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editoriale

Dov’è Chico Forti? Spediti i documenti per il rimpatrio in Italia? Una burocrazia in ritardo di 21 anni

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chico forti

TRENTO. Dov’è Chico Forti? Sono stati davvero spediti i documenti del suo rimpatrio in Italia? Le promesse di Di Maio e dell’onorevole Fraccaro che fine hanno fatto?

Sono queste le domande che attanagliano tutti e in primis la famiglia di Chico Forti, detenuto in Florida, oramai da 21 anni. 21 anni di documenti, battaglie, speranze e di una burocrazia che puntualmente sembra incepparsi e non trovare la via giusta: quella del ritorno a casa.

In fondo è solo questo che chiede la sua famiglia e lo stesso Chico Forti.

Tornare a casa, in Italia

Quell’Italia che ancora si perde, anno dopo anno e che dopo aver ottenuto finalmente quella firma dal governatore della Florida, ora non riesce a mettere Chico su un aereo e a portarlo nella sua terra. O forse sono gli americani che in fondo non hanno poi tutta questa fretta? E l’Italia, come spesso capita, sta a guardare.

“Siamo disposti a tutto, firmiamo qualsiasi cosa, ma ridateci Chico”. Sono queste le parole di zio Gianni, urlate ancora una volta, dopo le ennesime promesse che attendono un dato di fatto. Vedere Chico Forti scendere da un aereo, permettere alla mamma, oramai ultra novantenne di poterlo riabbracciare.

E ancora continua zio Gianni

“Per quanto ci riguarda, noi non chiediamo altro che poterlo riavere qua, anche da ergastolano, ma dateci la possibilità di poterlo vedere.

La situazione è bloccata, sembrano fermi a un binario morto e spero solo che Di Maio, che è stato l’unico che ci ha messo la faccia, non ci abbandoni”.

Prosegue e spiega Gianni Forti

“A inizio maggio ho incontrato l’Onorevole Riccardo Fraccaro, mi ha spiegato che ci sono stati dei ritardi da parte dei vertici del dipartimento federale di giustizia americano insediatosi da poco, ma ci aveva assicurato che entro giugno Chico sarebbe tornato in Italia, perché aveva aggiunto che da lì a pochi giorni tutta la documentazione sarebbe stata nelle mani del dicastero della giustizia italiana”.

E ciò non è successo?

“A distanza di un mese, noi non sappiamo nulla e soprattutto non sappiamo a chi rivolgerci. Tutto quello che chiedo a nome di Chico e della mamma e di tutta la famiglia e coloro che da sempre ci sostengono in questa battaglia, è riuscire ad avere almeno un interlocutore, qualcuno a cui rivolgermi. Non abbiamo il riferimento nemmeno di una persona fisica e nel frattempo Chico resta lì.

Dopo la svolta dello scorso 23 dicembre dove il ministro degli esteri Luigi Di Maio, aveva annunciato il trasferimento di Chico in Italia grazie alla firma apposta dal governatore De Santis, quello che noi chiediamo è solo che venga dato seguito a ciò e che ci diano delle notizie in merito”.

E’ un fiume in piena Gianni

“Di Maio ha ottenuto quella sottoscrizione che aspettavamo da anni, 21 per la precisione, ma non si sa più nulla. Non si può andare avanti così all’infinito. Oramai è stato superato ogni limite, dalle aspettative alla speranza… Scusatemi ma sono arrabbiato e credo anche con giusta motivazione.

Cosa devo pensare? Cosa dobbiamo pensare? Che qualcuno ha tirato il freno? Che stia ponendo degli ostacoli al rimpatrio del nostro Chico? Questa documentazione dov’è? Perché non è ancora arrivata al dicastero della giustizia italiana? Oppure è arrivata ma non gli è stata data importanza e priorità?

Ogni giorno siamo qui ad attendere, una risposta, un messaggio, una notizia, qualcuno che ci dica qualcosa. Fraccaro non c’è più e a quanto pare a certa stampa italiana interessa di più del ragazzo in carcere in Egitto che di Chico che è lì a scontare un ergastolo per un qualcosa che non ha mai fatto.

A me sta bene che liberino questo ragazzo egiziano e che non vengano commessi altri soprusi giudiziari, oppure uccisi come Regeni, ma anche Chico è vittima di ciò e lo è da 21 anni e per un motivo o per un altro resta sempre lì bloccato in un limbo”.

L’appello

“Sappiamo tutti che quel processo è stato manipolato, abbiamo procurato centinaia di documenti, atti che provano la sua innocenza. Ripeto, siamo disposti ad averlo anche come ergastolano, ma ridatecelo. Cosa dobbiamo fare? Cosa devo fare più?”

In serata arriva la risposta della Farnesina…

“Quella relativa al trasferimento in Italia del signor Forti e’ una procedura complessa che vede coinvolte diverse amministrazioni degli Stati Uniti, in particolare lo Stato della Florida e il Dipartimento della Giustizia federale degli Stati Uniti.

Da parte italiana, in questa fase il ministero della Giustizia italiano segue direttamente la fase del trasferimento.

Contestualmente l’ambasciata italiana a Washington e la Farnesina seguono gli sviluppi del caso. In particolare il ministro Di Maio ne ha discusso piu’ volte con il segretario di Stato, Antony Blinken.

Nel frattempo – conclude la nota – lo Stato della Florida ha di recente trasferito il signor Forti in un penitenziario utilizzato per i detenuti in attesa di trasferimento”.

Come commenti questa nota Gianni?

“Se si legge bene l’articolo, si dice che il Ministero della Giustizia, ora competente per il trasferimento di Chico, dopo una lettera scritta dalla Cartabia per avere la documentazione necessaria, non abbia avuto nessuna risposta e tutto è rimasto lì.

Smuovere questa situazione di acque stagnanti mi sembrava assolutamente doveroso. Credo che fosse giunto il momento di farlo, altrimenti andiamo alle calende greche e nella nota si legge tra le righe che la responsabilità è tutta degli americani che ritardano la risposta da dare, “perché è una situazione complessa” e sono coinvolte diverse amministrazioni!

Ma se non c’è un intervento deciso, chi si muove? A quanto pare gli americani non hanno nessuna fretta e se gli italiani stanno alla finestra aspettando i loro comodi passeranno altri vent’anni!!!” (di Nunzia D’Aniello)
Leggi anche: Chico Forti torna in Italia. Gianni, lo zio d’Italia, lo riporta a casa: “E ora provate a fermarmi”
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