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Il piano Draghi per far risorgere l’Italia: oggi l’incontro decisivo. “Adesso o mai più”

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Imu Tari e Canone Draghi DL

Governo Draghi – Sono giorni incredibilmente complessi per l’Italia. Lunedì e martedì verrà presentato dal governo Draghi il piano da 221 miliardi alle Camere.

Nel frattempo da lunedì l’Italia sarà quasi tutta gialla, 5 regioni in arancione, resta rossa la Sardegna.

L’indice Rt è in calo, ma l’Istituto Superiore di Sanità, e non solo chiedono cautela.

Sei missioni,  grandi riforme, tre priorità trasversali di sostegno a giovani, donne, Sud.

Sono le scommesse che il paese deve attuare per il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr): una bozza di circa 318 pagine che indica come l’Italia intende spendere i 191,5 del Recovery Fund.

Draghi – Scatta il Piano Nazionale di ripresa e resilienza, oggi il consiglio dei ministri

Come probabilmente sappiamo, la pandemia di Covid-19 ha colpito l’economia italiana più di altri Paesi europei.

Nel 2020, il prodotto interno lordo si è ridotto dell’8,9 per cento, a fronte di un calo nell’Unione europea del 6,2. L’Italia è stata colpita prima e più duramente dalla crisi sanitaria.

Le prime chiusure locali sono state disposte a febbraio 2020, e a marzo l’Italia è stata il primo paese dell’Ue a dover imporre un lockdown generalizzato.

Ad oggi risultano registrati oltre 110.000 decessi dovuti al Covid-19, e ciò rende l’Italia la più fragile anche dal punto di vista sanitario oltre che economico.

La crisi in Italia e il problema giovani-lavoro La crisi si è abbattuta su un paese già fragile dal punto di vista economico, sociale ed ambientale.

Cambiamenti climatici ed erosione del territorio

L’Italia ha delle fragilità storiche che si porta dietro da tempo. Essa è vulnerabile ai cambiamenti climatici e all’incremento delle ondate di calore e delle siccità.

Le zone costiere, i delta e le pianure alluvionali risentono degli effetti legati all’incremento del livello del mare e delle precipitazioni intense.

Germania e Francia corrono di più Dietro l’incapacità dell’economia italiana di tenere il passo con gli altri paesi avanzati europei e di correggere i suoi squilibri sociali ed ambientali, c’è l’andamento della produttività, molto più lento in Italia che nel resto d’Europa.

Negli ultimi vent’anni, dal 1999 al 2019, il pil per ora lavorata in Italia è cresciuto del 4,2 per cento, mentre in Francia e Germania è aumentato rispettivamente del 21,2 e del 21,3 per cento.

La produttività totale dei fattori, un indicatore che misura il grado di efficienza complessivo di un’economia, è diminuita del 5,8 per cento tra il 2001 e il 2019, a fronte di un generale aumento a livello europeo.

Il piano Draghi per la Digitalizzazione e pubblica amministrazione

Tra le cause del deludente andamento della produttività c’è l’incapacità di cogliere le molte opportunità legate alla rivoluzione digitale.

Questo ritardo è dovuto sia alla mancanza di infrastrutture adeguate, sia alla struttura stessa del tessuto produttivo italiano.

Infatti esso è caratterizzato da una prevalenza di piccole e medie imprese, che sono state spesso lente nel muoversi verso produzioni di più alto valore aggiunto.

La scarsa familiarità con le nuove tecnologie digitali caratterizza d’altronde anche il settore pubblico.

Si pensi che in epoca pre-coronavirus, appena l’1,2%  dei dipendenti dell’amministrazione pubblica in Italia aveva utilizzato il lavoro agile.

Next generation, un primo piano di sviluppo digitale e non solo

A fronte di tutti questi specifici problemi ecco il Programma Next Generation Eu, programma europeo per rispondere a problematiche specifiche.

E ‘un programma di portata e ambizione inedite, che prevede investimenti e riforme per accelerare la transizione ecologica e digitale;

migliorare la formazione delle lavoratrici e dei lavoratori; e conseguire una maggiore equità di genere, territoriale e generazionale.

L’Italia deve modernizzare la sua pubblica amministrazione, rafforzare il suo sistema produttivo e intensificare gli sforzi nel contrasto alla povertà, all’esclusione sociale e alle disuguaglianze.

Il Ngeu può essere l’occasione per riprendere un percorso di crescita economica sostenibile e duraturo rimuovendo gli ostacoli che hanno bloccato la crescita italiana negli ultimi decenni.

L’Italia è la prima beneficiaria, in valore assoluto, dei due principali strumenti del Ngeu, il Dispositivo per la Ripresa e Resilienza (Rrf) e il Pacchetto di Assistenza alla Ripresa per la Coesione e i Territori di Europa (React-Eu).

