Martina Rossi, arriva la condanna per i suoi aguzzini. Non è stato suicidio: “Precipitò per salvarsi dalla violenza”

di Rosaria Claudia Romano
1 mese fa
14 Maggio 2021

Martina Rossi era nella stanza numero 609 dell’albergo Santa Ana di Palma di Maiorca, il 3 agosto 2011 e non si è suicidata. E’ morta, precipitando da un’altezza di 21 metri, per scappare da uno stupro.

Questo è quanto si legge nelle motivazioni per la quale Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, sono condannati a 3 anni. I due sono stati riconosciuti colpevoli di tentata violenza sessuale.

Martina, la sentenza di colpevolezza per Alessandro e Luca

“Il quadro lesivo all’occhio sinistro, alle labbra, alla spalla sinistra non è compatibile” con la caduta di Martina. E’ “sicuramente compatibile con una colluttazione avvenuta tra Martina a Alessandro Albertoni all’interno della camera 609 (o con entrambi gli imputati)” si legge ancora nelle motivazioni della sentenza di colpevolezza dei due giovani.

La vicenda è quella del 3 agosto 2011 quando la studentessa genovese di 20 anni Martina Rossi perse la vita cadendo dal sesto piano dell’hotel Santa Ana a Palma di Maiorca, di ritorno da una serata in discoteca.

Martina, l’accusa ha vinto

La tesi dell’accusa è stata avvalorata dalla sentenza. La notte a cavallo tra il 2 e il 3 agosto Martina salì in camera dei due giovani e all’alba precipitò dal balcone della stanza 609, quella dei due giovani, per sfuggire a un tentativo di stupro da parte di questi.

Martina, non riuscì a “guadagnare la porta d’ingresso perché pressata da entrambi gli imputati”, di legge nelle motivazioni.

Non aveva intenzione di suicidarsi

Dalla sentenza si apprende anche l’esclusione definitiva del fatto che la studentessa avesse la minima volontà di togliersi la vita. Il quadro delle sue condizioni psicologiche era quello di una ragazza “che molti testi nel corso del processo hanno definito solare, soddisfatta del proprio percorso universitario, ricca di progetti per il proprio futuro da condividere con le sue amiche di sempre”.

Si legge: “Il quadro che ne esce è quello di una ragazza poco più che ventenne, ancora nel pieno delle progettualità della vita sociale e affettiva; una ragazza normale alla quale nell’ultimo periodo della propria vita erano accadute soltanto cose positive che la motivavano nel suo percorso di vita. Un quadro incompatibile con le condizioni di una ragazza che, secondo la ricostruzione degli imputati, avrebbe deciso senza alcun motivo apparente di mettere fine alla propria vita”. (Fonte TgCom24)
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