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Austria, lockdown ai no vax ma ci sono incongruenze: scuole ed impianti sciistici aperti

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Austria lockdown

AUSTRIA. Il Paese da mezzanotte è in completo lockdown ai non vaccinati, ma sorge un dubbio sulle limitazioni. L’Austria si è dunque fermata per la quarta ondata del Covid? Dal 12 dicembre, come riporta ANSA, la vita di tutti i cittadini riprenderà alla normalità per i vaccinati e guariti, ma diventerà un’incubo per i no vax. Tali persone, dunque, dovranno restare a casa fino a data da destinarsi.

Incongruenze in Austria

Ma ci sono delle incongruenze: già come il precedente inverno i no vax potranno in ogni modo andare a sciare, poiché lo sci è a tutti gli effetti un’attività motoria. Il lockdown effettivo prenderà in considerazione chi dovrà usare gli impianti di risalita, poiché serve il green pass. Le scuole saranno sempre aperte, ma sono i genitori che decideranno se far restare a casa i propri figli. Ieri migliaia di manifestanti contro il vaccino sono scesi in strada in varie città dell’Austria per contestare la scelta del Governo, ma anche contro l’obbligo vaccinale che scatterà a Febbraio. Il Governo però ha già registrato una forte crescita nelle file davanti gli hub vaccinali: la prova che il piano sta andando a buon fine.

Famiglia No Vax a trieste

COVID. Accade a Trieste, città dove ormai i contagi stanno aumentando a causa a causa delle manifestazioni nella città. Qui, un’intera famiglia di No Vax è stata colpita dal virus. La prima ad entrare in contatto col Covid è la donna 45enne, madre ed incinta, che rimane ricoverata all’ospedale Borgo Trento a Verona. Adesso è intubata e incosciente dopo essersi curata a casa per alcuni giorni, come riporta TgCom24.

La donna adesso potrebbe perdere il proprio figlio. Contagiata poi anche la propria madre di 68 anni. Anche lei è ricoverata in gravi condizioni.

La famiglia è quasi interamente No Vax, e sono così convinti che i genitori hanno fatto iscrivere la figlia in una scuola materna in Slovenia perché lì le vaccinazioni pediatriche non sono obbligatorie. Dopo essere stata contagiata, la 45enne pensava di riuscire a curarsi in casa. Invece, le sue condizioni si sono aggravate ed è stata costretta a chiamare il 118. Da qui poi il viaggio da Trieste a Borgo Trento, dove lo staff ha già precedentemente affrontato un caso simile.

Dalle prime analisi risulta che la donna, tra il quinto e il sesto mese di gravidanza, ha una polmonite seria e che rischia di morire insieme al bambino. Si dovrà usare l’Ecmo, una tecnica di circolazione extracorporea che si utilizza in ambito di rianimazione per pazienti con insufficienza cardiaca o respiratoria acuta. Se dovesse avvenire, il feto potrebbe rischiare danni cerebrali per mancanza di ossigeno.

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