Ennesima vittima del Covid in Campania, morta una donna di 57 anni. L’annuncio del sindaco

4 settimane fa
30 Ottobre 2020
di angela capasso

C’è l’ennesima vittima di Covid in Campania. A darne l’annuncio è il sindaco della città vesuviana Ciro Bonajuto attraverso i social: Purtroppo oggi la comunità di Ercolano registra una vittima da Covid19. Si tratta di una donna di 57 anni con patologie pregresse ed era ricoverata presso il Covid Hospital di Boscotrecase.

Sono affranto e vicino alla famiglia di questa donna. Ho raggiunto telefonicamente i familiari per esprimere il cordoglio mio personale e di tutta la città. Credo che l’unico modo concreto e tangibile per testimoniare la nostra vicinanza a questa famiglia è quello di continuare a rispettare le norme di sicurezza: mascherine, distanziamento fisico e igienizzazione delle mani.

Napoli trema, l’ospedale Cardarelli è in ginocchio: ambulanze in fila davanti al pronto soccorso

Fate presto: il titolo che quaranta anni fa diventò la sintesi della tragedia che si consumava sotto le macerie del terremoto in Irpinia ritorna oggi di attualità per la gravissima emergenza legata alla pandemia di Covid-19. L’ospedale Cardarelli di Napoli è l’ultimo avamposto di una guerra che segna il quasi collasso dell’assistenza sanitaria in città.

Tutti i pronto soccorso di Napoli sono al tracollo. Chiusi, inaccessibili al 118 e ai pazienti per la massiccia presenza di malati infettivi che ingorgano le prime linee dei nosocomi in una commistione che ha finito per paralizzare tutto.

Le spie rosse che lampeggiavano da giorni sono diventate sirene di allarme che suonano ininterrottamente e fanno ora da sottofondo alle parole di rassegnazione e sconforto degli operatori.

Pronto soccorso pieno in Campania

Il pronto soccorso del più grande ospedale del Mezzogiorno è pieno zeppo di pazienti affetti da Sars-Cov-2 in insufficienza respiratoria. Con la febbre, la tosse, i dolori. Anziani, di mezza età, giovani e meno giovani sono tutti accomunati della stessa infezione che invade le vie aeree e si annida nei polmoni.

La notte è appena iniziata e i malati sono a decine: ammassati dietro le tende con i paraventi. Altri sono fuori, a vista, nell’area non protetta da quei veli pietosi. Un’altra dozzina nel pretriage, il percorso di accesso Covid. Quello separato, dove ormai di separato non c’è più nulla. Uno ancora staziona nel triage dove sono anche gli altri, i non Covid. Se arriva un codice rosso come si fa? Cosa si rischia? In queste condizioni questo luogo, questo pronto soccorso fatalmente diventa un incubatore di altri contagi.

Fuori c’è la processione delle ambulanze: sono 5, poi 6, in fila dalle 20 di stasera con a bordo malati seriamente minacciati dal virus, in attesa di assistenza e di un ricovero che, forse, arriverà domani con le luci dell’alba. La pattuglia di infermieri e medici inoltre va avanti e indietro sotto le luci stentoree dei lampioni del cortile per prestare assistenza.

L’ossigeno, l’eparina, l’antibiotico, le cure. Altri pazienti sono in fila da ore in attesa del tampone rapido che, di mezz’ora in mezz’ora, ruba ore e ore all’attesa per confermare quello che non si può nemmeno più definire un sospetto. Sono decine e decine di malati, con quelli ospitati nella ex Obi una settantina. Come ai tempi delle barelle per l’influenza. Solo che in questo caso parliamo di Covid-19. Fonte: Il Mattino
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