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Coronavirus Italia, il professor Caruso: “Il picco lo avremo tra marzo e aprile”

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L’obiettivo è quello di eseguire duecento analisi al giorno di altrettanti tamponi effettuati su persone con sintomi riconducibili all’infezione da nuovo coronavirus. Un numero che dovrebbe garantire l’autosufficienza per le strutture bresciane, con l’auspicio di ricevere campioni biologici anche da fuori provincia ed alleggerire i tre laboratori di riferimento lombardi. Se lo prefigge l’Asst Spedali Civili attraverso il Laboratorio di Microbiologia e Virologia diretto dal professor Arnaldo Caruso. Al Giornale di Brescia il professore ha parlato del virus nato in Cina e arrivato in Italia manifestandosi in due focolai distinti, forse collegati. “Non sappiamo, perché non abbiamo investigatori epidemiologici come negli Usa dove, con metodo scientifico, ricostruiscono in modo non frammentario i contatti della persona contagiata.

Credo che all’inizio in Italia sia stato fatto qualche errore, giustificato anche dalla novità del virus e dalla non conoscenza di alcune caratteristiche che si sono evidenziate nel tempo. Tra queste, il periodo di incubazione, il fatto che fosse contagiosa anche una persona asintomatica e la corretta osservazione di sintomi specifici e aspecifici. Così, anziché chiudere le frontiere con quarantena rigida per tutte le persone in arrivo dalla Cina, le autorità sanitarie italiane hanno deciso di sorvegliare ed isolare solo i pazienti sintomatici. In Europa non è andata meglio. Anzi, mi sembra che siano stati ancor più superficiali di noi”.

Caruso ha parlato di “comportamento da manuale” riferendosi alla quarantena alla Cecchignola degli italiani rientrati da Wuhan. Ma ha detto di essere convinto che, anche con tutte le precauzioni possibili, un virus nuovo e potenzialmente pandemico è difficile limitarlo a un’area geografica. Perché si è sviluppato un importante focolaio in Italia? Secondo il professore perché siamo uno dei Paesi maggiormente scelti come meta dai turisti cinesi, oltre ad avere numerose comunità di cittadini originari della Cina e che hanno contatti costanti con il loro Paese, ma a suo dire presto assisteremo a infezioni più diffuse della nostra anche nel resto dell’Europa. Il professore di Brescia ha parlato anche del possibile picco del Covid-19: “Osservando l’andamento in Cina, il picco lo dovremmo avere tra fine marzo ed aprile. Poi i contagi diminuiranno, ma ricompariranno in autunno quando il virus si potrebbe essere trasformato in un ospite umano, meno aggressivo di quello che circola ora”.

Fonte: https://www.fanpage.it/

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