Uccide l’amico a coltellate durante una lite: 86enne condannato a 14 anni di carcere

di Irene Viturri
2 settimane fa
3 Maggio 2021

Uccide l’amico a coltellate durante una lite. E’ stato condannato a quattordici anni e tre mesi di carcere dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere l’ottantaseienne Francesco Pernice, riconosciuto responsabile della morte dell’anziano amico di 93 anni

Pantaleo Di Pilato

Ucciso con un taglierino nella sua abitazione in via Marechiaro a Mondragone (Caserta) il 21 ottobre del 2019.

Un delitto efferato, visto che la vittima fu colpita molte volte sul collo e sul volto, e fu trovata dai carabinieri in una pozza di sangue; si capi’ subito che non si trattava di rapina, vista che la porta d’ingresso non era stata forzata e dalla casa non mancava nulla.

La svolta

Poche ore dopo il fatto: Pernice fu poi fermato e confesso’ dopo un lungo interrogatorio, finendo ai domiciliari.

Dal processo e’ emerso che l’omicida si scaglio’ contro l’amico al termine di una violenta lite relativa – secondo quanto riferito dallo stesso imputato – ad una casa di proprieta’ di Di Pilato che Pernice pensava di poter ereditare alla morte dell’amico; quando capi’ che non era cosi’, Pernice fu preso da un raptus di rabbia e colpi’ il 93enne piu’ volte fino ad ucciderlo.

La Corte d’Assise

Ha confermato la ricostruzione della Procura di Santa Maria Capua Vetere ma non ha accolto la severa richiesta di pena del pm, che era di 21 anni, riconoscendo a Pernice le attenuanti generiche vista probabilmente l’eta’ molto avanzata e le non perfette condizioni di salute.

Delitto

Si è concluso così il processo per l’efferato delitto avvenuto a Mondragone nell’ottobre del 2019. Secondo la ricostruzione Pernice mentre discuteva con la vittima per vecchi dissapori mai risolti.

In particolare una casa, in viale Marechiaro a Mondragone, in cui Pernice – secondo quanto raccontato ai giudici – avrebbe anche investito dei soldi e che era convinto gli spettasse dopo la morte dell’amico. Ma così, evidentemente, non era.

Scoprì che c’era una procura alla vendita dell’immobile intestata ad un nipote di Di Pilato. Così nacque la lite durante la quale l’omicida era stato colto dall’ira e con un’arma da taglio si era avventato su Di Pilato colpendolo più volte.

Poi aveva lasciato l’abitazione, richiudendo la porta dell’appartamento alle sue spalle. Venne ritrovato dai carabinieri di Mondragone ed a seguito di un lungo interrogatorio dei militari confessò il delitto.
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