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Omicidio Vannini, Federico Ciontoli si difende: “Spostai l’auto di mio padre per far posto all’ambulanza”

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Omicidio Vannini, Federico Ciontoli si difende: “Spostai l’auto di mio padre per far posto all’ambulanza”

“Quello che era in mio potere quella sera, sulla base di quello che sapevo e potevo immaginare in quel momento lo feci”. Si difende così Federico Ciontoli durante il processo per l’omicidio di Marco Vannini.

“Ho dovuto spiegarlo anche a me stesso. Ma non l’ho dovuto fare partendo da certezze che oggi io penso sia necessario che condivida con voi. Ad esempio l’arrivo dell’ambulanza fu per me il primo momento in cui l’agitazione si avventò, perché era quello che avevo voluto fin dal primo momento.

Feci su e giù con Viola lungo via Alcide De Gasperi fino all’incrocio con via Flavia perché l’ambulanza sembrava ritardare. E quando arrivò, dopo avergli fatto cenno in strada per indicare il cancello di casa, mi accorsi che non c’era posto per parcheggiare l’ambulanza perché la macchina di mio padre era parcheggiata davanti al cancello.

Così andai a spostare l’auto che avrebbe potuto essere d’intralcio. Girai per un po’ di tempo ma essendo domenica sera non c’erano posti dove poter parcheggiare l’auto. Così dopo aver fatto vari giri sia su via Flavia che su via De Gasperi, decisi di lasciare la macchina davanti al passo carrabile.

La verità è che in quel momento per la prima volta, non sentivo più la pressione di dover fare qualcosa perché erano arrivati i soccorsi e per me loro avrebbero saputo cosa fare. Salii le scale solo in un secondo momento, quando gli infermieri erano già in casa e in procinto di andare via.

Io e Viola, che era rimasta ad aspettarmi in giardino, salimmo le scale e ci fermammo sul balcone anche perché loro erano sull’uscio della porta dell’ingresso di casa e per entrare avremmo dovuto scavalcarli.”

Poco fa le dure parole di mamma Marina Conte contro la giornalista Franca Leosini

“Cara Signora Leosini, non intendo, in questo momento, entrare in merito al modo in cui ha condotto l’intervista all’assassino di mio figlio”. Dure le parole di Marina Conte, la mamma di Marco Vannini, in una lettera alla giornalista Franca Leosini.

La lettera prosegue

“Volevo però dirle che mi ha fatto molto male sentirmi appellare da lei come la madonna addolorata ed essere definita più volte durante la sua trasmissione come una madre disperata che sostanzialmente non sa quello che dice.

Naturalmente sono disperata per aver perso mio figlio, ma sono una madre assolutamente lucida e determinata che sta lottando con tutte le sue forze da quattro anni per avere la giusta giustizia per mio figlio e non mollerò mai fino a quando non avrò ottenuto la giustizia che merita.

Io non vorrei essere più nominata da lei, ma, se proprio dovesse farlo e se lo ritenesse opportuno e consentito, mi descriva per quello che realmente sono e non per quello che fa più comodo a lei o ai suoi ospiti. Marina Conte”.
Leggi anche Omicidio Vannini, le parole di Federico in aula: “Marco non respirava ed era bianco”
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