Il solo Rrf garantisce risorse per 191,5 miliardi di euro, da impiegare nel periodo 2021-2026, delle quali 68,9 miliardi sono sovvenzioni a fondo perduto.

Uguaglianza delle due “Italie” adesso o mai più. Al Mezzogiorno quasi metà degli investimenti

Inoltre il 40 per cento circa delle risorse del Piano sono destinate al Mezzogiorno, a testimonianza dell’attenzione al tema del riequilibrio territoriale.

Il Piano è fortemente orientato all’inclusione di genere e al sostegno all’istruzione, alla formazione e all’occupazione dei giovani e contribuisce a ciascuno dei sette progetti di punta della Strategia annuale sulla crescita sostenibile dell’Ue.

Gli impatti ambientali indiretti sono stati valutati e la loro entità minimizzata in linea col principio del “non arrecare danni significativi” all’ambiente che ispira il Ngeu.

Inoltre, sono previste iniziative di modernizzazione del mercato del lavoro e di rafforzamento della concorrenza nel mercato dei prodotti e dei servizi.

E’ prevista infine una riforma fiscale, che affronti anche il tema delle imposte e dei sussidi.

Il governo Draghi vuole riformare la Pubblica amministrazione

Una grande riforma della Pubblica amministrazione che cambi la capacità amministrativa sia a livello centrale che locale, uno degli obiettivi del governo Draghi;

rafforzare dunque i processi di selezione, formazione e promozione dei dipendenti pubblici;

e incentivare la semplificazione e la digitalizzazione delle procedure amministrative.

Si basa su una forte espansione dei servizi digitali, negli ambiti dell’identità, dell’autenticazione, della sanità e della giustizia.

Una grande e profonda riforma della Giustizia

La riforma della giustizia ha l’obiettivo di affrontare i nodi strutturali del processo civile e penale e rivedere l’organizzazione degli uffici giudiziari.

Nel campo della giustizia civile si semplifica il rito processuale, in primo grado e in appello, e si implementa definitivamente il processo telematico.

Il Piano predispone inoltre interventi volti a riformare i meccanismi di riscossione e a ridurre il contenzioso tributario e i tempi della sua definizione.

ampliare il ricorso a riti alternativi; rendere più selettivo l’esercizio dell’azione penale e l’accesso al dibattimento; definire termini di durata dei processi.

Tutelare la concorrenza e tutte le logiche di mercato

Un fattore essenziale per la crescita economica e l’equità è la promozione e la tutela della concorrenza.

La concorrenza non risponde solo alla logica del mercato, ma può anche contribuire ad una maggiore giustizia sociale.

La Commissione europea e l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, nella loro indipendenza istituzionale, svolgono un ruolo efficace nell’accertare e nel sanzionare cartelli tra imprese, abusi di posizione dominante e fusioni o acquisizioni di controllo che ostacolano sensibilmente il gioco competitivo.

Il governo Draghi s’impegna a presentare in Parlamento il disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza, o comunque a approvare norme che possano agevolare l’attività d’impresa in settori strategici, come le reti digitali, l’energia e i porti.

Alcune di queste norme sono già individuate nel Piano, ad esempio il completamento degli obblighi di gara per i regimi concessori oppure la semplificazione delle autorizzazioni per la realizzazione degli impianti di gestione dei rifiuti.

Il governo si impegna inoltre a mitigare gli effetti negativi prodotti da queste misure e a rafforzare i meccanismi di regolamentazione.

Al Ministero dell’Economia il controllo dei fondi

Quanto più si incoraggia la concorrenza, tanto più occorre rafforzare la protezione sociale.

Il governo ha predisposto uno schema di governance del Piano che prevede una struttura di coordinamento centrale presso il ministero dell’Economia.

Questa struttura supervisiona l’attuazione del piano ed è responsabile dell’invio delle richieste di pagamento alla Commissione europea, invio che è subordinato al raggiungimento degli obiettivi previsti.

Accanto a questa struttura di coordinamento, agiscono una struttura di valutazione e una struttura di controllo.

Le amministrazioni sono invece responsabili dei singoli investimenti e delle singole riforme e inviano i loro rendiconti alla struttura di coordinamento centrale.

Il governo stima che gli investimenti previsti nel piano avranno un impatto significativo sulle principali variabili macroeconomiche e sugli indicatori di inclusione, equità e sviluppo sostenibile (Sdgs).

Nel 2026, l’anno di conclusione del Piano, il prodotto interno lordo sarà del 3,6 per cento più alto rispetto all’andamento tendenziale e l’occupazione di quasi 3 punti percentuali.

Questo è comunque l’auspicio e la direzione che sta prendendo questo governo. (Tg-com24)
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