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Tragedia a Roma, muore riverso sul marciapiede davanti ai passanti: aveva 55 anni

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Roma

ROMA. Una tragedia, un dramma avvenuto sotto gli occhi di tutti. Si tratta della morte di un 55enne di nazionalità italiana.

I fatti

Come riporta Il Corriere della città, le pattuglie del IV Gruppo Tiburtino della Polizia Locale sono intervenute intorno alle ore 08.00. L’uomo era riverso a terra. Immediati i soccorsi prestati dal personale medico del 118, ma non c’è stato niente da fare se non confermare il decesso. Sono attualmente in corso gli accertamenti.

E’ accaduto questa mattina presto, in modo attualmente inspiegabile e tra lo sgomento dei passanti. Un uomo di 55 anni, italiano, è stato trovato riverso sul marciapiede della nota via Tiburtina a Roma, accanto a un’auto. Non presentava ferite visibili e, tra le cause del decesso, al momento non si esclude un malore.(IlCorrieredellaCittà)

E’ morto Giampiero Galeazzi: l’ex giornalista sportivo della Rai aveva 75 anni

È morto Giampiero Galeazzi. Il cronista sportivo e conduttore della Rai ed ex canottiere aveva 75 anni ed era malato da tempo di diabete.

L’ultima sua apparizione televisiva risale a tre anni fa a Domenica In

Nato a Roma il 18 maggio 1946, Galeazzi in gioventù, dopo la laurea in economia era diventato professionista di canottaggio, vincendo il campionato italiano del singolo nel 1967. Poi è entrato in Rai come giornalista sportivo prima alla radio e poi in tv, prima alla Domenica Sportiva e poi a Mercoledì Sport.

A darne notizia alcuni colleghi giornalisti come Massimo Caputi, sui social.

Di lui si ricordano le telecronache degli eventi sportivi come la mitica medaglia d’oro dei fratelli Abbagnale a Seul nel 1988. Negli Anni Ottanta fu anche inviato della Ds per gli incontri più importanti della Serie A.

Dal 1992 al 1999 ha condotto 90esimo minuto e ha partecipato alla conduzione del festival di Sanremo del 1996 con Pippo Baudo. Nel 2010 e nel 2012 ha partecipato a Notti Mondiali e Notti Europee, entrambe trasmissioni Rai.

Gli studi e il canottaggio – Nato a Roma il 18 maggio 1946, Giampiero Galeazzi passa la gioventù tra studio e sport. Si laurea in Economia e lavora per qualche mese nell’ufficio marketing e pubblicità della Fiat a Torino. La sua strada però era un’altra. Galeazzi intraprende una carriera da professionista nel canottaggio, arrivando a vincere il campionato italiano del singolo nel 1967.

“Il Bisteccone di Mara Venier”

In Rai mi portò Gilberto Evangelisti mi diede questo soprannome. Bisteccone in romano indica un ragazzo giovane alto, forte, che vive la vita. Appena mi videro in compagnia del mio amico gli chiesero… e chi è ‘sto bisteccone?

La carriera da giornalista di Giampiero Galeazzi

La passione per lo sport lo porta a entrare in Rai in qualità di giornalista sportivo: prima alla radio e poi in tv, prima alla Domenica Sportiva e poi a Mercoledì Sport. Tra le sue firme più celebri figurano sicuramente la telecronaca della mitica medaglia d’oro dei fratelli Abbagnale a Seul nel 1988 e quella del duo Rossi-Bonomi Sydney 2000.

Galeazzi si distingue anche per i suoi servizi “d’assalto”:

Restano leggendari i suoi blitz da cronista negli spogliatoi prima e dopo le gare della Nazionale e le corse in campo durante le feste scudetto che hanno segnato un’epoca come quelle del Napoli (1987) o del Verona (1985). Dal 1992 al 1999 ha condotto 90esimo Minuto e ha partecipato alla conduzione del festival di Sanremo del 1996, accanto a Pippo Baudo. Nel 2010 e nel 2012 ha partecipato a Notti Mondiali e Notti Europee.

Oltre lo sport

Oltre al giornalismo sportivo, Galeazzi seguì per la Rai anche tutt’altra guisa di eventi. Il cronista seguì ad esempio lo storico incontro tra il presidente americano Ronald Reagan e il segretario del partito comunista dell’Urss Michail Gorbaciov.

“Capitò tutto per caso – ha raccontato lo stesso Galeazzi -. Mi trovavo a Reykjavik per la cronaca sportiva dell’incontro di Coppa dei Campioni tra Valur e Juventus e nel giro di poco scoppiò la notizia che sarebbe avvenuto questo incontro importante. Così io mi organizzai feci i primi servizi d’approccio e andò bene. Per me che non avevo mai affrontato una realtà simile fu difficile, ma ricordo un gruppo eccezionale di giornalisti. Nemmeno per le Olimpiadi ne ho visti così tanti”.
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