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Terremoto, nuova scossa in provincia di Napoli, magnitudo 2.3. Paura alle pendici del Vesuvio: lo sciame sismico non arretra. Le zone più a rischio

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TERREMOTO. Torna a tremare la terra in Campania. Un nuovo sciame sismico sta interessando la Regione, Paura per un terremoto, registrato nella giornata di oggi 26 gennaio in provincia di Napoli.

Il sisma di magnitudo 2.3 è stato registrato nella zona del Vesuvio

Al momento scendono quanto si riporta, non si registrano danni. La scossa è stata avvertita dalla popolazione. Sono diversi i messaggi sui social da parte degli utenti.

Nella notte trema anche Pozzuoli

Come riporta Il Mattino, a partire dalle 2.15, si è verificata una sequenza di eventi sismici nell’area dei Campi Flegrei. Alle 7.53 è stata dichiarata la fine dello sciame costituito in totale da 29 scosse di magnitudo compresa tra 0.3 e 1.3.

Quello più significativo, di magnitudo 1.3, c’è stato alle 3.04, alla profondità di 2,6 chilometri in prossimità del cratere della Solfatara. Lo segnala l’Osservatorio vesuviano, sezione napoletana dell’Ingv, in una comunicazione inviata all’amministrazione comunale di Pozzuoli.

Il Vesuvio e la sua prossima eruzione

Gli esperti tengono bene d’occhio il Vesuvio. Come riporta sempre Il Mattino, infatti, il Vesuvio è costantemente sotto controllo per cogliere i segnali che potrebbero annunciare un suo risveglio, ma ci si chiede se sia possibile riuscire a prevedere quando potrebbe avvenire una nuova eruzione e quanto potrebbe essere violenta.

Una prima risposta arriva dalla ricerca coordinata dal Politecnico di Zurigo e pubblicata sulla rivista Science Advances, secondo la quale potrebbe intercorrere un intervallo di mille anni dall’ultima eruzione, avvenuta nel 1944.

Gli esperti

«È un dato scientifico interessante, ma le sue implicazioni potrebbero essere lette anche in modo diverso», osserva la vulcanologa Lucia Pappalardo, dell’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). «I nuovi dati non chiudono il dibattito – aggiunge – e la questione resta aperta». Alla ricerca, coordinata da J”rn-Frederik Wotzlaw e Olivier Bachmann, entrambi del Politecnico di Zurigo, hanno partecipato gli italiani Francesca Forni, dell’Università di Milano, e Roberto Sulpizio, che lavora fra Università di Bari, sezione di Bologna dell’Ingv e Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr).

I ricercatori hanno studiato le quattro più violente eruzioni del Vesuvio avvenute negli ultimi 10.000 anni: quella delle pomici di Mercato che risale a circa 9.000 anni fa, quella di Avellino avvenuta 3.950 anni fa e considerata «lo scenario peggiore», quella che nel 79 d.C. distrusse Pompei ed Ercolano (tutte e tre eruzioni pliniane, ossia fortemente esplosive), e quella di Pollena del 472 d.C., di tipo subpliniano, ma comunque confrontabile alla recente eruzione nelle Tonga, osservano i ricercatori. (IlMattino)
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