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Reddito di Cittadinanza, ADDIO AL SUSSIDIO. C’E’ LA PROPOSTA PER UN NUOVO REDDITO, cosa sta accadendo in queste ore

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reddito di cittadinanza

Dalla sua entrata in vigore, gli interventi e le proposte di modifica del reddito di cittadinanza non sono di certo mancate. Ora però c’è chi pensa di sostituirlo definitivamente, e a tal proposito ha lanciato una raccolta firme per sostenere la proposta di legge al parlamento europeo.

Reddito di cittadinanza addio? Parte la raccolta firme per il reddito base universale

Si chiama reddito base universale, e la proposta di approvarlo in Italia è sostenuta da Ist Reddito di Base Universale, su iniziativa dei cittadini. Per sostenere la misura, come già accennato sopra, è stata avviata una raccolta firme, con l’obiettivo di avviare redditi di base incondizionati (RBI) in tutta l’UE (che quindi andrebbero a sostituire il reddito di cittadinanza in Italia).

“Il nostro obiettivo è avviare l’introduzione di redditi di base incondizionati in tutta l’UE che assicurino a ciascuno la sussistenza e la possibilità di partecipare alla società nel quadro della sua politica economica. L’obiettivo sarà raggiunto restando nell’ambito delle competenze conferite all’UE dai trattati”, è stato spiegato.

Per questo motivo, quello a cui la raccolta firme vuole arrivare è far sì che la Commissione europea presenti “una proposta relativa a redditi di base incondizionati in tutta l’Unione che riducano le disparità regionali al fine di rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale nell’UE”.

Cos’è e come funziona il reddito base universale

Un reddito di base universale (universal-basic-income, UBI) è una rendita mensile in contanti che viene estesa a tutti, riconosciuta in maniera incondizionata e a prescindere dall’età, dal reddito o dall’occupazione. Serve per coprire i costi di base della vita di un individuo e consentire a tutti di partecipare alla società. Senza obblighi.

La principale differenza col reddito di cittadinanza, quindi, è questa. Per il sussidio Inps è infatti richiesto un impegno alla controparte che lo riceve, che è tenuta a partecipare alle iniziative dei Centri per l’Impiego e a intraprendere un percorso finalizzato alla ricerca di un lavoro (qui le regole). Una volta impiegato, quindi, il contribuente non ha più diritto a ricevere l’aiuto statale.

Secondo i sostenitori dell’iniziativa, che sono diversi in tutta Europa, un reddito base incondizionato potrebbe avere enormi vantaggi. In altre parti del mondo è già realtà, per esempio, in luoghi come la Finlandia dove i risultati sono stati più che positivi. Coloro che hanno ricevuto il reddito base universale, proprio per le maggiori sicurezze economiche e la minore incertezza finanziaria, hanno ripreso a studiare volontariamente, si sono formati acquisendo maggiori competenze e – anche per questo motivo – la loro fiducia verso le istituzioni è aumentata, mentre sono diminuiti i casi di depressione.

Reddito base universale, pro e contro: i nodi ancora di sciogliere

La proposta di introdurre un reddito base universale non è sempre accolta con entusiasmo da tutti. Per questo motivo, i fautori dell’iniziativa, come primo passo, hanno chiesto alla Commissione Europea di sostenere un programma pilota, partendo con una selezione di residenti dell’UE a cui inviare i pagamenti mensili in contanti per un periodo di almeno tre anni.

Questo approccio aiuterebbe l’UE a capire come funzionerebbe un sistema di sostegno europeo e a valutarne l’impatto sul mercato del lavoro, sul benessere, la disuguaglianza e la povertà. Inoltre, sarebbe in grado di fornire feedback per una progettazione politica migliore e più efficace. I nodi da sciogliere sono ancora diversi.

Tra gli svantaggi più tirati in ballo, quelli che secondo cui il sistema potrebbe:

  • innescare meccanismi di inflazione;
  • aumentare i costi di vita;
  • non spingere le persone a cercare un lavoro;
  • non avere un impatto effettivo contro le disparità sociali, visto che anche i ricchi continuerebbero a riceverlo.

Di tutta risposta, però, i favorevoli al reddito base universale sostengono che, garantendolo a tutti:

  • le persone potrebbero impegnarsi nella ricerca di un posto di lavoro che li appaghi, con un salario migliore, perché non costretti ad accettare qualsiasi cosa pur di far fronte alle incombenze di tutti i giorni;
  • chi ha finito la formazione obbligatoria potrebbe continuare a studiare anche senza aiuto della famiglia, concentrandosi sul suo percorso;
  • maggiore sicurezza verrebbe garantita a chi vuole tornare a scuola o deve rimanere a casa per prendersi cura di un parente;
  • si ridurrebbero di fatto i costi amministrativi e di burocrazia degli attuali sistemi di welfare, che si basano su controlli, percorsi e monitoraggi che richiedono più tempo e risorse per l’assistenza dei beneficiari rispetto all’assegno mensile erogato a tutti indistintamente;
  • si riuscirebbe finalmente a contrastare il fenomeno della povertà, garantendo una quota minima per la sopravvivenza a chiunque.

Giovani, donne, famiglie numerose e svantaggiate – che sono le categorie più a rischio – sarebbero quindi più tutelate, potendo far affidamento su una maggiore stabilità economica (familiare e del Paese).

Questi, però, sono tutti punti che prendono in esame un sistema economico ideale e in equilibrio. Il reddito senza vincoli è difficile da percepire come efficace ed efficiente per due motivi, uno culturale e l’altro economico.

È probabile, come molti economisti sostengono, che se tutti iniziassero a ricevere improvvisamente un reddito di base, la maggior parte finirebbe immediatamente col spendere il denaro extra, aumentando la domanda e, infine, aumentando i prezzi (e scatenando così l’inflazione).

I prezzi più elevati, poi, renderebbero presto inaccessibili servizi e prodotti – che finirebbero col costare di più – a coloro che si trovano in fondo alla piramide reddituale. A lungo termine, un reddito garantito non aumenterebbe il tenore di vita in generale, riportando alla situazione iniziale che si è cercato di correggere.

Infine, questo è probabilmente l’aspetto più controverso, a livello sociale facciamo fatica a pensare a questo sistema come funzionante, perché ci portiamo dietro il retaggio culturale che la disoccupazione è una condizione che molti si vanno a cercare e che chi non lavora deve solo rimboccarsi le maniche e non cercare di vivere di rendita. Dare denaro agli inoccupati in cambio di niente per molti è ancora un’idea inconcepibile, poiché escludono – di fatto a priori – che una persona non stia lavorando non perché non vuole, ma perché non può.
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