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Reddito di cittadinanza, BRUTTE SORPRESE: INPS SOSPENDE TUTTO E BLOCCA I PAGAMENTI: ecco cosa sta accadendo

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Reddito di cittadinanza

REDDITO DI CITTADINANZA. Sospendere il reddito di cittadinanza nei mesi estivi è la soluzione pensata da alcuni forzisti per risolvere il problema della mancanza di lavoratori stagionali, sia nel turismo che nell’agricoltura.

Ne ha parlato Licia Ronzulli, emissaria di Berlusconi, secondo cui il reddito di cittadinanza va sospeso in estate per far sì che chi lo prende possa essere interessato ad accettare un lavoro come stagionale.

D’altronde sono sempre di più le aziende che lamentano difficoltà nell’assumere personale per la stagione estiva: mancano camerieribaristiaddetti alle attività ricettive. Secondo alcuni la colpa è del reddito di cittadinanza, visto che la mancanza di stagionali sarebbe dovuta al fatto che le persone preferiscono percepire il sostegno pur di lavorare. E sarebbe pur lecito qualora si tratti di grandi importi: ma va detto che – almeno non sempre – la colpa non può essere di un sostegno mensile che in media ammonta a poco più di 500 euro a famiglia.

Come la colpa non può essere sempre delle aziende: perché se è vero che ci sono offerte di lavoro che non prevedono condizioni adeguate all’impegno richiesto, ce ne sono altre che effettivamente stanno facendo tutto il possibile per trovare il personale necessario.

Nonostante ciò, ci troviamo oggi, con la stagione estiva ormai iniziata, nella situazione per cui su un totale di 387 mila lavoratori stagionali richiesti ne risulta introvabile il 40%.

Non si trovano stagionali per la concorrenza del reddito di cittadinanza?

Il reddito di cittadinanza è uno dei motivi per cui negli ultimi anni può risultare più complicato trovare lavoratori stagionali da assumere.

Non si può negare, infatti, che in alcuni casi percepire il reddito di cittadinanza possa comportare un disincentivo ad accettare un’offerta di lavoro senza garanzie per il futuro, in quanto limitata a tre o quattro mesi, specialmente quando l’importo percepito è sufficiente per soddisfare i propri bisogni quotidiani.

Prendiamo come esempio Tizio, unico componente del nucleo familiare, che percepisce il massimo di reddito di cittadinanza previsto per la persona sola: 500 euro al mese (a cui si aggiungono eventuali rimborsi per le spese di affitto o mutuo). È ovvio che per far sì che questo rinunci al reddito di cittadinanza per iniziare a lavorare è necessario che lo stipendio offerto sia molto più alto del sostegno percepito.

Ma prendiamo come esempio una famiglia composta da quattro componenti maggiorenni – padre, madre e due figli – che prende un reddito di cittadinanza di 800 euro. Davvero il reddito di cittadinanza percepito, di cui probabilmente sono i genitori a utilizzarlo per far fronte alle spese familiari, è la ragione per cui i figli non accettano un lavoro come stagionali?

È ovvio che questa non può essere dunque l’unica ragione per cui mancano lavoratori stagionali ed è per questo che la proposta di Licia Ronzulli, che al momento sembra essere più uno spot elettorale che un’idea effettivamente realizzabile, non sembra essere la soluzione al problema.

Mancano lavoratori stagionali per colpa delle aziende?

Come ogni estate da qualche anno, quindi, si torna a parlare della mancanza di lavoratori stagionali, con le aziende che scaricano le colpe sul reddito di cittadinanza, mentre dall’altra parte si ritiene che la causa del problema siano le aziende stesse che non offrono condizioni tali da renderle competitive con gli aiuti erogati dallo Stato.

D’altronde, non essere competitivi con un sostegno che in media – secondo gli ultimi dati Inps – supera appena i 560 euro (e non a persona, ma a famiglia), vorrebbe dire che davvero le condizioni dell’offerta di lavoro non sono adeguate a quella che è la normativa vigente.

Ma anche qui non si può generalizzare. Vero che ci sono imprese che offrono “contratti” con condizioni svantaggiose per il lavoratore, ma ce ne sono altre che invece fanno le cose per bene attenendosi a quelle che sono le tutele garantite dai contratti collettivi nazionali di categoria.

Per quale motivo allora mancano lavoratori stagionali?

Ricapitolando, tra le cause per cui oltre il 40% dei lavoratori stagionali richiesti non si trova, ci sono sia il reddito di cittadinanza che le condizioni sfavorevoli offerte da alcuni datori di lavoro.

