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Reddito di Cittadinanza, LA BRUTTA SORPRESA CHE NESSUNO SI ASPETTAVA: TUTTO SOSPESO. Ecco cosa sta per accadere

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reddito di cittadinanza

Laddove venga riscontrata questa irregolarità, l’Inps può disporre la sospensione o la restituzione del Reddito di Cittadinanza 

Si tratta di casi estremi che possono provocare delle situazioni piuttosto disagianti per chi ci si ritrova invischiato. Ecco quali sono nel dettaglio.

Grande attesa per la rata di marzo del Reddito di Cittadinanza per cui è previsto il pagamento anticipato. Il 27 giorno preposto per l’erogazione dell’ammortizzatore sociale, ricade di domenica, ragion l’Inps ha deciso di compiere prima le operazioni.

Esistono però dei casi nemmeno così sporadici in cui il RDC è stato sospeso in via temporanea o addirittura revocato definitivamente con annessa restituzione di quanto percepito fino a quel momento.

Trattandosi di situazioni al limite, vanno analizzate accuratamente in modo tale da comprendere al meglio quali errori non devono commettere i percettori del noto ammortizzatore sociale.

Reddito di Cittadinanza: sospensione temporanea e restituzione somma percepita

Per quanto concerne la sospensione il motivo è da ricercare nel mancato aggiornamento della dichiarazione sostituiva unica (DSU). È un documento necessario per poter continuare a ricevere il bonus, in quanto contiene dati anagrafici, reddituali e patrimoniali del nucleo familiare. 

Se non lo si presenta aggiornato o lo si fa in ritardo (dopo il 31 gennaio 2022), si va in contro alla sospensione del pagamento, che viene ripristinato solo dopo che viene aggiornato l’ISEE. 

Ben più gravi i casi che oltre alla mancata erogazione del RDC, lascino in dote anche la restituzione di quanto percepito fino a quel momento. Tra le motivazioni in questo frangente ci sono il mancato requisito di residenza (per cui sono responsabili anche l’Inps e il Comune che avrebbero dovuto controllare meglio) e la mancata comunicazione sull’aggiornamento del patrimonio mobiliare, riscontrato in seguito a controlli degli Enti preposti. 

Il problema nasce quando la cifra da restituire è molto alta. Può capitare anche che si aggiri intorno ai 20.000 euro, che per una persona senza chissà quali disponibilità (altrimenti non avrebbe potuto richiedere il sussidio) pesano come un macigno, soprattutto in questa fase.

A rendere ancora più complicato il tutto, è che l’Inps impone come termine di restituzione 30 giorni dalla notifica della comunicazione. Il percettore però può richiedere un lungo piano di rateizzazione in modo tale da poter smaltire il debito con più calma. Inoltre può ottenere la rideterminazione del debito sulla base di elementi rilevanti (Isee basso, mancanza di reddito o situazione di fragilità sociale).

L’altra strada è la compensazione con altri crediti spettante al soggetto ad un componente della sua famiglia. Nell’ipotesi estrema di mancato rimborso, l’Inps procede con il recupero coattivo grazie all’ausilio dell’Agenzia delle Entrate. Fonte: Conto Corrente Online
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