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Quirinale, Berlusconi in silenzio, prende tempo e resta ad Arcore: congelato il vertice del centro destra

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Berlusconi

QUIRINALE. Mancano quattro giorni al voto e lo scenario si capovolge quasi ogni giorno a velocità sfrenata. Sembrava tutto fatto nel centro destra ed invece a quanto pare forse c’è un passo in dietro.

Silvio Berlusconi, infatti ha slittato l’incontro a Roma, rimanendo ad Arcore, forse prende tempo perché evidentemente viste le situazioni interne ai partiti, sarebbe ancora in tempo oggi a ritirare la propria candidatura.

L’ex premier quindi prende tempo

Come riporta Repubblica, non è in condizione di dare garanzie agli alleati. Vittorio Sgarbi, pesantemente attaccato dal cerchio magico del Cavaliere, ha dichiarato fallita l’ “operazione scoiattolo”, il reclutamento individuale dei Grandi elettori.

Anche perché, spiega, “Ci sono tanti deputati del gruppo misto che vogliono incontrarlo ma lui resta a Milano”.

Nel frattempo non è mai stato costituito il comitato di parlamentari di tutti i partiti della coalizione che avrebbe dovuto verificare i numeri e contribuire alla “caccia”.

Ufficialmente Berlusconi continua a fare telefonate ai parlamentari da Arcore

Ma le voci su un suo prossimo ritiro si rafforzano. Insomma, ora c’è chi prende terribilmente sul serio quella che sembrava una boutade di Sgarbi: “Berlusconi non torna a Roma e comunica la sua decisione da remoto”.

Da Letta a Conte: “La Legislatura deve continuare”

Letta insiste che serve un nome autorevole e condiviso da tutti. Ma dal vertice con Speranza e Conte non è uscito nessun nome.

Meloni e Salvini chiedono invece azioni comuni

La Meloni nello specifico fa appello all’unità del centrodestra: in quanto potrebbe essere protagonista se per mane unito.

Santoro: “Berlusconi è semplicemente inadatto”

“Dovrebbero dire tutti che Berlusconi è, semplicemente e chiaramente, inadatto a diventare il capo dello Stato. E invece chi non lo vuole al Quirinale, come il Pd e i Cinque stelle, si limita a definire la sua candidatura come divisiva. Oramai è come se i “sopravvissuti” del sistema politico si tenessero per mano. Un girotondo nel quale si ha paura di mollare uno degli elementi. Un girotondo sul bordo di un precipizio: se lasciano andare uno, magari cascano tutti assieme. C’è una sorta di solidarietà sull’esistente. Sono un po’ colleghi: non se la sentono di parlar male di Berlusconi, che è un collega pure lui”. È quanto dice Michele Santoro in un’intervista a ‘La Stampa’.
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