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Tragedia in casa, il piccolo Liam trovato morto nella sua culla: aveva solo 28 giorni di vita. Il papà si è sentito male

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BALLABIO (LECCO). 10 anni di carcere, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e la sospensione temporanea della responsabilità genitoriale: questa la pena per omicidio preterintenzionale aggravato dal vincolo dell’ascendenza, disposta  oggi, giovedì 20 gennaio 2022 dai giudici della  Corte d’Assise di Como nei confronti di Aurora Ruberto, 39 anni, mamma del piccolo Liam Nuzzo, bimbo di Ballabio morto a soli 28 giorni.

Liam, nato all’ospedale di Lecco il 17 settembre del 2015, era stato trovato morto in culla il 15 ottobre successivo, il giorno del compleanno del padre Fabio Nuzzo, dopo essere stato ricoverato per ben tre volte nel reparto di Pediatria dell’ospedale Manzoni di Lecco. Proprio il padre, a processo insieme alla madre, è stato invece assolto.

Il pm aveva chiesto l’assoluzione

Una sentenza, quella di oggi che non accoglie totalmente  le richieste avanzate dalla titolare della pubblica accusa. Lo scorso 29 novembre infatti il Pubblico Ministero Chiara Di Francesco aveva chiesto l’assoluzione per Aurora Ruberto per non aver commesso il fatto. Per Fabio Nuzzo  era stato invece  chiesto il proscioglimento, perché il fatto non sussiste.

Alla richiesta della dottoressa Di Francesco –  quarto Pm da quando il caso è stato aperto (e archiviato per due volte) – si erano associati gli avvocati della difesa Nadia Invernizzi e Roberto Bardoni che dopo la sentenza di oggi valuteranno il ricorso in appello.

La ricostruzione del sostituto Tarfusser

Prima del passaggio del fascicolo nelle mani della Pm Di Francesco, il sostituto procuratore Cuno Tarfusser aveva riformulato il capo d’imputazione.  Secondo il dottor Tarfusser  Aurora Ruberto era l’autrice materiale dell’omicidio che sarebbe stato perpetrato “utilizzando uno strumento contundente o sbattendo la testa del figlio neonato su una una superficie piana e rigida”. Questo avrebbe provocato al bambino “fratture pario temporali bilaterali simmetriche conseguenti ad una compressione schiacciamento della volta cranica, da cui derivava uno stato di particolare debolezza e di immunodeficienza del neonato, tale da favorire l’insorgere di una polmonite interstiziale che portava al decesso di Liam”.

Per il dottor Tarfusser, Fabio Nuzzo sapeva “delle reiterate condotte lesive e maltrattamenti serbati dalla Ruberto verso Liam, che hanno portato a ben tre ricoveri ospedalieri del neonato”. Nonostante questo, tollerava, “pur avendo l’obbligo morale giuridico di impedirle”.

Atti rinviati alla Procura

Una quadro come detto ribaltato dalla richiesta di assoluzione  della Pm Di Francesco ed invece parzialmente sposato oggi dai giudici della  Corte d’Assise di Como.

Giudici che oggi hanno inoltre preso un’altra decisione ovvero quella di rinviare gli atti  Procura con l’obiettivo di  riverificare eventuali responsabilità dei medici dell’ospedale Alessandro Manzoni di Lecco.
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