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“Finalmente negativo, ora amori miei possiamo uscire”. Papà Samuele muore a 41 anni per i postumi del Covid: lascia due bimbi in tenera età

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Samuele

SANT’EGIDIO. Un’altra giovane vita stroncata, un altro papà che non vedrà cresce i suoi bambini. Se ne è andato così Sanuele.

Due comunità in lutto per la scomparsa di un giovane padre di famiglia

Aveva appena 41 anni Samuele Pancotti, padre di due figli in tenera età, che si è spento all’ospedale Mazzini di Teramo. Il giovane non si era potuto vaccinare (per altre patologie) e nello scorso dicembre si era contagiato ed era stato ricoverato.

Nel frattempo il quadro clinico si è progressivamente aggravato, nonostante Samuele era diventato negativo.

Samuele Pancotti, originario di Martinsicuro, risiedeva a Sant’Egidio alla Vibrata (era anche dirigente della Santegidiese), ma era conosciuto molto anche a Castel di Lama dove la moglie ha un negozio e i figli frequentano la scuola.

I funerali del giovane si terranno giovedì 27 gennaio alle ore 10 nella chiesa di Villa Sant’Antonio ad Ascoli Piceno, mentre la salma arriverà già domani, mercoledì, nel teatrino parrocchiale dove sarà allestita la camera ardente.(Abruzzo)

Strage familiare ad Agrigento, uccide i due nipotini di 11 e 15 anni, fratello e cognata: poi si suicida

AGRIGENTO. Prima ha sparato contro quattro familiari, tra cui due ragazzini, uccidendoli, poi si è suicidato.

E’ finita nel sangue una lite in una casa di Licata (Agrigento), dove Angelo Tardino, 48 anni, ha assassinato a colpi di pistola il fratello, la cognata e due nipoti prima di tentare la fuga. Ma, braccato dai carabinieri, ha deciso di togliersi la vita in una strada poco distante dal luogo della strage.

Suicida mentre era al telefono con i carabinieri

L’uomo era al telefono con gli investigatori, che erano ormai sulle sue tracce, e che hanno cercato di convincerlo a costituirsi.

Quando ormai sembrava incline ad arrendersi e raggiungere la caserma, i militari hanno sentito al telefono uno sparo e hanno capito che il fuggitivo si era tolto la vita.

Lite per motivi economici dietro la strage – Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, che hanno sentito alcuni vicini, la strage sarebbe stata originata da un violento diverbio per motivi economici, legati alla suddivisione di alcuni terreni della famiglia. (Tgcom24)

“Mamma ho uno strano presentimento, ho paura”. E’ Carlo Alberto, il 12enne morto durante la sua prima gara sotto gli occhi di tutti

TREVISO. Non ce l’ha fatta Carlo Alberto Conte, lo studente e podista padovano di 12 anni che domenica mattina era stato colpito da un attacco cardiaco mentre era impegnato nel “Cross della Vittoria”, corsa campestre di Vittorio Veneto.

Si è spento dopo due giorni di agonia

Al Ca’ Foncello di Treviso, dove si trovava ricoverato in terapia intensiva. Da domenica il ragazzino non aveva più ripreso conoscenza, e le speranze si erano affievolite con il passare delle ore.

Il ricordo del padre

«Non avrei potuto chiedere di meglio, non esisteva un bambino più bello, più intelligente e speciale di lui».

A parlare, con la voce rotta dal pianto, è Dino Massimiliano Conte, padre di Carlo Alberto, strappato alla vita ad appena 12 anni.

Domenica scorsa il giovane era stato colpito da un malore mentre stava completando la gara podistica del «Cross della Vittoria» a Vittorio Veneto, nel Trevigiano. Purtroppo la rapidità con cui sono stati prestati i primi soccorsi e il ricovero immediato nel reparto di terapia intensiva del reparto di cardio-chirurgia dell’ospedale di Treviso non sono bastati a salvare la vita al giovanissimo atleta delle «Fiamme oro» di Padova che domenica scorsa stava disputando la sua prima gara.

L’avvicinamento all’atletica

Carlo Alberto si era avvicinato all’atletica da pochissimo tempo e a novembre era risultato idoneo alla visita sportiva. Perfettamente sano. Mancavano solo 300 metri alla fine della gara della categoria «ragazzi» quando il 12enne ha iniziato a barcollare, si è aggrappato a un albero ed è poi crollato rovinosamente a terra, privo di sensi.

I soccorsi

Guidati dal medico coneglianese Giovanni Dalla Zentil, sono stati puntuali e veloci. Gli infermieri della Prealpi soccorso onlus insieme a un anestesista-rianimatore di Monselice e a un altro infermiere del Suem, si sono alternati nel praticargli il massaggio cardiaco, utilizzando il defibrillatore per oltre un’ora.

Il giovane è stato poi trasportato in elicottero al Ca’ Foncello di Treviso. Le sue condizioni sono apparse fin da subito disperate e dopo due giorni di agonia, nel pomeriggio di martedì, ne è stato dichiarato il decesso.

La notizia

La notizia della morte ha fatto piombare nello sconforto chi aveva sperato fino all’ultimo in un miracolo per Carlo Alberto, 12enne amato da tutti per il suo sorriso contagioso. Lo stesso che sfoggia nella foto in cui è immortalato seduto all’interno del Caffé Pedrocchi e che era stata pubblicata in giornata sul proprio profilo Facebook dalla mamma Valentina con tanto di accorato appello: «Unitevi tutti nella preghiera».

Una richiesta che era stata subito accolta dai suoi compagni di classe della scuola media «Pascoli» che insieme a una rappresentanza di altri studenti e a molti docenti del secondo istituto comprensivo Ardigò si erano recati in mattinata alla Basilica di Sant’Antonio per partecipare a una messa celebrata da don Federico Lauretta, parroco di Santa Giustina.

Un momento di raccoglimento che era stato fortemente voluto dagli stessi ragazzi oltre che dall’intera scuola, dove il giovane lascia un ricordo indelebile. «In questi giorni – spiega Andrea Muto, preside dell’istituto comprensivo Ardigò – ho ricevuto moltissime telefonate in cui mi si chiedevano ragguagli sulle sue condizioni, e alcune di queste chiamate sono arrivate anche da docenti magari andati in pensione da poco che si ricordano come se fosse ieri di Carlo Alberto».

Il preside

Domenica, appena appresa la notizia dell’arresto cardiaco, il preside Muto aveva inviato una lettera ai genitori del 12enne per dimostrare tutta la vicinanza dell’intera comunità scolastica, scrivendo:

«Se potessimo invertire le lancette dell’orologio, se bastasse gridare al cielo con forza il rifiuto per ciò che vi è accaduto, non esiterei un momento a chiamare tutti a rapporto». E come rivela lo stesso dirigente scolastico «in un frangente così delicato, in cui di solito ci si chiude in un silenzio assordante, avevano anche trovato la forza di rispondermi. Ho riflettuto tantissimo su quanto accaduto su quel campo, ma che poteva succedere ovunque: eventi come questo lasciano senza parole». (CorrieredelVeneto)
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