Stop a tutto, a partire dagli spostamenti. Altro giro di boa, si cambia: più zone rosse. Le regole del nuovo Dpcm

di nunzia d'aniello
1 settimana fa
13 Gennaio 2021

Stop a tutto – Nel nuovo Dpcm stop a spostamenti tra regioni anche in area gialla. Lo ha annunciato il ministro della salute Roberto Speranza alla Camera illustrando le nuove misure covid che il governo approverà nelle prossime ore.

Confermato anche l’intenzione del governo di vietare l’asporto dopo le 18 per i bar. E stabilire l’ingresso in area arancione di tutte le regioni a rischio alto. In area gialla però ok ala riapertura dei musei.

Ci sarà anche una nuova area bianca con misure meno restrittive per regioni meno colpite dal contagio. “In Italia non facciamoci portare fuori pista. I dati dell’ultima cabina di monitoraggio sono molto chiari.

Stop a tutto – Peggioramento generale della situazione epidemiologica del Paese

Aumentano l’Rt, superiore a 1, l’incidenza torna a crescere, i focolai non riconducibili a catene di trasmissione note sono cresciuti; c’è poi il sovraccarico delle strutture ospedaliere. L’epidemia è nuovamente in fase espansiva” ha spiegato il ministro Speranza.

Stop a tutto – Vediamo nello specifico

  • Stato di emergenza (in scadenza il 31 gennaio) prorogato al 30 aprile;
  • confermato “il modello per aree con colori differenziati” giallo, arancione e rosso per le Regioni con una nuova ‘zona bianca’ per le Regioni “con incidenza sotto i 50 casi ogni 100 mila abitanti e un indice Rt inferiore a 1”;
  • passeranno in area arancione le 12 Regioni ora ritenute ad alto rischio;
  • confermato il divieto di spostameto tra Regioni anche in area gialla;
  • limitazione dell’asporto nei bar dalle ore 18; resta il limite di ricevere a casa massimo 2 persone non conviventi; nelle Regioni gialle riaprirono i musei “come luogo simbolico della cultura del paese”.

Stop a tutto – Sono le principali novità

Che saranno contenute nel prossimo Dpcm sull’emergenza Covid in Italia che il premier Giuseppe Conte emanerà in questa settimana, illustrate dal ministro della Salute Roberto Speranza in un’informativa alla Camera dei Deputati.

“LA SITUAZIONE PEGGIORA: CASI IN ESPANSIONE”

In Italia in questa settimana, ha avvisato il Speranza, “si assiste a un peggioramento generale della situazione: aumentano l’indice Rt, l’incidenza delle terapie intensive e i focolai di origine sconosciuta.

Non facciamoci portare fuori pista dal fatto che ora abbiamo un numero casi leggermente più basso rispetto ad alcuni grandi paesi europei: i dati del monitoraggio della cabina di regia sono molto chiari e non vanno sottovalutati.

Secondo gli ultimi dati del monitoraggio, attualmente l’indice Rt è “superiore a uno, e questo indica che siamo molto probabilmente a un nuovo cambio di fase dell’epidemia, di nuovo espansivo”.

Preoccupa anche “l’aumento sensibile del numero di nuovi casi non riconducibile a catene di trasmissione note”, come anche il “progressivo sovraccarico delle strutture ospedaliere: nelle ultime settimane sono passate da 10 a 13 le Regioni con un tasso di occupazione delle terapie intensive e dell’area medica sopra la soglia critica del 30%”.

Stop a tutto – 12 REGIONI VERSO L’ARANCIONE

Speranza ha anticipato che con le prossime ordinanze “saranno messe in area arancione tutte le regioni a rischio alto”. Negli ultimi giorni, ha quindi riferito, si è assistito a un “drammatico mutamento dell’indice di rischio per le singole regioni: dai dati dell’ultimo monitoraggio, 12 Regioni sono ad alto rischio, 8 a rischio moderato, con alta possibilità di diventare ad alto rischio, e solo una a rischio basso”.

LA NUOVA “AREA BIANCA”

Speranza ha confermato che, ferma restando la conferma delle aree con colori differenziati (gialla, arancione e rossa), il Gioverno “ha intenzione di prevedere anche una quarta area, un’area bianca, con indice basso di contagi, ovvero solo per quelle regioni con incidenza sotto i 50 casi ogni 100mila abitanti e un indice Rt inferiore a 1”, in cui resterebbero ovviamente vigenti le “misure delle mascherine e del distanziamento sociale.

