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Freddie Mercury, il 30esimo anniversario dalla morte dell’artista. Il ricordo del chitarrista Brian May

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FREDDIE MERCURY. Oggi ricade il trentesimo anniversario della morte di Freddie Mercury. Esattamente trent’anni fa il Leader dei Queen si spense alle 18.48 nella sua residenza a Kensington, Londra. Le cause stabilite sono una broncopolmonite aggravata dalle complicazioni causate dall’AIDS.

Prima della morte

Il giorno prima della morte del cantante, il manager dei Queen, Jim Beach, lanciò ai media locali un comunicato richiesto proprio da Mercury. Tale comunicato, come sottolinea tio.ch, dice: «In seguito alle disparate congetture diffuse dalla stampa nelle ultime due settimane, desidero confermare che sono risultato sieropositivo e di aver contratto l’AIDS. Ho ritenuto opportuno tenere privata questa informazione fino a oggi per proteggere la privacy di quanti mi circondano. Comunque è giunto il momento di far conoscere la verità ai miei amici e ai miei fan e spero che si uniranno a me, ai miei dottori e a quelli di tutto il mondo nella lotta contro questa terribile malattia».

Ad oggi la statua del famoso cantante svetta in Svizzera. Affacciata sul lago di Ginevra, la celebre statua diventata negli anni un motivo di grande richiamo per i fan di tutto il mondo. Infatti, molto spesso si tengono feste e riti organizzati proprio dai più fanatici del cantante, tanto che si sono creati i Freddie Celebration Days. Tali festività vengono tenute in occasione del compleanno dell’artista. Per il prossimo anno, l’edizione è fissata tra il 2 e 5 settembre.

Il legame con la Svizzera

La Svizzera ha un legame molto forte col cantante, poiché proprio a Montreux durante una cena, fu proprio il divo a rivelare la sua sieropositività ai colleghi Brian May, John Deacon e Roger Taylor. Proprio May, che ieri fu ospitato alla trasmissione televisiva britannica “Good Morning Britain”, disse che quei giorni furono particolarmente difficili. «Fu un periodo difficile ma ci unì come una famiglia. Stringemmo i ranghi attorno a Freddie e cercammo di rendergli la vita il più semplice possibile».

Rivelò che i media lo cercavano ovunque, per avere notizie su di lui e lanciare articoli il più velocemente possibile. «Abbiamo cercato di tenere lontane le arpie» aggiunge il chitarrista. «C’erano un sacco di persone che puntavano gli obiettivi verso le finestre. È stato un momento orribile per lui».

Inoltre, la città di Montreux era la sede dei Mountain Studios, dove la band britannica incise gran parte degli ultimi brani. May lo ricorda così: «Potevamo fare musica. E fare musica era la vita di Freddie. Poteva isolarsi una volta che era in quell’ambiente. Stranamente è stato uno dei momenti più gioiosi che abbiamo mai avuto. Freddie sembrava essere in grado di lasciare tutto fuori e divertirsi a fare la sua musica».

L’eredità

Così si spense il divo della musica a 45 anni. Divenuta icona del passato e del presente di oggi, l’artista ha rivelato qualità uniche. Inoltre, grazie al film “Bohemian Rhapsody” del 2018 la sua figura è stata riscoperta la sua figura. May e Taylor sono andati avanti a fare musica in questi trent’anni. La sua eredità comprende i brani realizzati col gruppo Queen e quelli della sua carriera da solista, che comprende gli album “Mr. Bad Guy” e “Barcelona”.

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