Sorbillo, la tradizione che aiuta: “Salviamo il salvabile. L’arte della pizza ti toglie dalla strada”

di Emanuele Castellano
2 settimane fa
28 Marzo 2021

Sorbillo, la tradizione made in Naples. Come probabilmente già sappiamo l’Italia è legata al cibo da un rapporto d’amore eterno, ed è chiaro che a queste latitudini, non si può parlare solo di semplice “nutrimento” ma quanto piuttosto di cultura, tradizione, anima.

Basti pensare che le imprese di ristorazione in questo paese sono più di 300mila, a cui si aggiungono poi 148mila bar.

Il giro d’affari che questo ha portato all’Italia è di quasi 90 miliardi di euro (Rapporto Fipe 2019).

A proposito di ciò abbiamo fatto qualche domanda sul mondo dell’imprenditoria e della ristorazione (e ovviamente della pizza) al celebre pizzaiolo Gino Sorbillo, che nel 2020 è stato anche premiato come Ambasciatore del turismo Mondiale Gastronomico.

Un traguardo importante, quello di Gino Sorbillo, ottenuto probabilmente nel periodo più buio per tutto il comparto enogastronomico, ai quali auguriamo di riprendersi al più presto.

L’intervista a Gino Sorbillo

Com’è cambiato il mondo dell’imprenditoria, prima di quello della pizza?

L’imprenditoria ha avuto uno scossone e tutt’a un tratto si è resa conto di essere anch’essa vulnerabile, oltretutto per cause che nessuna persona era in grado di prevedere.

Anche le aperture a singhiozzo in questo non hanno aiutato, ma al contrario hanno portato solo confusione e sconforto in tutta la categoria.

Io stesso ho provato a fare gruppo con altri imprenditori non solo del mondo della pizza, ma dell’intera categoria di somministrazione di alimenti, al fine di avere risposte.

Ma sono rimasto deluso, prima di tutto perché non c’è stata quel minimo di unità d’intenti, ma anzi, è stata l’ennesima occasione per fare polemica gratuita.

Sorbillo, il mondo della pizza invece, è cambiato?

“Il mondo della pizza fortunatamente non è cambiato, lavorare esclusivamente con l’asporto è quasi un ritorno a tempi più antichi, quando era una cosa tradizionale mangiare la pizza a casa.

Mi sento però di dire che anche su questo tema c’è stata abbastanza confusione, perché sin da subito pizzerie, ristoranti e altre attività sono state additate come  luoghi di contagio, e di conseguenza ci siamo adattati.

E’ ovvio che non è del tutto così, dato che in città ci sono ad esempio supermercati e luoghi al chiuso dove non è facile gestire le folle.

Non c’è nemmeno una legge che obbliga le persone a indossare dei guanti all’interno dei market, per esempio.”

C’è stato un cambio nei gusti? La pizza più richiesta durante i lockdown?

“Non c’è stato nessun particolare cambiamento nei gusti delle persone, ma è chiaro che è in atto un progressivo impoverimento.

La margherita è sempre la pizza più richiesta, magari da dividere con più persone in famiglia.”

Dal punto di vista turistico invece, quanto pensi che influisca un piatto come la pizza sul brand Napoli o anche Italia?

“La pizza influisce enormemente, anzi, è una delle prime attrazioni della nostra città e del nostro paese. Inoltre ha letteralmente salvato il nostro centro storico, non da sola ovviamente, ma con tutto l’insieme di attività “artigianali” che sono un patrimonio di questa città.

L’arte della pizza così come l’arte presepiale, o altre ancora  sono quello che più caratterizzano le strade della nostra città, e contribuiscono alla sua bellezza e anche sicurezza.

C’è anche un grande valore sociale dietro al nostro lavoro: imparare a fare la pizza, ma anche solo le frittatine ti permette di conoscere una tradizione apprezzata in  tutto il mondo.

Un ragazzo che fa questo, sceglie di togliersi dalla strada.”

Ci saranno delle iniziative particolari nei suoi locali una volta che si sarà ripartiti definitivamente?

Al momento non è prevista alcuna iniziativa.

E’ troppo importante per ora tentare di salvare il salvabile, poi si vedrà.
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