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Ultim’ora. Vaiolo delle scimmie, salgono a sei i casi accertati allo Spallanzani. Galli: «Contagiosità alta tramite saliva»

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VAIOLO DELLE SCIMMIE. “Ho avuto notizia di un sesto caso di vaiolo da scimmie preso in carico dall’Istituto Spallanzani con un link di ritorno dalle Canarie. Attualmente sono quattro i ricoverati tutti in buone condizioni cliniche. Uno è seguito a domicilio. L’altro è il caso toscano”.

Lo dichiara l’Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, aggiungendo: “Prosegue l’indagine epidemiologica. Nessun allarme, ma il sistema di sorveglianza infettivologica è in stato di massima attenzione”.(Tgcom24)

LA SITUAZIONE, GALLI: “NO VACCINO”

«La situazione non è così preoccupante anche se, bisogna stare attenti e capire da dove il vaiolo delle scimmie è partito, dove si è diffuso e come limitare, tracciando i contatti, una ulteriore diffusione. Certo non è un virus che si candida a generare una pandemia come quella da coronavirus». Lo ha spiegato ad Agorà, su Rai 3, Massimo Galli, professore di malattie infettive presso l’Università Statale di Milano. È un virus a Dna, ha precisato, che ha «una modalità di diffusione efficace ma non per via aerea, ovvero non tramite goccioline da starnuto, c’è bisogno di un contatto più stretto, anche tramite saliva». La contagiosità «non è bassa» e «si diffonde con efficienza ma non tanto come coronavirus e virus influenzali».

Ancora Galli afferma:

«Togliamoci dalla testa l’idea fasulla che si tratti di una peste gay». Rispetto allo spillover o passaggio da animale a uomo, «quasi certamente i serbatoi potrebbero esser stati alcuni tipi di scoiattoli o alcuni tipi di ratti».

«Ritengo che i rapporti costi-benefici dell’utilizzo di un vaccino, in questo momento e per questo virus, siano molto aleatori e non tali da spingere a una scelta di questo genere». Lo ha detto a Sky TG24 Massimo Galli, già direttore del reparto di malattie infettive dell’Ospedale Sacco, ospite di «Buongiorno», rispetto alla possibilità di vaccinarsi contro il vaiolo delle scimmie. «Quello che va fatto – ha spiegato – è una buona, sana, vecchia operazione di contenimento epidemiologico, nella speranza che ciò che ci avrebbe dovuto insegnare la pandemia» di Covid «sia utile per poter fare questa volta, avendone il tempo e le modalità, una buona misura di contenimento. Ricordiamoci che siamo di fronte anche a una malattia che ha una letalità molto bassa, almeno nei Paesi occidentali».
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