Lo smart working sotto la giusta luce: i consigli per la postazione ottimale

1 settimana fa
20 Novembre 2020
di mariarosaria clemente

La pandemia ha cambiato le abitudini degli italiani. Ormai la maggior parte delle attività viene svolta in casa. Lo smart working, la didattica a distanza, i corsi di fitness: facciamo tutto nel nostro salotto, grazie al supporto della tecnologia.

L’ambiente domestico, però, è solitamente predisposto per altre funzioni. Lavorare sul divano comporta di certo dei vantaggi, ma è necessario ricorrere ad alcuni accorgimenti per salvaguardare il nostro benessere durante lo smart  working.

Un elemento fondamentale è sicuramente l’illuminazione corretta della postazione di lavoro. Ecco i consigli della neuroscienziata Karen Dawe per ottimizzare il rendimento e salvaguardare vista e ritmi vitali.

Per la Dawe i punti fondamentali sono cinque: creare uno spazio dedicato, scegliere l’illuminazione in base all’attività da svolgere, riposare, creare una routine legata alla luce naturale e garantire agli occhi la luce di cui hanno bisogno.

La creazione di uno spazio dedicato

Per quanto riguarda il primo punto, la raccomandazione è quella di “arredare” la stanza con la luce, proprio come si farebbe col resto del mobilio. Questo significa valutare diverse opzioni, finché non si trova quella che ci soddisfa.

Non bisogna trascurare nessun dettaglio. Oltre a disporre le lampade, vanno attentamente considerate le fonti di luce naturale come le finestre.

È infatti importante posizionare lo schermo in modo che la luce che esse lasciano passare non rifletta sulle immagini affaticando i nostri occhi.

Altrettanto importante l’accorgimento di non sedersi di fronte alla finestra, poiché, in questo caso, la luce potrebbe abbagliare gli interlocutori durante eventuali conference call.

Le modalità di utilizzo della luce

Per quanto riguarda il secondo punto va fatta una precisazione: la luce può essere utilizzata diversamente. Esiste la luce ambientale, indiretta, mirata e funzionale. Essa viene utilizzata a seconda del suo legame con le attività da svolgere.

L’illuminazione può infatti essere generale, servire per delle attività di precisione o per mettere in risalto dettagli specifici, o ancora essere utilizzata per creare la giusta atmosfera.

Nel caso dello smart working, la funzione specifica non può essere trascurata. Pur preferendo una luce soffusa per leggere, ad esempio, è meglio sacrificare l’atmosfera per assicurarsi un’illuminazione che permetta agli occhi di non affaticarsi.

Il corpo umano è molto sofisticato, e l’apparato visivo non è da meno. Sottoporre però lo sguardo agli sfarfallii dello schermo per lungo tempo, può provocare affaticamento o, addirittura, dei danni. Da qui il terzo consiglio dell’esperta: riposare.

È importante, di tanto in tanto, distogliere lo sguardo in modo che gli occhi possano rilassarsi. Questo, naturalmente, influirà positivamente anche sul rendimento lavorativo.

Il quarto punto prevede di creare una routine legata alla luce naturale. Sappiamo tutti cos’è il jet lag. Si tratta di uno sfasamento dell’orologio biologico che può sopravvenire in caso di viaggi molto ricorrenti e cambiamenti del fuso orario.

leggi anche
- 42esimoparallelo.it

È fondamentale preservare il nostro orologio biologico anche durante le sessioni di smart working. La Dottoressa consiglia quindi iniziare la giornata con una passeggiata all’aperto, per dare la sveglia al nostro organismo attraverso la luce naturale.

Può essere utile anche utilizzare un’illuminazione che permetta di variare temperatura e intensità a seconda dell’ora del giorno. È consigliabile poi creare una routine serale che aiuti il corpo creando un ambiente rilassante.

leggi anche
- 42esimoparallelo.it

L’illuminazione personalizzata

L’ultimo punto è quello che prevede di garantire agli occhi la luce di cui hanno bisogno. Per quanto banale possa sembrare, si tratta di una questione da non sottovalutare. Gli occhi non sono infatti tutti uguali.

La capacità visiva varia da persona a persona, e soprattutto si modifica con l’avanzare dell’età. È quindi importante non costringere un occhio “anziano” a fare il ragazzino, dedicandogli, invece la cura di cui ha bisogno.
Leggi anche: Il 35% Degli Uomini E Il 17% Delle Donne Si Masturbano Mentre Sono In Smartworking: Il Sondaggio.
Metti like alla pagina 41esimoparallelo e iscriviti al gruppo 41esimoparallelo

ti potrebbe interessare