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Reddito di cittadinanza PER SEMPRE, CLAMOROSO: IL SUSSIDIO SARA’ A VITA. La buona notizia che fa felice i beneficiari: ecco a chi spetta e come averlo garantito. La legge

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Reddito di cittadinanza

REDDITO DI CITTADINANZA. Proprio nei giorni in cui Matteo Renzi ha annunciato una raccolta firme per un referendum per la cancellazione del reddito di cittadinanza, si torna a parlare della possibilità per cui alcune famiglie possano contare per sempre su questa misura.

“Reddito di cittadinanza per sempre”, si legge su alcune delle più importanti testate nazionali, a dimostrare la piega che ha preso la misura tanto voluta dal Movimento 5 Stelle nella sua prima esperienza di Governo. Il che tuttavia conferma che il reddito di cittadinanza non ha funzionato, almeno secondo quelle che erano le intenzioni iniziali.

Come spiegò l’allora ministro del Lavoro Luigi Di Maio, infatti, il reddito di cittadinanza non era una misura che incentivava le persone a “restare sul divano”; anzi sarebbe servita proprio a incentivare la ricerca di un nuovo impiego.

Una misura riconosciuta quindi solo per il tempo necessario per trovare un nuovo lavoro, fino a quando la famiglia non avrebbe ottenuto i mezzi per uscire dallo stato di povertà.

Tuttavia, il provvedimento che ha introdotto il reddito di cittadinanza, il decreto n. 4/2019 poi convertito dalla legge n. 26/2019, non prevede alcuna limitazione temporale (se non la scadenza dopo 18 mesi di cui parleremo di seguito), con la possibilità dunque che il reddito di cittadinanza possa essere percepito a vita diventando così più simile a una rendita.

Non è corretto quindi dire che il reddito di cittadinanza è diventato una rendita: in realtà lo è sempre stato, specialmente se chi doveva occuparsi di farlo funzionare ha tralasciato tutti quegli aspetti che avrebbero dovuto penalizzare coloro che anziché dedicarsi alla ricerca di un nuovo impiego avrebbero fatto pieno affidamento sul Rdc.

Reddito di cittadinanza a vita: cosa prevede la legge

Secondo quanto stabilito dall’articolo 3, comma 6, del decreto n. 4/2019 convertito in legge 26/2019, il reddito di cittadinanza è riconosciuto per tutto il periodo in cui il beneficiario ne soddisfa i requisiti, per un periodo continuativo comunque non superiore ai 18 mesi.

Non significa però che dopo 18 mensilità si smette per sempre di percepirlo: è sempre possibile infatti presentare una nuova richiesta, ma solo dal mese successivo a quello in cui avviene l’ultimo pagamento. Ad esempio, chi a maggio riceve la diciottesima mensilità deve attendere giugno per la richiesta di rinnovo, e di conseguenza il reddito di cittadinanza verrà erogato nuovamente dal mese di luglio.

Quindi, il reddito di cittadinanza si può percepire senza limitazioni: tant’è che negli ultimi tre anni c’è chi ha ricevuto ben 36 mensilità, con un solo mese di sospensione nel mezzo.

Adesso ci sarà un altro breve periodo di sospensione per chi ha raggiunto i 36 mesi di percezione del beneficio, ma dopo un solo mese di stop ecco il pagamento per altre 18 mensilità; e così via per sempre volendo, a meno che non dovesse esserci una modifica a quanto stabilito dalla normativa o comunque un intervento politico volto a cancellare il reddito di cittadinanza.

Perché il reddito di cittadinanza è diventato una rendita a vita

Ma nella legge ci sono anche delle limitazioni volte a evitare che il reddito di cittadinanza possa trasformarsi in una rendita. Ad esempio, viene indicato come causa di decadenza il rifiuto di:

  • due offerte di lavoro congrue nei primi 18 mesi;
  • un’offerta di lavoro congrua a partire dal primo rinnovo.

Basterebbe ricevere un’offerta di lavoro, quindi, per far sì che possa esserci uno stop anticipato del reddito di cittadinanza. D’altronde:

  • in caso di accettazione è molto probabile che il reddito familiare aumenti a tal punto da far scattare il superamento delle soglie reddituali, con la conseguente decadenza del reddito di cittadinanza;
  • in caso di rifiuto il reddito di cittadinanza decade comunque, almeno per coloro che si trovano già nei secondi 18 mesi di percezione del beneficio (la maggior parte). E per una nuova domanda bisognerebbe attendere dai 6 (per i nuclei familiari con minori o disabili a carico) ai 18 mesi.

Il problema è che nei fatti non è ancora chiaro, neppure agli addetti ai lavori, come fare per tracciare il rifiuto dell’offerta congrua. A oggi, infatti, coloro che sono stati segnalati per essersi opposti a un’offerta di lavoro sono davvero pochi, anzi nella maggior parte dei casi un’offerta non è stata mai nemmeno presentata.

Il problema è la mancanza di direttive chiare, l’assenza di un piano a cui centri per l’impiego, supportati dagli ormai ex navigator (che dal 1° giugno verranno comunque ricontrattualizzati da Anpal Servizi), avrebbero dovuto attenersi in questi tre anni. Certo la pandemia non ha aiutato, ma la colpa del fallimento della politica attiva che avrebbe dovuto evitare che “chi prende il reddito di cittadinanza resti sul divano” non può essere solo del Covid.(Money)
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