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Chico Forti torna in Italia? Cartabia incontra Garland e Attorney General e rinnova la richiesta di trasferimento

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Cartabia

La ministra della giustizia, Marta Cartabia, ha avuto un colloquio molto cordiale con il procuratore generale degli Stati Uniti, Merrick Garland. Lo rende noto il ministero della Giustizia, precisando che la guardasigilli ha rappresentato il quadro delle riforme, a cui sta lavorando.

I due si sono confrontati

In modo particolare sui sistemi di monitoraggio della durata dei processi e sull’istituzione in Italia dell’ufficio per il processo, analogo all’esperienza dei clerks americani. Cartabia e Garland hanno in seguito toccato vari dossier riguardanti la cooperazione giudiziaria tra Italia e Stati Uniti.

All’Attorney General

La ministra Cartabia ha rinnovato la richiesta di trasferimento in Italia del connazionale Chico Forti, perche’ possa continuare a scontare nel suo Paese la pena dell’ergastolo cui e’ stato condannato per omicidio e per cui e’ recluso in un carcere della Florida.

La Guardasigilli

Ha fornito al procuratore generale, autorita’ cui spetta la decisione finale sul caso previo assenso della Florida, i chiarimenti richiesti sul rispetto da parte italiana della convenzione di Strasburgo del 1983 (sul trasferimento delle persone condannate).

La ministra

Ha inoltre invitato l’esponente dell’amministrazione Usa alla conferenza dei ministri della Giustizia dei Paesi membri del Consiglio d’Europa, organizzata nel quadro della Presidenza italiana, che avra’ luogo a dicembre a Venezia e che sara’ dedicata al tema della giustizia riparativa.

La titolare della Giustizia ha infine illustrato iniziative, allo studio con Unodc a seguito della crisi afgana, per contrastare la produzione e il traffico di stupefacenti, la tratta degli esseri umani e rafforzare gli strumenti di lotta al terrorismo.

E ancora

“E’ tempo di fare un cambiamento” e “vogliamo correre” per riformare la Giustizia, accelerando i processi, rendendo l’Italia un Paese appetibile per gli investitori stranieri.

E’ il messaggio lanciato dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia nell’incontro con investitori e professionisti italiani e americani andato in scena lunedi’ sera a Villa Firenze, residenza ufficiale dell’ambasciatrice d’Italia Mariangela Zappia, che ha fatto gli onori di casa.

L’incontro, a chiusura del primo dei tre giorni di visite ufficiali, tra Washington e New York, e’ servito a Cartabia per presentare anche in Usa i passaggi fondamentali della riforma della giustizia. Al primo punto la certezza dei tempi dei processi.

“Da un’indagine del ministero degli Affari esteri – ha esordito la ministra, parlando in inglese – e’ emerso come la maggiore preoccupazione per gli investitori stranieri sia quello di trovarsi bloccati da una giustizia troppo lenta”.

Cartabia ha ricordato agli investitori stranieri che la riforma prevede una riduzione del 40 per cento dei tempi dei processi civili e del 25 per cento di quelli penali, traguardo da raggiungere entro cinque anni. Ma anche la necessita’ di individuare percorsi diversi in base alla gravita’ del reato per non ingolfare la macchina della giustizia.

A un investitore americano che chiedeva cosa sarebbe cambiato nel frattempo, Cartabia ha risposto con fermezza:

“Seguiteci con attenzione perche’ noi vogliamo correre molto velocemente”. Gli ottomila nuovi “giuristi” assunti con contratto triennale, e stipendio che puo’ arrivare a circa 1700 euro al mese, rappresenteranno la novita’ della riforma perche’ andranno a costituire innesti non di semplici impiegati addetti a compiti d’ufficio ma con competenze tecniche, giuridiche, di analisi dati, per accelerare il processo di digitalizzazione della giustizia.

Altri ottomila verranno assunti in una seconda tornata tra due anni. Una giustizia veloce, certa e affidabile, ha spiegato la ministra, non guarda solo ad attrarre gli investitori ma anche a “dare risposte a una societa’ sempre piu’ polarizzata” in cui “si manifesta un dissenso sempre piu’ irragionevole”.

Ma alla fine, il cardine della riforma resta la figura del giudice e della sua indipendenza, un elemento, ha ricordato Cartabia, che rischia di essere meno forte a causa del peso delle correnti della magistratura, con “gruppi di potere in competizione tra loro”. Oggi la ministra, accompagnata dall’ambasciatrice, incontrera’ il presidente della Corte Suprema, John G. Roberts. In serata, il trasferimento a New York.
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