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Clima, Greta Thunberg denuncia ancora: “Nessuna priorità alla crisi climatica”

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Ancora una denuncia da parte della giovane attivista ambientale, Greta Thunberg, tre anni dopo aver iniziato il movimento internazionale ‘Fridays for the Future’.

Movimento in cui mosse la sua prima protesta davanti al Parlamento svedese il 20 agosto 2018, la ragazza nativa di Stoccolma ora dice:

“La crisi climatica non è ancora in cima alle agende politiche.”

Greta Thunberg: “La crisi climatica è apparsa piu’ all’ordine del giorno, ma e’ ancora molto, molto lontana da cio’ che e’ necessario”

Così la stessa Thunberg in una conferenza stampa virtuale organizzata dal Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef) e rilasciata in occasione del lancio di un indice per misurare la vulnerabilità dei bambini alla crisi climatica.

L’attivista svedese ha insistito sul fatto che i bambini e i giovani non sono solo le vittime di una crisi ereditata: “Siamo anche quelli che stanno conducendo la lotta contro di essa, ma abbiamo bisogno del vostro aiuto.

Dobbiamo ricordare che i bambini non sono solo le vittime della crisi, ma siamo anche la soluzione. Dobbiamo ascoltare i bambini” ha sottolineato.

Intanto la comunità internazionale del G20 di Napoli riconosce nella scienza un ruolo fondamentale, su cui la politica dovrà basarsi

E, soprattutto, i paesi riconoscono uno stretto nesso tra clima ed energia e la necessità di ridurre le emissioni globali.

Vengono riaffermati gli impegni dell’Accordo di Parigi come il faro vincolante che dovrà condurre fino a Glasgow, dove si svolgerà, a novembre, la COP 26.

Obiettivo comune è mantenere la temperatura ben al di sotto dei 2 gradi e a proseguire gli sforzi per limitarla a 1,5 gradi al di sopra dei livelli preindustriali.

I Paesi del G20 concordano nell’aumentare gli aiuti ai paesi in via di sviluppo affinché nessuno resti indietro.

Rimane centrale il ruolo del dell’impegno finanziario da 100 miliardi, così come previsto dall’Accordo di Parigi, con l’impegno ad aumentare i contributi ogni anno fino al 2025.

E un ruolo, per l’aumento di questi fondi, è richiesto in particolare alle istituzioni finanziarie per lo sviluppo e alle banche multilaterali.

La transizione è necessaria e indispensabile, però deve essere giusta, e assicurare sostegno e solidarietà alle categorie e ai paesi più fragili.

Unanimemente si riconosce il ruolo del cambiamento climatico nella perdita di biodiversità.

Questo è solo il primo passo verso la salvezza del pianeta, l’unico grande obbiettivo di questa nostra società.
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