Sgarbi e Feltri, il giovedì nero dei due “Vittorio”: da intellettuali a personaggi mediatici. Gli indomabili della Tv

2 settimane fa
28 Giugno 2020
di nunzia d'aniello

 

Un giovedì 25 giugno senza alcun dubbio “particolare” per i due “Vittorio” più indomabili della Tv. Da un lato Sgarbi, che di peso si lascia trascinare fuori dall’aula del Parlamento, dopo alcune bagarre con l’Onorevole Bertolazzi e la vicepresidente Mara Carfagna.

Un’immagine, quella dei commessi che trascinano via di peso il deputato eletto con Forza Italia che, è destinata a rimanere un cult di questo folle 2020 in Parlamento, e intanto in rete è già diventata un “meme” utilizzata in svariati modi.

Ma a rivelarsi di una genialità superiore o meglio di un collegamento mentale che pochi avevano fatto, presi soprattutto dalla bagarre del momento, è l’omaggio su Twitter al critico d’arte, della banda di Striscia la Notizia di Antonio Ricci, che ha paragonato la cacciata del deputato, niente meno che alla celeberrima Deposizione del Caravaggio, uno dei capolavori dell’arte tutta. Vittorio avrà senz’altro gradito. (Continua dopo il video)

 

 

(L’audio ufficiale delle bagarre in aula tra Sgarbi, Bertolazzi e Carfagna. FonteVideo: Libero)

 

Dall’altro lato, invece, l’incorreggibile Vittorio Feltri, fondatore della testata Libero, che torna a far parlare di se e regala al mondo dei topi da tastiera altre nuove pagine da scrivere, dimettendosi dall’Ordine dei Giornalisti.

Mentre il primo Vittorio

Si rende vittima di un mondo che non lo comprende composto per lo più da “capre” e regalando all’Italia questa immagine di uomo “sfrattato” da ciò che gli appartiene, reo semplicemente di aver detto nient’altro che la verità a differenza di chi pensa e tace o addirittura non pensa nemmeno…

L’altro Vittorio

Dall’alto della sua cultura, esperienza, saggezza e saccenza, esce di scena (per modo di dire perché l’egocentrismo che vige in lui non glie lo permetterà mai), nel modo forse più elegante che conosce (ovviamente è pura satira): «Mi dimetto, l’Ordine dei giornalisti è ripugnante». Forse semplicemente più furbo? Meglio giocare d’anticipo ed autoeliminarsi piuttosto che “essere fatto fuori” dopo 51 anni di carriera e una medaglia al valore, tra l’altro mai ritirata. E non poteva essere diversamente, tutto in pieno stile “feltriano”: dopo cinquant’anni di carriera, l’Ordine, la medaglia la dà a tutti o quasi. E Vittorio Feltri, non può essere, certo, uno tra tanti, un numero.

Entrambi forse un po’ folli

Ma come tutti i “folli” di un intelletto superiore che, li ha costretti a distinguersi dalla massa, fin dalla giovane età, costruendo la propria carriera e il proprio nome sul ring di una categoria d’élite, facendo a “cazzotti” per guadagnarsi la cintura d’oro. Riuscire a sintetizzare il curriculum vitae dell’uno e dell’altro, è un’impresa ardua, entrambi godono di una cultura che in molti forse invidiano, ma che nel tempo è stata plasmata per giungere alla trasformazione che li ha poi consacrati: da “intellettuali” a “personaggi”.

Da intellettuali a personaggi mediatici: l’ascesa di Vittorio Sgarbi

Il Vittorio critico d’arte, donnaiolo, sindaco di diverse città ed ex europarlamentare, politico spesso incline a cambiare schieramento, tanto da guadagnarsi l’appellativo del “più grande trasformista d’Italia”, si affermò come grintoso personaggio televisivo, grazie alle “ospitate” della trasmissione televisiva Maurizio Costanzo Show, durante la quale alternava popolari lezioni d’arte a vivaci dispute verbali nei confronti degli altri ospiti. È proprio nello storico programma di Costanzo che Sgarbi pronuncia la sua prima parolaccia in TV (correva l’anno ’89), rivolta ad un’insegnante, subito dopo la lettura di una poesia di cui la donna era autrice, e che l’audace critico d’arte, definì orribile.

