Vannini, la Procura: “E’ omicidio volontario, condannare famiglia Ciontoli”

2 settimane fa
16 Settembre 2020
di nunzia d'aniello

Vannini, la Procura non ha dubbi. «Condannare i Ciontoli a 14 anni di carcere per omicidio volontario». È la richiesta del pg di Roma nell’appello bis per la morte di Marco Vannini avvenuto a Ladispoli nel maggio del 2015.

Il procuratore generale Vincenzo Saveriano

Ha sollecitato la condanna per il padre Antonio Ciontoli, per la moglie Maria Pizzillo e per i figli Federica e Martina, quest’ultima fidanzata di Vannini.

In subordine il pg ha chiesto per i figli e la moglie di Ciontoli di valutare l’ipotesi di concorso anomalo in omicidio. Ciò in base all’articolo 116 del codice penale, e condannarli alla pena di 9 anni e 4 mesi di reclusione.

Il processo d’appello bis

Disposto dalla Cassazione che aveva annullato il primo giudizio di secondo grado chiedendo di riconoscere il reato di omicidio volontario con dolo eventuale.

Con due ore di requisitoria

Il sostituto procuratore generale Vincenzo Saveriano ha ripercorso il quadro accusatorio di Antonio Ciontoli, dei figli Federico e Martina e della moglie Maria Pezzillo in merito alla vicenda che il 17 maggio 2015 ha portato alla morte del ventunenne Marco Vannini nella casa dei Ciontoli a Ladispoli.

«Antonio Ciontoli – ha detto tra l’altro il sostenitore della pubblica accusa riferendosi al principale imputato – in merito alla potenza della sua arma, la calibro 9» da cui è stato esploso il colpo che poi ha ucciso Marco dopo un’ora di agonia, «disse che era capace di sfondare la carrozzeria di una macchina, e ci vuole far credere di aver pensato che il proiettile si fosse fermato al braccio?».

Il giovane

Secondo anche quanto affermato dalla Corte di Cassazione – che il 7 febbraio ha annullato il verdetto della Corte d’appello che aveva condannato Antonio Ciontoli a 5 anni – sarebbe morto perchè attinto da un colpo di pistola ma anche per il ritardo, oltre un’ora, con cui sono stati chiamati i soccorsi.

Per ciascuno dei familiari di Ciontoli il sostituto procuratore generale ha sottolineato le responsabilià che avrebbero contribuito alla morte del giovane.

«Telefonare al 118 e dare informazioni false è come non telefonare» ha detto in merito alla condotta di Federico. Aveva la consapevolezza piena di ciò che era accaduto però non ha fatto niente.

La sua malafede

Sta nel fatto che a quel presunto colpo d’aria riferito dal padre non ne fa cenno al 118. Una condotta di tutti – ha ripetuto più volte Saveriano -, una vera operazione congiunta di tutti« gli appartenenti alla famiglia «finalizzata a nascondere i fatti per la paura che Antonio Ciontoli potesse perdere il posto di lavoro, condannando a morte il povero Marco, un ragazzo di 20 anni.

Martina – ha detto – si trovava nel bagno e ha visto tutto ma dice all’infermiere del 118 di non sapere cosa fosse accaduto».

Anche la moglie Maria Pezzillo

Nonostante Marco fosse considerato «persona di famiglia, lei in ospedale, mentre Marco stava morendo, si preoccupava del rischio che il marito correva di perdere il posto di lavoro».

Quindi, al termine, il sostituto procuratore generale, per tutti ha chiesto 14 anni di carcere contestando al padre l’omicidio volontario e al resto della famiglia il concorso in omicidio oppure, solamente per i tre, in subordine, ha chiesto la condanna prevista per lesioni volontarie piene, ovvero 9 anni e 4 mesi ciascuno.
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