezzagno sia scomparso persino dalla cartina geografica.

Le forze dell’ordine fanno un lavoro eccezionale, sono sul territorio ma le istituzioni sovracomunali latitano”.

Nel grosso centro alle porte di Palermo, dove vivono 12mila persone, quello di oggi è il quarto fatto di sangue: due omicidi e un tentato omicidio nell’arco di un anno hanno preceduto l’ennesima scia di sangue. Agostino Alessandro Migliore, incensurato, gestiva un supermercato.

“E’ una persona che lavorava – dice il sindaco -. Lo vedevamo sempre al suo supermercato. Non so dire molto di più”.

I killer lo hanno atteso sotto casa e hanno esploso diversi colpi di arma da fuoco. Gli investigatori dell’Arma che indagano sull’omicidio hanno trovato undici bossoli calibro 7,65.

Il fratello, Giovanni Migliore, è ritenuto molto vicino a Filippo Bisconti, ex capo del mandamento che ha poi deciso di saltare il fosso e collaborare con la giustizia.

E proprio in questa vicinanza potrebbe esserci la chiave per dare un senso a quella che è sembrata un’esecuzione in piena regola.  “I cittadini di Belmonte Mezzagno hanno bisogno di sentire la presenza dello Stato e delle Istituzioni – ribadisce -.

Mi piacerebbe vedere tutti insieme attorno a un tavolo per fornire una risposta di sicurezza ai miei concittadini”. Il rischio per Pizzo, altrimenti, è quello di un tragico ritorno al passato. “Un passato fatto di guerre di mafia, quando da casa non si usciva dopo un certo orario. Mi preoccupa che i miei concittadini possano chiudersi in una solitudine sociale”. Un’accusa, però, il sindaco respinge con fermezza. “Belmonte non è un paese omertoso. C’è un forte movimento di volontariato e in questi anni abbiamo fatto tante manifestazioni antimafia molto partecipate. E’ un paese vivo, che, però, ha paura”, conclude.

(Rainews)

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