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Pisapia, da “A’ città e Pulecenella” a “Il Sole è di tutti”: la voce de “I Cimarosa” torna a cantare la sua Napoli

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Gennaro Pisapia

NAPOLI. “Napoletano? E facci una canzone”! Vivere a Napoli, appartenere a questa terra equivale ad amare la musica. Non esiste un napoletano che non sappia cantare, magari non è molto intonato, ma la musica qui è tutto: “T’accumpagne vico vico” e ti mostra come “Il Sole è di tutti”.

Un gioco di parole o meglio frasi di canzoni volute che si fondono in un’unica persona Gennaro Pisapia, voce storica di uno dei più famosi gruppi della storia della musica napoletana, “I Cimarosa”.

Una vita sul palco, una vita dedita alla musica, a quella passione e vena musicale che da sempre gli scorre dentro.

Prima di parlare del Tuo nuovo “progetto”, facciamo un passo in dietro: chi è Gennaro Pisapia?

«Un napoletano, e come tutti amante della musica – sorride e riprende – In casa mia si ascoltava molto la musica, quindi, a parte, quella connotazione che ci vuole “sole, mare, pizza e mandolino”, la mia è stata ed è una vera e propria passione, sviluppatasi da quando ero, potrei osare, in fasce.

Non ricordo un evento, un giorno dove la musica non risuonava tra le mura di casa mia. Sono cresciuto ascoltando canzoni italiane degli anni ’60 e ’70 (Gianni Morandi, Adriano Celentano, Lucio Dalla, Massimo Ranieri, Mina) ed ovviamente, ascoltavo anche la canzone classica napoletana dei grandi interpreti (Sergio Bruni, Fausto Cigliano, Roberto Murolo, Mario Abbate ecc.) e devo dire principalmente grazie a mio padre, era lui il più “canterino” di casa.

Ed è proprio seguendo questa sua passione che ho incominciato poi anch’io a sentire quest’enorme trasporto per la musica. Tanto che iniziai a cantare ed imitare i gesti dei cantanti più “in” di quei tempi, uno tra tanti, Adriano Celentano. Proprio grazie a queste mie imitazioni, alla recita scolastica della quinta elementare, avevo 10 anni, il mio maestro, visto il grande successo della mia esibizione, parlò ai miei genitori, invitandoli a farmi studiare canto.

Ma, studiare canto all’età di 10 anni è impossibile, bisogna aspettare lo sviluppo della voce (almeno 14 anni) per cui, non appena compiuto i 14 anni, mio padre mi mandò a lezione dal maestro Raffaele Catalano, la mia fortuna più grande.

Il Maestro Catalano non è stato per me, solo il mio insegnante di canto, ma anche una “guida” di vita, tanto che ho frequentato casa del Maestro per oltre 25 anni, fino, purtroppo, alla sua prematura scomparsa. Fu proprio grazie a quegli studi che a 16 anni mi definivano già un semi-professionista.

Grazie al maestro Catalano firmo il mio primo contratto con l’impresario ALBERTO BERRI che era un ex cantante di Canzoni napoletane e dai 17 ai 19 anni mi esibisco come cantante solista, in feste di piazza, matrimoni, battesimi… Fino poi all’incontro con “I Cimarosa”.

Ricordo che la prima volta che li ascoltai pensai …. Come sarebbe bello provare a cantare con questo gruppo. Qualche giorno dopo il maestro Catalano mi disse che Cesare Verde produttore del Quartetto Cimarosa lo aveva contattato per chiedere se avesse un cantante da proporgli, e pensò a me! Il destino era scritto».

Un destino importante che ha visto Gennaro Pisapia insieme a quel gruppo, girare, in un certo senso, il mondo. Non a caso la stampa fece de “I Cimarosa” gli “ambasciatori della musica mediterranea” nel mondo.

Un successo importante ed un riconoscimento che arriva dai più celebri conduttori come Pippo Baudo e Maurizio Costanzo. Ma la consacrazione giunge con “A’ città e Pulecenella”…

«Esatto, quella fu la canzone che ci ha, come giustamente hai detto, “consacrati”. Sono stati anni bellissimi e importantissimi, anche duri, ti dirò. Non smettevamo mai di studiare e provare nuovi arrangiamenti; nuovi sound che potessero incontrare il gusto delle persone e soprattutto che non deludesse il nostro pubblico.

Abbiamo avuto tante e tante soddisfazioni ed io non smetterò mai di ringraziare questa terra, questa città e la sua gente. E’ solo grazie a loro che posso dire di aver realizzato un sogno. Credo che non ci sia cosa più bella al mondo che fare della propria passione, del proprio sogno un lavoro.

Non a caso un saggio disse fai delle tue passioni un lavoro e non lavorerai nemmeno un giorno. Ecco io non ho lavorato, ho “passionato”. Non fraintendermi, per poter raggiungere dei risultati bisogna studiare e anche tanto, l’improvvisazione che è una delle caratteristiche di noi napoletani va anche bene, ma poi ci vuole l’olio di gomito. E posso dire di essere stato uno di quei fortunati che si coricavano la sera soddisfatti e felici, nonostante la stanchezza».

Dopo 25 anni però I Cimarosa “divorziano”…

«Direi un divorzio però non drastico, ma pacifico. Si cresce e si cambia, come in qualsiasi coppia che si rispetti, magari mutano anche le priorità, le esigenze e il modo di vedere le cose.

Alcuni di noi avevano voglia di cambiare genere, io volevo mantenere quella nostra connotazione pur cercando di evolvermi e provare nuovi sound. Così io come anche altri componenti storici lasciammo il gruppo».

Anni di silenzio e poi il richiamo? Possiamo definirlo così questo Tuo ritorno? Un ritorno tra l’altro da cantante solista…

«E’ un richiamo che c’è sempre stato, una voce dentro che seppur silente mi parlava. Ma sono sempre stato dell’opinione che bisogna fare le cose quando si è pronti. Ogni cosa a suo tempo. Un pomeriggio quella voce che prima mi sussurrava silente, incominciò ad urlare, anzi a cantare a gran voce “Io e Te”… E lì ho capito che era giunto il momento e soprattutto che avevo ancora tanto da dire e raccontare.

La musica, le canzoni sono innanzitutto poesie, se non hai una poesia non puoi cantare. Io l’avevo ritrovata. “Io e Te”, che è il mio primo brano dopo gli anni di stop, è infatti una vecchia canzone di Massimo Ranieri, poco conosciuta, il testo è di Daniele Pace e la musica dell’immenso Ennio Morricone. Quando per puro caso l’ho riascoltata, mi è venuta l’ispirazione e ho capito cosa volevo: la mia operazione è quella di ricercare brani italiani non molto conosciuti, riarrangiarli con l’aiuto del bravissimo Angelo Cioffi e riportarli al successo».

E un altro grande successo è per l’appunto “Il Sole è di tutti”…

«Cantata dal mitico Stevie Wonder, che per quanto mi riguarda potrebbe cantare anche l’elenco telefonico. Insomma non sono Stevie, ma credo che queste musiche, queste canzoni devono essere riportate ai giovani che si approcciano oggi a questo “mestiere”, devono conoscere la grande musica.

Non mi pongo come loro “insegnante”, ma semplicemente come portavoce di melodie e poesie, soprattutto per i nostri giovani. Noi napoletani abbiamo una marcia in più, proprio perché apparteniamo a questa terra che pur non volendo ci regala emozioni e ci ha regalato la magia del canto, non sprechiamola. Perciò cantate e suonate, cercate il vostro sole ricordando che è di tutti».
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