Ma il problema poggia su radici più profonde. Specialmente tra i giovani, infatti, è cambiato il modo d’intendere il lavoro, come dimostra il boom di dimissioni registrate, non solo in Italia, nell’ultimo anno.

Da una parte ci sono gli imprenditori, la maggior parte, che ritengono che almeno in una fase iniziale il lavoro debba essere sinonimo di sacrificio. Dall’altra ci sono i giovani, dove ormai spopola la filosofia del “lavorare per vivere”: c’è l’interesse crescente a tutelare i propri diritti, a godersi la vita e a non sacrificare l’estate senza garanzie per il futuro.

Ne ha parlato Jonathan Malesic nel libro “The end of burnout”, secondo il quale il boom delle dimissioni, ma anche la mancanza di stagionali rientra nella stessa problematica, è dovuto al fatto che negli ultimi anni, con la pandemia che ha sicuramente accelerato il processo, si sta facendo strada il desiderio di vivere meglio, tanto da essere disposti persino a guadagnare meno pur di raggiungere questo obiettivo.

Sospendere il reddito di cittadinanza nei mesi estivi, dunque, non può essere la soluzione a un problema che, come appena visto, ha ragioni ben più profonde. (Money)
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Assegno Unico: arrivano subito aumenti e arretrati, ottime novità a partire dal prossimo anno. Le ultime

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assegno unico

Come sappiamo l’assegno unico universale è una misura importantissima per le famiglie con i figli a carico.

Infatti l’assegno unico universale oggi è praticamente l’unica misura di sostegno alle famiglie che abbiano i figli a carico. Ma adesso arrivano arretrati e aumenti immediati per il beneficio e poi nel 2023 ci sarà anche l’aumento del 50%.

Tante notizie positive sull’Assegno Unico

Inizialmente l’aumento dell’Assegno Unico nel 2023 doveva essere pari all’8%.

Con la vittoria alle elezioni di Giorgia Meloni cambia tutto. Infatti Giorgia Meloni ha in mente un aumento di ben il 50% per il sussidio universale proprio nel 2023. Quindi l’anno prossimo l’assegno unico universale aumenta del 50% su tutte le fasce di erogazione e questo significa che proprio la fascia più elevata arriverà a prendere addirittura €300 al mese per ogni figlio: davvero un aumento pesante.

Gli aumenti immediati

Ma se nel 2023 ci sarà questo fortissimo aumento per l’assegno unico universale con il messaggio numero 3.518 l’INPS annuncia importanti novità proprio per quanto riguarda il beneficio e proprio adesso. Innanzitutto per i figli minorenni con disabilità è prevista una maggiorazione da un minimo di 85€ a un massimo di €105. Ma la novità è che fino ai 21 anni potrà sempre essere percepita. Quindi con questa novità la maggiorazione prevista inizialmente soltanto per i figli fino ai 18 anni di età, adesso viene estesa anche ai 21 anni di età. Questa innovazione è particolarmente etica perché va ad estendere una maggiorazione importante proprio per i figli con disabilità.

Come ottenere aumento immediato Assegno Unico

Ma ci sono due elementi da sottolineare perché sono molto importanti. Innanzitutto per la mamma minorenne c’è un aumento del sussidio pari a €20, ancora oggi molte non lo sanno e non la chiedono. In secondo luogo se l’ISEE della famiglia dovesse peggiorare è anche prevista la possibilità di un aumento immediato dell’assegno unico proprio presentando l’ISEE corrente. Infatti presentando l’ISEE corrente si darà all’INPS una vera e propria fotografia della situazione attuale della famiglia e quindi si potrà avere il sussidio maggiorato da subito. Dunque questa opzione è sempre a disposizione delle famiglie anche senza aspettare la maggiorazione del prossimo anno.


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Reddito di cittadinanza, lo stop a partire dal nuovo anno. Alcuni però riusciranno a prenderlo lo stesso, ecco chi

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stop reddito di cittadinanza

C’è un principio basilare per qualsiasi tipo di prestazione che l’INPS eroga ai cittadini. In gergo si chiama cristallizzazione del diritto ed è quello che per esempio salvaguarda i lavoratori che si trovano con una misura pensionistica ormai scaduta, ma sulla quale hanno maturato già i requisiti prima della cessazione. Chi ha già maturato il diritto ad una pensione mentre la misura era in funzionamento, non perde il diritto a tale misura anche se l’anno successivo è scomparsa. Ciò che molti non sanno è che questo meccanismo non si applica solo alle pensioni. Infatti vale lo stesso per le misure assistenziali. Tra queste il reddito di cittadinanza.

