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Sparatoria in Texas, è Salvador Romas il 18enne che ha ucciso 14 bambini e una maestra in una scuola

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Il ragazzo che ha ucciso quattordici bambini e una maestra alla Robb Elementary School di Uvalde è uno studente 18enne della Uvalde High School. Secondo quanto dichiarato dal governatore del Texas Greg Abbott, il nome del killer – anche lui deceduto – è Salvador Romas. “Ha sparato e ucciso in modo orribile e incomprensibile quattordici studenti e un insegnante”, le parole di Abbott in conferenza stampa. Secondo quanto dichiarato dal governatore, Salvador Romas avrebbe sparato anche a sua nonna prima di dirigersi verso la scuola. Ha parcheggiato la macchina nel piazzale dell’istituto e si è diretto verso l’ingresso con una pistola, forse anche con un fucile spiega sempre Abbott.

Strage in una scuola in Texas: decine di feriti in ospedale
Sono numerosi i bambini feriti ricoverati in ospedale, la maggior parte dei quali a quello di Uvalde. Alcuni sono stati trasferiti a San Antonio per le cure, mentre una donna di 66 anni verserebbe in condizioni critiche. Cosa abbia spinto Salvador Romas ad agire in questo modo, non è ancora chiaro. Secondo Abc News, la strage sarebbe avvenuta fuori la scuola, mentre dentro gli insegnanti avrebbero barricato le porte. “Quando i genitori accompagnano i loro figli a scuola, pensano che li prenderanno in braccio alla fine della giornata scolastica. Ci sono famiglie che sono in lutto in questo momento”, ha detto Abbott. “Lo stato del Texas è in lutto con loro per il fatto che questi genitori non saranno più in grado di prendere in braccio i loro figli”.

Salvador Romas morto dopo la strage nella scuola
Inizialmente si era diffusa la notizia che il ragazzo fosse stato preso in custodia dalle forze dell’ordine, dichiarazione poi smentita nei minuti immediatamente successivi, quando è stata annunciata la morte di Salvador Romas. Il ragazzo, che viveva a Uvalde, frequentava le superiori nello stesso plesso delle elementari in cui ha compiuto la strage. Il ragazzo, ha dichiarato il capo sicurezza della scuola, ha agito da solo e non ha ricevuto nessun aiuto.
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Fratellini di 5 mesi e due anni sbranati dai pitbull in casa, la mamma è grave: “Ha tentato di salvarli”

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USA. Due fratellini, un bimbo di 5 mesi e una piccola di due anni, sono stati attaccati e uccisi dai pitbull di casa che si sono avventati su di loro senza dargli scampo. La tragedia nell’abitazione dei piccoli nello stato del Tennessee, in Usa.

Gli stessi due cani hanno aggredito poi anche la mamma dei due bimbi che tentava di salvarli ed è stata ferita gravemente.

L’allarme è scattato nel primo pomeriggio di mercoledì scorso, nell’abitazione di famiglia a Millington nei sobborghi di Memphis, nella contea di Shelby.

I fatti

Non è chiaro cosa abbia causato l’aggressività dei pitbull che pare vivessero da tempo nella casa. Erano circa le 15.30 quando i due cani si sono avventati a morsi sui due piccoli che stavano giocando, sbranandoli.

Inutile per i piccoli Hollace Dean Bennard, cinque mesi, e Lilly Jane Bennard, due anni, l’intervento della madre.

I cani hanno aggredito poi la donna, la trentenne Kirstie Jane Bennard, mentre tentava di mettere in salvo i suoi bambini.

I bimbi non ce l’hanno fatta

I soccorsi non hanno potuto fare nulla per i due fratellini, sono morti poco dopo. La madre invece si trova al Regional One Health dove è ricoverata in condizioni critiche.

Un amico di famiglia ha detto al DailyMail che è intubata e attaccata al respiratore artificiale. L’unico che si è salvato è il padre dei piccoli e marito della donna che pare non fosse in casa al momento dei fatti.

La donna sui social ha condiviso più volte la foto di due pitbull che giravano in casa e nel giardino e ha definito gli animali “leoni domestici” ma non è chiaro se siano gli stessi cani dell’attacco di mercoledì. I pitbull intanto sono stati portati via dal dipartimento locale di controllo degli animali che deciderà se sopprimerli.


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“Papà, lì mi fa molto male”, bimba di 4 anni abusata dal vicino di casa: muore dopo tre giorni

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NIGERIA. La loro bimba di 4 anni è morta dopo essere stata violentata, ora i genitori della piccola Khadija Adamu nello stato di Kano, in Nigeria, vogliono giustizia. Il padre, Mohammed, ha detto alla BBC di essersi accorto che qualcosa non andava lo scorso 27 settembre: mentre stava facendo il bagno alla figlioletta ha notato “una sorta di odore” proveniente dalle sue parti intime.

