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“Non ce la faccio amore”. Ha un malore improvviso, mamma dimessa dall’ospedale perde il bambino al nono mese di gravidanza. Oggi l’autopsia

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BOLOGNA. “Fino a quando non avremo l’esito dell’autopsia preferisco restare in silenzio, forse cambierò idea quando saprò con certezza come sono andate le cose. Ho appena perso un figlio e nulla lo riporterà alla vita. Per questo chiedo rispetto per il mio dolore e per quello della mia compagna”. A parlare è il giovane padre che con la sua convivente è stato travolto da una drammatica e dolorosa esperienza.

Proprio oggi, lunedì 17 gennaio 2022, si terrà l’autopsia sul corpicino del bimbo morto nel grembo della sua mamma, risultata positiva al Covid-19. Una storia drammatica sul quale si sta cercando proprio in queste ore di far disperatamente luce per portare un po’ di pace nel cuore di due genitori spezzato dal dolore.

I fatti di Bologna

La coppia risiede nell’alta valle Reno. Nelle prime ore di giovedì scorso la signora non si sente bene, accusando qualche sintomo influenzale. E’ al nono mese di una gravidanza che non è la prima e che fino a quel momento non ha dato problemi, dal momento che tutto sembrava filare liscio come l’olio. Chiamata la Croce Rossa, la donna viene trasportata al pronto soccorso dell’ospedale Costa di Porretta Terme, dove resta in osservazione fino al mattino, in attesa di una consulenza ginecologica.

Effettuata questa visita, secondo i medici non ci sono gli estremi per il ricovero e, quindi, si procede alla dimissione. Il tampone effettuato per la ricerca del Covid risulta però essere positivo: la donna, come il compagno, aveva deciso di non vaccinarsi per scelta. La giornata di giovedì trascorre tranquilla, ma la sera compaiono i primi sintomi di un nuovo malessere.

Il venerdì mattina viene nuovamente contattato il 118 e questa volta ci sono tutti i segnali per un parto imminente. Si decide di non utilizzare l’elicottero, ma di procedere in ambulanza fino all’ospedale Maggiore caricando a Vergato un medico che assista la donna durante il viaggio.

Arrivati a Bologna le acque si rompono con l’ostetrica che, purtroppo, constata come il cuore del bambino non si contragga più, per cui non resta che dichiararne il decesso.

A quel punto la famiglia chiede subito l’autopsia per capire come sia potuto accadere, avendo il sospetto che la prima dimissione sia affrettata. Comprensibile il profondo dolore dei due genitori che, tra i tanti dubbi, ora ne hanno anche un altro: se le procedure e i protocolli fossero stati diversi, ora il loro bambino sarebbe ancora vivo? Questa tristissima vicenda si inserisce nella più ampia e annosa questione della chiusura del punto nascite a Porretta Terme.
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