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Storie di violenza, il racconto di Patrizia, una sopravvissuta: “L’unica arma è parlarne”

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“La violenza domestica è come un piccolo campo di concentramento in miniatura”. Patrizia Cadau, pedagogista di 45 anni, è una sopravvissuta ed è stata vittima di maltrattamenti da parte dell’ex marito, tra il 2012 e il 2017. Ha deciso di mostrare le cicatrici della violenza subita, perché ha deciso di denunciare un uomo violento.

“Sei isolata, brutalizzata con il linguaggio, ti viene tolta la tua libertà e inflitta cattiveria gratuita senza sapere il perché; sei dissociata, provi a giustificare quelle ‘sfuriate’, a convincerti che va tutto bene ma in realtà, quello che stai vivendo, è l’inferno” – racconta Patrizia.

Una storia come tante, che richiede un cambiamento immediato. In Italia la violenza uccide una donna ogni tre giorni: si tratta di un’emergenza sociale e culturale che sembra non avere fine.

Violenza: il cambiamento parte della politica

Stupisce di come la maggior parte delle persone consideri questi atti delle barbarie, ma non faccia nulla per cambiare la società. Un ritorno al medioevo, in cui la donna era considerata un oggetto, senza valore. E lo dimostra la solitudine di Elena Bonetti, alla Camera, quando discute la mozione contro la violenza sulle donne con soli 8 deputati presenti su 630.

Elena Bonetti, che crede in ciò che fa, investe tempo, passione, dedizione, studio, cura, veste di rosso, mascherina compresa, giusto per far capire a tutti, compresi gli otto parlamentari presenti, di ‘cosa’ si parla.

Una scena desolante che le telecamere di Montecitorio si guardano bene dal registrare, ma che non sfugge agli scatti dei giornalisti e dei fotografi.

Proprio nei giorni scorsi, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha ribadito che “la tutela delle donne è una priorità assoluta per il governo, che intende affrontare l’odioso problema della violenza di genere in tutti i suoi aspetti, dalla prevenzione al sostegno alle vittime”.

Il vero cambiamento è ancora lontano. “Negli anni la sensibilità verso le problematiche legate alla violenza di genere è cresciuta, ma resta ancora tutto un lavoro culturale e sociale da fare per scardinare gli stereotipi che continuano ad alimentare la violenza”, spiega sempre Patrizia.

“Invito a denunciare, a raccontare: è l’unica arma contro la violenza e contro il perpetrarsi degli abusi; troviamo la forza per fermare la violenza parlando a voce alta, perché le cose dette non volano via, stanno lì ed è responsabilità degli altri occuparsi di queste parole”, conclude Patrizia Cadau

E aggiunge: “È necessario tutelare maggiormente le donne che scelgono di denunciare e fare in modo che ottengano la giustizia che meritan. La violenza maschile, come dice il termine, non è mai responsabilità della donna”.

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