“Se quella zona veniva lavata iniziava a gridare ‘zafi’ che significa ‘dolore‘ per la lingua ciadica hausa” ha spiegato l’uomo.

“Quando sua madre le ha fatto pressioni, ha detto che il nostro vicino l’ha invitata nella sua stanza e le ha dato dei biscotti prima che si togliesse i pantaloni dicendo che l’avrebbe uccisa se lo avesse detto a qualcuno”.

Nigeria, bimba abusata dal vicino. La scoperta in ospedale

“Quella mattina l’abbiamo portata d’urgenza in ospedale dove i medici l’hanno controllata e ci hanno confermato che aveva subito penetrazioni nelle sue zone intime, il rapporto ci ha scioccato”. Adamu ha detto che il passo successivo è stato quello di coinvolgere rapidamente la polizia.

Così ci siamo precipitati alla stazione di polizia di Kwana Hudu per riferire cosa è successo. Un’agente si è persino seduta con la mia ragazza. Lei ha raccontato tutto quello che è successo e come il vicino ha usato dolci e biscotti per attirarla nella sua stanza”.

Ma “due giorni dopo, cioè il 29 settembre, Khadija ha iniziato ad ammalarsi e quando l’abbiamo portata di corsa in ospedale i medici hanno confermato che era morta”.

Ora le autorità sono in attesa del rapporto dall’ospedale per capire se la causa del decesso possa essere in qualche modo collegata allo stupro.

Lo stesso giorno in cui la bimba è stata ricoverata, il vicino di casa di Khadija, un 37enne che il padre “conosce molto bene”, è stato arrestato dalla polizia. “È una persona che salutiamo, quindi l’intera faccenda mi ha scioccato” ha detto Mohammed.

L’uomo ha detto che aveva grandi sogni per sua figlia, perché era una ragazza molto intelligente. “Il mio sogno era che lei diventasse una dottoressa. Era davvero intelligente per la sua età, aveva un cervello davvero sopraffino avendo già memorizzato un capitolo del Corano. Mi diceva sempre: ‘papà voglio che mi porti a scuola’ e io le rispondevo che sarebbe avvenuto molto presto”.


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Usa, Biden grazierà i condannati per possesso di marijuana

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USA. Il presidente Joe Biden intende concedere la grazia ai condannati per il semplice possesso di marijuana. Lo riferisce un funzionario dell’amministrazione. Questa decisione è destinata a infiammare il dibattito politico tra democratici e repubblicani e ad aprire la strada alla legalizzazione della droga leggera, già in vigore in molti Stati americani.

Usa, Biden pronto alla rivoluzione

“Come ho detto spesso durante la mia campagna presidenziale, nessuno dovrebbe essere in prigione solo per aver usato o posseduto marijuana. Mandare persone in prigione per possesso di marijuana ha sconvolto troppe vite e incarcerato persone per comportamenti che molti Stati non proibiscono più”, ha dichiarato Biden, sottolineando che la sua svolta servirà ad annullare le gravi conseguenze che discendono da una pena del genere come l’impossibilità per il condannato di ottenere una casa, un lavoro, un’istruzione. Si tratta di una piaga che affligge soprattutto la comunità afroamericana, vittima di discriminazione anche in questo caso.

“I bianchi e le persone di colore fanno uso di marijuana allo stesso modo, tuttavia le persone di colore sono state arrestate, processate e condannate in modo sproporzionato”. Per il presidente “le leggi sulla marijuana non funzionano, è stato molto chiaro su questo e ha deciso di agire”, ha spiegato un alto funzionario della Casa Bianca.

Biden ha quindi esortato i governatori a seguire il suo esempio e concedere la grazia ai condannati per possesso della droga leggera nei diversi Stati. Il presidente ha anche dato mandato al ministro della Salute e a quello della Giustizia di mettere a punto una riforma della legge federale sulla droga leggera in base alla quale la marijuana è considerata una droga di classe A, come l’eroina e l’Lsd. Una categoria più alta rispetto al fentanil e alle metanfetamine, i farmaci principali responsabili dell’epidemia di overdose che sta attraversando gli Stati Uniti.

Tentata una riforma

La riforma della legge sulle droghe per depenalizzare la marijuana fu tentata anche da Barack Obama nel 2013. Il procuratore generale di Donald Trump nel 2018 però vanificò tutti gli sforzi. Biden ha sottolineato che restano invece in vigore tutte le misure contro il traffico e la vendita ai minori. Al momento sono 20 gli Stati americani che hanno legalizzato la marijuana a scopo ricreativo. Tra questi: Alaska, Arizona, District of Columbia, California, Colorado, Connecticut, Illinois, Maine. E ancona Massachusetts, Michigan, Montana, New Jersey, New Mexico, New York, Nevada, Oregon, Rhode Island, Vermont, Virginia e Washington. In tutti questi Stati, ovviamente, la droga leggera è anche legale per scopi medici.


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