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Ercolano, dirette a luci rosse dall’ufficio comunale: dipendente di 64 anni ora rischia il licenziamento. La vicenda

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La notizia scandalo di qualche giorno fa ha destato l’interesse di moltissime persone di tutta Italia. L’articolo riporta l’inviato di Striscia la Notizia, Luca Abete, ad indagare su una dipendente del Comune di Ercolano che si esibiva in spettacoli a luci rosse durante il lavoro. La sua paga “extra”, se così vogliamo definirla, derivava dai token che gli utenti virtuali lasciavano come mance.

Indagando sulla faccenda, si è scoperto che durante gli spogliarelli e pose hard davanti a una webcam partecipavano anche alcuni colleghi della donna.

L’identità della donna rimane occultata, ma questo è ciò che viene pubblicato da Il Messaggero

La protagonista dell’inchiesta a luci rosse è G.S., impiegata da oltre trent’anni presso il municipio e da qualche anno in servizio all’ufficio cimitero. Ad ora rischia il licenziamento. La donna ha 64 anni nella stanza del suo ufficio personale accendeva la webcam e si mostrava in una piattaforma di streaming online senza veli. Gli utenti virtuali, i così detti ammiratori, lasciavano delle mance virtuali.

Questa attività “parallela” potrà costare caro alla donna, che ora rischia il licenziamento

Come documentato dal servizio del giornalista Luca Abete, questa attività a luci rosse era stata portata avanti da qualche settimana. I filmati riportati e soprattutto confermati sono univoci e chiari: rappresentano la prova chiave di un certo provvedimento disciplinare avviato dall’ente di Corso Resina. Ma a quanto pare la dipendente non era la sola a mostrarsi in cam.

Durante alcuni filmati, si può chiaramente vedere uno dei colleghi avvicinarsi ed iniziare a palpare la donna, mostrata senza reggiseno e con pantaloni abbassati in ufficio. Le foto oscurate poi hanno fatto il giro del mondo, e qui il sindaco di Ercolano, Ciro Buonajuto, replica con pugno duro:

«È vergognoso. Abbiamo avviato immediatamente un procedimento disciplinare nei confronti della dipendente e di chiunque sia coinvolto, valutando anche il licenziamento. Il comportamento di un singolo non può gettare fango su un’intera comunità che da anni porta avanti la sua battaglia contro ogni forma di illegalità e che punta su cultura e turismo per mettersi alle spalle un passato difficile».

Oltre alla dipendente potrebbero finire nei guai anche gli altri impiegati che nei filmati avrebbero partecipato alla realizzazione dei video hard durante l’orario d’ufficio.

La Magistratura vuole vedere chiaro sulla faccenda

La Procura ha subito aperto un’inchiesta per accertamenti e responsabilità penali, richiedendo l’acquisizione dei filmati a scopo di studio. Purtroppo nei video si mostra che la dipendente, per creare questo genere di materiale, lasciava scoperto il servizio cimiteriale, che le era stato comunque assegnato.

La donna non rispondeva correttamente alle telefonate dei cittadini che chiedevano informazioni circa le attività del cimitero e sulle relative sepolture

«Signora, il pomeriggio è chiuso. Chiami domani mattina. Il pomeriggio siamo chiusi. Ho delle cose da fare. Siamo chiusi al pubblico», la replica stizzita della dipendente tra una frase piccante e uno spogliarello. Chi invece si trovava di persona per avere delle risposte, veniva in fretta liquidato con un «non la so aiutare, tornate un altro giorno».

La dipendente adesso si è presa un periodo di ferie, tesa dal blitz dei giornalisti in ufficio che sono arrivati sul posto dopo il servizio di Luca Abete. Il sindaco replica così:

«Non possiamo permettere che l’immagine della nostra Ercolano venga compromessa in questo modo. Siamo la città delle ville del Miglio d’oro, del fascino suggestivo del parco archeologico, della bellezza naturalistica del Vesuvio e dell’eccellenza tecnologica del Mav. Noi siamo Ercolano»

Dopo l’episodio accaduto si infiamma il dibattito sul bisogno di maggiori controlli durante gli orari d’ufficio. Il Consigliere Comunale, Piero Sabbarese, parla di «responsabilità politiche» sui controlli, tirando in ballo anche le presunte colpe di amministratori comunali e funzionari.

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