Caos scuola, tutti sul piede di guerra: “In classe solo dopo il vaccino”

di Carolina Sorrentino
3 mesi fa
29 Dicembre 2020

Il rientro a scuola degli studenti sta generando diverse polemiche. Se le scuole da un lato si organizzano per la riapertura dopo le vacanze natalizie, dall’altro ci sono i presidi che mostrano grandi perplessità.

«La ripresa del 7 gennaio, soprattutto per quanto riguarda le scuole superiori, presenta diverse criticità», lamenta il presidente dell’Anp (Associazione nazionale presidi) Antonello Giannelli. Mentre la ministra per le Infrastrutture Paola De Micheli ricorda che «tutti i modelli organizzativi» nella scuola e nel trasporto «devono essere pronti perché le scuole secondarie aprano in presenza al 75% dal 7 gennaio».

Nel frattempo, però, il ministro della Salute Roberto Speranza ha emanato l’ordinanza (pubblicata in Gazzetta ufficiale) che stabilisce che alle superiori per ragioni sanitarie dal 7 al 15 gennaio la presenza sarà al 50%; per passare solo dopo al 75%. Il ministero dell’Istruzione ha emanato una circolare in cui ribadisce che «si tratta di disposizioni non derogabili».

Ma a prendere piede nelle ultime ore è la richiesta unanime da parte dei sindacati di una corsia preferenziale da assicurare al personale della scuola per poter accedere ai vaccini anti-Covid.

I sindacati della scuola sul piede di guerra: vaccino subito

I sindacati chiedono che docenti, bidelli, presidi, personale di segreteria, non debbano attendere mesi per accedere ai vaccini. «Sarebbe troppo tardi» dicono e fanno sapere che porranno quanto prima il tema ai rappresentanti istituzionali che incontreranno nei prossimi giorni.

Per Maddalena Gissi (Cisl scuola) «nel piano delle vaccinazioni bisogna dare priorità innanzitutto ai docenti che devono fare gli esami di Stato, per garantire che l’esame di maturità sia in presenza».

Anche Francesco Sinopoli, segretario della Cgil Scuola, ha scritto in tal senso nei giorni scorsi al ministro della Salute Speranza. Pino Turi, a capo della Uil scuola, chiede che le scuole diventino «sedi di vaccinazione, proprio perché il personale è necessario che sia in servizio; mentre se fosse chiamato per la vaccinazione presso altre sedi, dovrebbe interrompere la propria attività in un eterno stop and go».

Elvira Serafini, dello Snals, ritiene che «i docenti, il personale Ata e il mondo della scuola si trovano in trincea: hanno un contatto continuo con una platea vasta che, tornando poi a casa; porta a passeggio il virus. Consideriamo tutto il mondo dell’istruzione a rischio».

I numeri del mondo della scuola

Complessivamente i docenti nella scuola italiana sono 916mila, il personale Ata ammonta a 222mila persone, i dirigenti sono 7.784. Ma la priorità, chiedono i sindacati, oltre che al personale che sarà impegnato negli esami di Stato; va data alle maestre della scuola d’infanzia e primaria (345mila), ai docenti di sostegno e ai docenti ultra 55enni, pari a oltre 300mila.
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