Le mille (e uno) virate di Matteo Salvini: tutte le volte che il capitano ha cambiato rotta.

4 settimane fa
16 Giugno 2020
di angela capasso

Non ti abbiamo dimenticato caro Matteo. Proprio non l’abbiamo fatto. Le parole nei tuoi comizi in piazza, le scenate in tv e poi sui social, non li abbiamo dimenticati. Va sempre così caro Matteo, con gli scheletri nell’armadio ci puoi solo convivere. La tua carriera in continua, perenne, evoluzione però resta comunque alle cronache.

L’ex capolista dei comunisti padani che strizza l’occhio all’estrema destra, passato con disinvoltura dalla felpa alla cravatta. Se prima gli avversari erano i meridionali adesso lo sono gli immigrati clandestini. Prima te la prendevi con Roma Ladrona, adesso con Bruxelles.

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Non lo abbiamo scordato, caro Salvini, quando durante il raduno di Pontida del 2009, festeggiando con i giovani padani la rielezione a Strasburgo, intonasti il famoso coro “Senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani”. Un ‘motivetto da stadio’ del quale tu stesso hai chiesto scusa.

E adesso ti ritroviamo a Napoli, ti ritroviamo qui al Sud che tanto odiavi a chiedere voti, a presentare candidati per le prossime elezioni. La visita al luogo in cui è stato ucciso il poliziotto Apicella ti è costata più cara del previsto: Napoli si è svegliata, “Napoli non ti vuole” (a differenza di qualche mese fa) e le contestazioni non sono mancate.

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Matteo Salvini fa visita alla al luogo in cui è stato ucciso il poliziotto Apicella a Napoli. Fonte: Caserta Kest’è

Ti conosciamo bene caro Matteo, questa è una delle tante scene a cui siamo abituati. Fin dal tuo esordio a Radio Padania hai dato dimostrazione delle tue virate conducendo la trasmissione “Mai dire Italia”, un format decisamente lontano dal messaggio leghista di oggi. Qualche tempo dopo hai proposto addirittura la nascita di una celebrazione alternativa del 4 novembre: una ricorrenza per celebrare l’orgoglio padano. “Tutti i programmi dalle 8 alle 20 – annunciasti ai microfoni di via Bellerio – saranno dedicati alla storia, alla cultura, alle tradizioni e alle lingue padane. Saranno trasmesse soltanto canzoni delle nostre terre e nei nostri dialetti”.

Nel 1999 rifiutasti di stringere la mano al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in visita ufficiale a Milano: “No, grazie, dottore. Lei non mi rappresenta”- dicesti. Chi lo avrebbe mai detto che anni dopo proprio tu, caro Matteo Salvini, saresti stata la stessa persona che giurò di fronte a Sergio Mattarella fedeltà alla Repubblica Italiana il giorno in cui sei stato nominato ministro dell’Interno?

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Il Presidente Sergio Mattarella con Matteo Salvini, Vice Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro dell’Interno del Governo Conte.
Fonte: Quirinale

Poi la stoccata ‘finale’ (per modo di dire) qualche anno fa: da eurodeputato hai chiesto l’abolizione della Festa della Repubblica del 2 giugno. “Oggi non c’è un cazzo da festeggiare”, scrivevi su Twitter nel 2013. Quest’anno invece sei già tornato sui tuoi passi: in piazza, col tricolore, per celebrare l’Italia e gli italiani in difficoltà a causa dell’emergenza Covid.

Cambiare idea è lecito, senza dubbio. “Solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione”, diceva il poeta americano James Russell Lowell. Ma su alcune giravolte salviniane proprio non si può che sorridere. Sono sicura che, caro “Capitano”, continueremo ad ammirare le tue virate, le strambate, lì al timone della tua Lega, fiero, coraggioso come Vasco Vascotto alla guida di Mascalzone Latino. In questo momento però, caro Matteo, la tua “guida” ricorda più quella del Capitano Schettino con la sua Concordia.

di Angela Capasso
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