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Reddito di cittadinanza, ecco il pagamento. Fino a 300 € in meno, al via la riforma: chi saranno i primi a perdere il sussidio

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REDDITO CITTADINANZA. Il Reddito di Cittadinanza, questa è cosa ormai nota, viene pagato tutti i mesi al 15 o al 27 del mese, salvo che siano festivi (in quel caso si anticipa). Nel mese di settembre, però, il Reddito di Cittadinanza è stato pagato in date differente, rispettivamente il 10 ed il 20 settembre.

Perché l’INPS doveva avere il tempo materiale di emettere anche il pagamento dell’integrazione spettante a titolo di Assegno Unico temporaneo ed ha deciso di anticipare il RdC ordinario, per poi pagare l’integrazione al 27 settembre.

La stessa cosa non accade anche nel mese di ottobre, perché nonostante vi sia ancora l’integrazione, INPS ha deciso di mantenere le solite date.

La falsa circolare

Il vero problema è stato che alcuni giorni fa è circolata una falsa circolare INPS che spiegava che il pagamento sarebbe arrivato al 20 ottobre. Non solo l’informazione è falsa, ma la circolare non è mai stata emessa perché INPS non adotta questa modalità per comunicare le date di pagamento.

Mantenendo il solito ritmo, il 15 è stato pagato il RdC a chi era alla prima rata in assoluto, alla prima dopo il rinnovo o alla prima dopo aver aggiornato la documentazione necessaria, come la Dichiarazione ISEE.

Il 27 ottobre, invece, vengono pagati quei soggetti che non rientrano nella casistica precedente e che ricevono una delle altre diciotto mensilità.

Il pagamento è avvenuto come sempre intorno all’ora di pranzo, ma c’è chi non l’ha ricevuto subito. Non disperi: INPS ha per legge fino a fine mese per erogare il pagamento e dunque potrebbe essere necessario avere semplicemente un po’ più di pazienza.

Reddito di Cittadinanza: e l’integrazione?

L’integrazione a cui si fa riferimento è quella a titolo di Assegno Unico temporaneo, ma cos’è questa misura?

Si tratta di una misura nuova, approvata nel giugno 2021 e diventata effettiva il mese successivo, destinata a quei soggetti con figli minorenni a carico che non usufruiscono già degli Assegni per il Nucleo Familiare, in genere detti solo Assegni Familiari.

Questa misura rappresenta una transizione importante tra gli aiuti destinati alla famiglia ed in particolare ai figli a carico, motivo per cui è stato approvata in forma solamente temporanea per permettere un inserimento più graduale, entrando in vigore nella sua forma definitiva solo nel gennaio 2022.

In questi mesi di misura temporanea, però, si sono accumulati ritardi su ritardi. In più, l’Assegno Unico è compatibile con il Reddito di Cittadinanza in maniera completamente automatica: nessuna domanda da fare, solo una maggiorazione (integrazione, appunto) spettante per tutti i mesi tra luglio 2021 e dicembre 2021.

Reddito di cittadinanza “a scendere” fino a 300 euro al mese

Tra le novità illustrate ieri in cabina di regia spicca inevitabilmente la stretta sul reddito di cittadinanza, non solo sui controlli ex ante anziché ex post. L’assegno calerebbe molto presto, addirittura già dopo 4-6 mesi – al pari di quanto accade con la Naspi, il sussidio di disoccupazione – ma solo per gli occupabili, quanti cioè possono lavorare, escludendo disabili, minori, anziani. E sarebbe revocato al secondo rifiuto di una proposta di lavoro, anche a tempo, anziché al terzo. Il cosiddetto “decalage” dell’assegno dovrebbe essere progressivo ma non sarebbero state indicate le percentuali del taglio.

Per il reddito di cittadinanza l’ipotesi prevede una riduzione progressiva degli importi sino ad un importo minimo di 300 euro al mese,secondo i calcoli della Stampa: il tutto anche in assenza di rifiuto di un nuovo posto.

Ecco chi saranno i primi a perdere il sussidio

Le proposte di modifica sono dunque due:

  • l’introduzione di un meccanismo di decurtazioni a partire dalla seconda offerta di lavoro rifiutata da parte dei beneficiari occupabili;
    controlli preventivi sulle richieste di accesso al sussidio, che saranno effettuati incrociando le banche dati della pubblica amministrazione.
  • Attualmente, si perde il diritto al sussidio solamente se si rifiutano 3 offerte di lavoro. Purtroppo, secondo quanto è stato dichiarato di recente dall’Inps, questo non accade quasi mai per almeno due ragioni: Innanzitutto, perché spesso le offerte non vengono notificate secondo la legge; in secondo luogo, difficilmente si riesce ad offrire tre proposte di lavoro allo stesso soggetto.

Infine, in fase di domanda, sarà necessario allegare un certificato di residenza recente e firmare una dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro.(Trendonline/Today/InvestireOggi)
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