La lite rigorosamente in diretta

Culminò quando l’insegnante per tre volte disse al critico: «Lei è un asino poetico», affermazione alla quale Sgarbi replicò: «E lei è una stronza!». Inutile l’intervento di Costanzo per cercare di convincere Sgarbi a chiedere scusa alla donna. La vicenda ebbe un enorme risalto nei media. L’insegnante querelò Sgarbi, che fu condannato a pagare una multa di 60 milioni di lire. Sgarbi dopo la condanna, a sua volta querelò la donna per gli insulti ricevuti in quella trasmissione. Il giudice accolse la sua richiesta e condannò l’insegnante a pagare un risarcimento di 15 milioni. E’ stata una delle prime querele, condanne e risarcimenti che il critico d’arte ha subito, fatto e costretto a risarcire nella sua carriera e alcune delle quali ancora in corso.

Procedimenti Giudiziari di Sgarbi

La maggioranza dei procedimenti giudiziari che Sgarbi ha subito e che ancora tutt’ora subisce, sia di carattere penale che civile, riguardano principalmente pene pecuniarie per i reati di diffamazione e ingiuria; senza contare la condanna a 6 mesi e 10 giorni di reclusione con la condizionale. Insomma il “personaggio” (non solo televisivo) è più che costruito e l’uso strumentale di un carattere “ribelle”, fuori dalle righe, poco convenzionale e senza peli sulla lingua ha fatto di lui, il deputato di oggi.

La domanda a questo punto sorge spontanea, come suggerisce il buon Marzullo:

Perché stupirsi tanto se in un’aula parlamentare il Sig. Sgarbi offende le donne e nello specifico l’Onorevole Bartolazzi e urla un “vaffa“ finale alla vicepresidente Mara Carfagna?

E’ Vittorio Sgarbi, il personaggio che abbiamo voluto e votato come nostro rappresentante e che le stesse forze politiche hanno preferito tra le proprie file. Il problema non sta nel critico d’arte che può risultare poco educato e gentile, ma forse a monte, a chi gli ha permesso di comportarsi in un determinato modo, nonostante le querele, i procedimenti penali e civili.

Un’Italia che ancora una volta cerca di nascondersi: i ben pensanti che poi tutto sono tranne che questo, almeno per i più.

Non è certo appoggiare o giustificare un atteggiamento che è sicuramente del tutto inopportuno in un’aula di Parlamento, dove si dovrebbe discutere delle problematiche del Bel Paese e cercare di risolverle, è piuttosto il cercare di aprire gli occhi, guardare al di là di ciò che ci vogliono far vedere. Le bagarre in aula dei nostri rappresentanti sono routine (basta pensare all’udienza di Conte sospesa in merito alla Fase 2 perché non indossava correttamente la mascherina) e i media, come è ovvio che sia, ci speculano perché purtroppo, che ci piaccia o no, fa più notizia uno Sgarbi che manda a qual paese la vicepresidente e offende un deputato, piuttosto che, ad esempio, i risvolti sul Mes.

L’altro Vittorio?

Stesso personaggio mediatico costruito ad hoc, al quale viene data la possibilità di accedere a qualsiasi trasmissione Tv e offendere il meridione. Perchè? Perché culturalmente la sua preparazione è indiscussa, così come i suoi anni di carriera, peccato però che a volte ciò sfocia in mera strumentalizzazione.

Parlare male del meridione e dei napoletani, offenderli, inevitabilmente fa notizia. Perché si sa l’appellativo di nulla facenti è tutto del Sud, non a caso siamo i “tiramme a campà” e dipendiamo dalla nostra terra così come un bambino nei suoi primi mesi di vita dalla propria madre. Ci cibiamo dei sapori, dei profumi, delle bellezze e delle brutture del nostro meridione e guai a chi ce li tocca. E’ un cordone ombelicale che mai si spezzerà.

 

E fa ancora più notizia se il presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Verna, è un napoletano

Come tale (oltre al ruolo indiscusso che ricopre), non può far finta di non vedere o udire. Dilungarsi su quanto il Sud sia una risorsa per il Nord, lo trovo oramai di spicciola utilità, parlano i fatti, fatti che abbiamo potuto notare anche durante la pandemia, oltre quello che da sempre la storia ci insegna e ci ricorda. Una storia che sicuramente il direttore di Libero conosce, forse ha un po’ dimenticato o peggio ancora, fa finta di averla dimenticata. A quest’uomo, il giornalista, il direttore, l’Ordine, ha concesso però, in tempi non sospetti, una medaglia al valore…

Stesso quesito dell’altro Vittorio: Di cosa ci lamentiamo oggi?

