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Vaiolo scimmie, primo caso in Toscana. Oms: “Possibile fermare trasmissione del virus”

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VAIOLO SCIMMIE. Si tratta di un uomo aretino 32enne, attualmente ricoverato al reparto di Malattie infettive dell’ospedale San Donato di Arezzo. In totale in Europa sono stati segnalati 85 casi acquisiti in otto Stati membri Ue. Lo ha riferito il Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie in una valutazione sui rischi legati al vaiolo delle scimmie.

Anche in Toscana c’è il primo caso di vaiolo delle scimmie, riscontrato su un 32enne aretino rientrato pochi giorni fa da una vacanza alle Canarie. L’uomo è attualmente ricoverato al reparto di Malattie infettive dell’ospedale San Donato di Arezzo, e la sua positività è stata verificata dalle analisi svolte all’Istituto Spallanzani di Roma. Lo hanno reso noto la direzione generale della Asl Toscana Sud Est e l’Istituto Nazionale Lazzaro Spallanzani di Roma, in una nota.

“Il paziente sta bene, ha lesioni cutanee senza sintomi sistemici, e presenta un normale andamento comune a tutti i casi che stiamo vivendo nel resto dell’Europa”, ha riferito il primario di malattie infettive dell’ospedale di Arezzo, Danilo Tacconi, durante una conferenza stampa. Salgono così a quota 4 i casi di vaiolo delle scimmie accertati finora in Italia.

Ad Arezzo primo caso in Toscana

Il paziente, rientrato in Italia il 15 maggio, “ha presentato rapidamente i sintomi della malattia”, si legge nella nota, in cui l’Asl ha spiegato che il 32enne, nei giorni tra il 15 ed il 20 maggio – giorno in cui si è rivolto al medico di famiglia che lo ha prontamente indirizzato agli ambulatori di malattie infettive – non avrebbe avuto contatti con i propri familiari, in quanto vive da solo.

L’uomo è stato “immediatamente preso in carico dai medici del reparto in quanto presentava delle lesioni cutanee suggestive per l’infezione”, prosegue la nota. “Il paziente ci è stato inviato per lesioni sospette che, una volta visionate nel nostro ambulatorio, ricordavano quelle viste su altri pazienti rientrati da viaggi e che avevano contratto la malattia”, ha spiegato Tacconi. È stato così contattato l’Istituto Spallanzani sia per un parere sulle lesioni, sia per l’invio dei campioni per la conferma di laboratorio.

I campioni del paziente sono stati inviati al laboratorio di virologia dello Spallanzani sabato 21 maggio e il giorno successivo è stata comunicata la positività di tutti i campioni esaminati. L’Asl Toscana Sud Est avvisa, inoltre, che i pochi contatti a rischio che ha avuto negli ultimi giorni sono sotto sorveglianza e vi resteranno almeno per 21 giorni.

Oms: “Non è malattia omosessuale”

E’ possibile contenere la trasmissione dei casi di vaiolo delle scimmie nei Paesi in cui la malattia non è endemica. Lo ha detto Maria Van Kerkhove, a capo della ricerca sulle malattie emergenti dell’Organizzazione mondiale della sanità.

“Intendiamo bloccare la trasmissione del virus da uomo a uomo e siamo in grado di farlo nei Paesi in cui il vaiolo delle scimmie non è endemico”, ha aggiunto la Van Kerkhove. “Siamo in una situazione nella quale possiamo utilizzare strumenti di sanità pubblica per identificare i casi precocemente e affrontarne l’isolamento”, ha detto ancora. Il contagio, ha aggiunto, avviene attraverso uno stretto contatto fisico, pelle a pelle” e ha rilevato che la maggior parte dei casi finora osservati non ha la malattia in forma severa. L’identificazione precoce e “l’isolamento dei cas fanno parte delle misure raccomandate dall’Oms e dall’ECDC”, ha affermato Maria Van Kerkhove.

“Non ancora chiaro se virus è mutato”

Non è ancora chiaro se il virus responsabile del vaiolo delle scimmie abbia subito una mutazione: la risposta potrà arrivare solo dall’analisi della sua sequenza genetica. Lo ha spiegato Rosamund Lewis, a capo della ricerca sul vaiolo delle scimmie nell’ambito del programma per le emergenze dell’Oms.

“Non è malattia omosessuale”

“Sono stati identificati diversi casi di vaiolo delle scimmie tra uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, ma non è una malattia omosessuale, come hanno cercato di etichettare alcune persone sui social network”, ha sottolineato Andy Seale, consulente strategico per i programmi globali dell’Oms su HIV, epatite e infezioni sessualmente trasmissibili.(Tgcom24)
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