Nuovo Lockdown. Conte preoccupato fa gli “scongiuri”: “Dobbiamo contenere il contagio”

1 mese fa
23 Ottobre 2020
di nunzia d'aniello

Nuovo Lockdown. Conte preoccupato fa gli “scongiuri”. La situazione in Italia peggiora. Dopo la Lombardia, Campania, Lazio e Sardegna, quest’oggi anche la Calabria sembrerebbe orientata verso il coprifuoco.

Il premier Conte

«Dobbiamo scongiurare un secondo lockdown generalizzato, per questo rimaniamo vigili e pronti a intervenire dove necessario. C’è crescente preoccupazione per l’aumento dei contagi in Europa e in Italia». Lo afferma il premier Giuseppe Conte, in collegamento con il Festival del Lavoro, parlando della situazione nel Paese, in particolare con le nuove misure del coprifuoco.

Lockdown si/ Lockdown no

«Siamo ancora dentro la pandemia, dobbiamo tenere l’attenzione altissima. Forti dell’esperienza della scorsa primavera, dobbiamo contenere il contagio puntando a evitare l’arresto dell’attività produttiva e lavorativa, come pure la chiusura delle scuole e degli uffici pubblici. Dobbiamo scongiurare un secondo lockdown generalizzato», ha sottolineato il premier.

Secondo quanto dichiarato ieri: superata la soglia dei 2000, misura inevitabile

Chiusura delle attività «non essenziali» e divieto di spostamento tra le Regioni: sono queste le misure allo studio del governo se le norme già contenute nel Dpcm del 18 ottobre e le ordinanze emanate in queste ore dalle Regioni non fermeranno la salita della curva epidemiologica.

Il governo sceglie di procedere «in maniera graduale» con un obiettivo dichiarato: tenere aperte le attività produttive e le scuole. Ma se il numero dei nuovi positivi da Covid e soprattutto quello dei ricoverati continuerà ad aumentare in maniera veloce come in questi giorni, sembra scontato che si debba procedere ad altre chiusure progressive, se non addirittura a un nuovo lockdown. Palazzo Chigi al momento lo esclude, anche se all’interno dell’esecutivo una soglia è stata comunque fissata: 2.300 persone in terapia intensiva. È questo il livello di allarme che potrebbe far scattare misure drastiche.

I passi del governo

Dunque si procede di concerto con i governatori, si collabora per seguire una strategia comune, muovendosi in base all’indice Rt delle varie aree. Fondamentale per decidere come e dove intervenire sarà il monitoraggio dell’Istituto superiore di Sanità che arriverà oggi, al massimo domani.

E fornirà un quadro aggiornato della situazione. Il ministro della Salute Roberto Speranza e quello degli Affari regionali Francesco Boccia trattano con le Regioni, lavorano insieme per rendere le misure omogenee in tutta Italia. Consapevoli che quanto deciso finora – compreso l’uso obbligatorio delle mascherine — all’aperto e al chiuso e il coprifuoco dalle 23 o dalle 24 — potrebbe non bastare ad evitare il peggio. Lo studio dell’Iss sugli scenari di crisi ha già individuato il livello «alto», il peggiore, in tre settimane consecutive di Rt oltre l’1,5.

La preoccupazione forte riguarda gli ospedali

Perché è vero che molte strutture sanitarie reggono, ma altre sono in affanno, in alcune città i posti cominciano a scarseggiare. E si è abbassata, rispetto alla primavera scorsa, l’età media di chi presenta sintomi anche gravi. Ieri le persone ricoverate in terapia intensiva erano 926. Una settimana fa, il 14 ottobre, erano circa la metà, 539. È questo il dato che allarma e su questo si stanno modulando gli interventi.

Con la convinzione che oltre le 2.300 persone in condizioni gravi il sistema rischi di collassare. Di fronte a un peggioramento della situazione la prime attività a dover chiudere i battenti sarebbero le sale giochi. Nonostante le limitazioni decise a livello regionale, l’affollamento in uno stesso luogo chiuso viene ritenuto molto a rischio. È vero che i mancati introiti in questo settore provocherebbero danni pesanti all’erario, ma è pur vero che si tratta di un’attività ricreativa e dunque ritenuta sacrificabile.

Le verifiche affidate ai carabinieri del Nas hanno dimostrato finora il rispetto dei protocolli nella maggior parte dei casi. Oggi arriverà una stretta ulteriore che rende obbligatorie tutte quelle precauzioni finora facoltative, in particolare la misurazione della temperatura e lo scaglionamento ulteriore agli ingressi. È il frutto dell’accordo tra le associazioni di categoria e il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora determinato ad evitarne la chiusura. «Se sospendiamo la loro attività — ha ripetuto anche ieri — dovremmo chiudere anche bar e ristoranti».

Sorvegliati speciali rimangono i centri commerciali

Alcuni governatori hanno già deciso di farli rimanere chiusi durante il fine settimana, dove maggiore è la circolazione delle persone. Se la curva epidemiologica continuerà a salire, il governo potrebbe estendere questa misura a tutto il territorio nazionale. Lasciando però aperti i negozi di generi alimentari e le farmacie, proprio come ha già fatto la Lombardia. Un provvedimento che al momento viene però valutato come estremo e che si sta cercando di evitare convincendo le Regioni ad intervenire lì dove il numero dei nuovi positivi e dei ricoverati continua ad aumentare.

L’obiettivo

E’ evitare che i cittadini possano spostarsi da una Regione all’altra per aggirare i divieti. Per questo il governo sta trattando con i governatori il contenuto delle ordinanze che — come prevede il decreto del 7 ottobre — devono essere controfirmate dal ministro Speranza. Obiettivo è far entrare in vigore norme, in particolare quelle relative al coprifuoco che scatta alle 23 o alle 24, che siano uguali per tutti.

Governo, stop ai viaggi interregionali

Se questa linea non fosse sufficiente, si potrebbe impedire di viaggiare da una Regione all’altra se non per «comprovate esigenze» e dunque motivi di lavoro, di salute o altre urgenze. «Dobbiamo impedire in ogni modo che si ripeta quanto accaduto l’estate scorsa alimentando la circolazione del virus in maniera incontrollata», spiegano alcuni esponenti dell’esecutivo ribadendo quanto dichiarato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte di fronte al Parlamento: «Si devono evitare gli spostamenti non necessari». Fonte: Il Corriere della Sera
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