Le idee di Feltri in merito al Sud e le sue allusioni su una certa inferiorità, non sono certo figlie degli anni 2000. Il fondatore di Libero nell’arco dei suoi 51 anni di carriera, ha sempre avuto modo di esprimersi liberamente regalando pillole di saggezza, cultura… Strafalcioni, offese e pillole strumentali per costruire il suo personaggio, accolto però a furor di popolo. Anche lui come l’amico Sgarbi, in merito a querele non scherza: dai politici, agli omosessuali, alle donne, ai meridionali… Nonché alla musica: querelato nel 2003 anche da Francesco De Gregori per avere travisato il pensiero del cantautore su Togliatti e sul PCI in un’intervista del 1997 dal titolo De Gregori su Porzus accusa Togliatti e il partito comunista, pubblicata sul Il Giornale, di cui Feltri era direttore.

Eppure c’è chi lo elogia…

Nicola Porro, giornalista di Rete4, nella sua Zuppa di Porro, dopo l’annuncio delle dimissioni dall’Ordine di Feltri, lo descrive un “eroe”: «Finalmente Feltri se ne sbatte delle p***e dell’Ordine. Noi invece siamo tutti quanti incastrati, per motivi egoistici e monetari, perché chi ne fa parte ha versato la sua pensioncina, la sua ottima assistenza sanitaria. Insomma, siamo tutti vincolati».

 

Ed è proprio su questa ultima affermazione che nasce un ulteriore quesito:

Quarant’anni fa, l’incorreggibile Feltri agli arbori della sua carriera e non ancora il “personaggio” mediatico che è oggi, avrebbe avuto lo stesso coraggio (se così lo si può definire), la stessa sfrontatezza?

L’Ordine dei Giornalisti

Oggi si voleva cercare di riportare sulla retta via il Feltri d’Italia, o quanto meno sono queste le dichiarazioni rilasciate dal presidente dell’Ordine dei Giornalisti Carlo Verna: «Avremmo preferito accompagnare Vittorio Feltri su una strada di maggior attenzione delle norme della professione».

E ancora avrebbe aggiunto, sottolineando la gravità delle “numerose azioni disciplinari in corso nei suoi confronti”, di aver provveduto a «dare mandato legale per valutare un eventuale danno di immagine alla categoria causato da “alcune sue ripetute e circostanziate esternazioni”».

Una presa di posizione in merito all’ultima trovata “feltriana” sulla questione “meridionali” che ha non poco messo in difficoltà la casta dei topi da tastiera del Sud, e i tanti professionisti nostrani. E dei quali si sa un presidente non può certo non tenerne conto e provare a tutelare.

Il Tweet di Feltri

Ma ancora una volta e forse a maggior ragione perché  “fuori dal giro, dalla casta”, il Sig Feltri cinguetta: «Il presidente dell’Ordine nazionale, commentando le mie dimissioni dalla gabbia corporativa ha detto che avrebbe preferito accompagnami sulla retta via, quella dell’anonimato che lui ha sempre percorso, tanto è vero che il pubblico lo confonde con l’Amaro Verna».

 

 

Un editore una volta mi disse, facendo riferimento al testo di una canzone di Dium “Fuck Off”: «Io non voglio delle groupies ma cavie, un esercito di folli in serie». Ecco i due “Vittorio” sono stati, sono e saranno sempre parte di un esercito di folli (forse non ancora in serie e non so se per fortuna o disgrazia).

Il mondo si alimenta e ha bisogno di questi folli, nella stessa velocità in cui un giornale, i media riempiono le loro pagine…

Nella stessa velocità in cui i politici, un partito riempie la propria lista e riesce ad ottenere il quorum per salire al potere… Nella stessa velocità in cui il popolo ti rende “personaggio” perché in qualche modo hai detto una verità, hai espresso ciò che pensavi e che forse pensano anche altri, ma che non hanno quella stessa opportunità o capacità nel dirla…
Perché, come ci ha insegnato Oscar Wilde, “Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli”. L’Italia, la mia Italia. (di Nunzia D’Aniello)
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