E’ difficile che questa area possa scattare nel breve periodo – ha detto il ministro – ma iniziamo a disegnare un percorso di speranza”. VACCINAZIONI,

“PRIMI IN UE: NO ALLE POLEMICHE”

Ricordando che “a ieri notte in Italia abbiamo somministrato circa 800.000 dosi di vaccino”, il ministro della Salute ha sottolineato il “buon risultato” che “attualmente ci fa essere la nazione europea che ha somministrato il maggior numero di vaccini: non rincorriamo le classifiche, ma è una soddisfazione per tutti vedere che oggi siamo i primi in Europa”.

Ora però sulle vaccinazioni “serve il clima giusto: insisto e rinnovo l’appello a lasciare fuori dalla quotidiana polemica politica la campagna della vaccinazione.

È troppo importante l’obiettivo che perseguiamo per macchiarlo con polemiche inutili che fanno male a tutti. Unità, unità, unità sulla campagna di vaccinazione nazionale”.

IL PUNTO SUI VACCINI: “OPZIONI FINO AL DOPPIO DEL NECESSARIO”

Con i vaccini “si vede la luce in fondo al tunnel” e l’Italia ad oggi ha siglato opzioni “per circa 226 mln di dosi che nelle prossime settimane aumenteranno fino a giungere a 250 milioni, esercitando sempre il diritto di opzione previsto dagli accordi europei che ci consente di bloccare per ogni contratto siglato dall’Unione il 13,46% di vaccini. Abbiamo opzionato così quasi il doppio delle fiale necessarie per vaccinare tutti gli italiani”, ha sottolineato Speranza, confermando che sul vaccino di AstraZeneca “l’Ema può procedere all’autorizzazione a partire dalla fine del mese: la data segnata in rosso sul calendario è il 29 gennaio”.

L’Italia

Ha sottolineato, “è pronta ad aumentare notevolmente il numero di vaccinazioni quotidiane appena saranno autorizzati nuovi vaccini” e, per quanto riguarda l’approvvigionamento per i prossimi mesi, il ministro ha ricordato l’acquisto da parte della Commissione europea “di altre 300 milioni di dosi Pfizer-BionTech per un’ulteriore fornitura di vaccini che per l’Italia significherebbe altri 40 milioni di vaccini, di cui i primi 9 a disposizione dal secondo trimestre.

Altre interlocuzioni sono in corso anche con Moderna, che ha già aumentato le proprie forniture all’Europa, di cui 20 milioni di dosi arriveranno all’Italia”.

Inoltre “nel primo trimestre dell’anno è attesa l’autorizzazione per il vaccino di Johnson & Johnson”, mentre “per il vaccino Reithera, italiano, i risultati di Fase 1 sono molto incoraggianti”.

“NON SERVIRA’ L’OBBLIGO. I MORTI CALERANNO”

“Sono convinto che in un clima positivo e di dialogo la stragrande maggioranza degli italiani deciderà di vaccinarsi, senza la necessità di ricorrere all’obbligo”, ha confermato Speranza. Per il quale con la prima fase di vaccinazione (sanitari, Rsa, over 80) e “le misure che adotteremo” si abbasserà “sensibilmente il numero di uomini e donne che ogni giorno in Italia perdono la vita per il Covid”.

In ogni caso, per aumentare le vaccinazioni, nelle prossime settimane “l’Italia è pronta a mettere in campo una squadra molto larga e forte: alle migliaia di personale che già lavorano oggi, si aggiungeranno oltre 40.000 medici di medicina generale, i circa 7.500 pediatri di libera scelta, i potenziali 15.000 professionisti reclutati con il bando del commissario Arcuri”. Oltre 62mila persone.

L’APPELLO AI PARTITI: “RESPONSABILITA’ E UNITA'” –

Per Speranza “non c’è altra strada diversa dall’unità per affrontare l’emergenza sanitaria, economica e civile più grande che abbiamo conosciuto dal dopoguerra.

Con la preoccupazione che vivo da ministro della Salute, anche rispetto alle tensioni di queste giorni, voglio rivolgere a tutti un accorato messaggio di responsabilità, per l’unità a Roma come in tutte le regioni d’Italia. Nei prossimi giorni – ha detto – teniamo fuori e lontana dalla battaglia politica, da vere o presunte tensioni elettorali, la salute degli italiani. Sarebbe davvero un errore imperdonabile distrarci o rallentare vicino al traguardo”, ha concluso.
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