Stop al reddito di cittadinanza ma tanti lo prenderanno ugualmente nel 2023

Non bisogna temere di perdere il reddito di cittadinanza per quanti già lo prendono oggi. In pratica anche se il nuovo Governo intervenisse cancellando il reddito di cittadinanza in maniera improvvisa e immediata, questo evento non sortirebbe affetto per quanti il sussidio lo ricevono già. In teoria anche sul reddito di cittadinanza vige quel particolare meccanismo di tutela del diritto. Chi lo ha già maturato questo diritto, nel momento in cui la misura era in azione, non lo perde solo perché un Governo depenna dal sistema questa misura. Sulla Quota 100 per esempio vale lo stesso meccanismo. Infatti per quanti hanno completato 62 anni di età e 38 anni di contribuzione entro la fine del 2021, c’è la possibilità di presentare domanda anche nel 2022, 2023 e così via. Questo però non accadrà del tutto con l’ipotetico stop reddito di cittadinanza dal 2023.

Niente nuove domande

Una differenza rispetto al principio della cristallizzazione delle pensioni in effetti c’è. Come detto per Quota 100, chi ha maturato il diritto alla pensione anticipata durante il funzionamento della misura, può continuare a presentare domanda anche negli anni successivi. Per il reddito di cittadinanza in effetti così non è. Infatti potranno beneficiarne quanti la domanda l’hanno presentata entro il periodo in cui la misura era attiva. E per loro probabilmente una volta ottenuto l’ok dall’INPS, i rischi di perderlo non ci saranno. Ma non potrà presentare domanda nel 2023 un cittadino solo perché aveva i requisiti utili l’anno precedente. Infatti il Governo potrebbe bloccare la misura per gli anni a venire, fermando nuove domande o nuove richieste di rinnovo.

Stop reddito di cittadinanza dal 2023 se il beneficio è già stato richiesto ed assegnato

Anche se verrà cancellato dal sistema il reddito di cittadinanza non si bloccherà immediatamente per chi il sussidio lo prende già. È una regola fissa del sistema che non fa eccezione nemmeno per i sussidi. Questo perché gli interessati hanno presentato domanda di reddito di cittadinanza in tempo utile ed a misura attiva. E soprattutto perché nel momento della domanda avevano i requisiti utili. Quindi il rischio di perdere la misura riguarda quanti andrebbero a richiederla nel 2023, sempre che il governo decida di cancellarla dall’ordinamento. Fonte: Proiezioni di Borsa


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ADDIO CARO VITA, INPS PAGA TUTTI E AUMENTA GLI IMPORTI: Rdc, Assegno Unico e Bonus. Tutte le novità di ottobre e le date da segnare sul calendario

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inps

INPS. In questo mese l’Istituto nazionale di previdenza sociale aumenterà gli importi destinati ai pensionati del 2%, anticipando l’operazione di tre mesi per far fronte al caro vita delle famiglie. Ampliata la platea dei beneficiari dell’agevolazione da 200 euro. Grazie al decreto Aiuti-bis incassata anche da cassaintegrati e lavoratrici rientrate dalla maternità, sportivi, dottorandi, assegnisti di ricerca e pensionati dal 1°luglio 2022

REDDITO E PENSIONE DI CITTADINANZA

Il pagamento del Reddito e Pensione di Cittadinanza a ottobre 2022 è previsto a partire dal 21 del mese per chi ha già ricevuto almeno una ricarica delle card RdC e PdC. I nuovi titolari del sussidio, o coloro che hanno ottenuto il rinnovo, invece, riceveranno la prima rata a partire dal 16 ottobre

NASPI

L’indennità di disoccupazione NASpI a ottobre 2022 non viene pagata dall’Inps secondo un calendario fisso. La data di pagamento della NASpI di ottobre 2022, che fa riferimento alla mensilità di settembre, pubblicata sul sito dell’INPS in questi giorni; mentre il pagamento avvenire tra il 7 e il 15 ottobre. In generale, la data di accredito della NASpI dipende anche dalla data di inoltro della domanda di accesso al sussidio: la data effettiva consultata individualmente sul Fascicolo Previdenziale dell’INPS

ASSEGNO UNICO

L’Assegno Unico Universale per figli a carico pagato invece dall’Inps a partire dal 17 ottobre, per coloro che hanno fatto domanda a gennaio e febbraio 2022. E alla fine del mese, qualora la domanda inoltrata a settembre: in questo caso non saranno presenti arretrati, che spettano solo in caso di invio della domanda entro giugno

BONUS 200 EURO

 Il bonus 200 euro verrà pagato a ottobre 2022 ai titolari di NASpI, DIS-COLL e disoccupazione agricola, ai già beneficiari delle ex indennità Covid 2021 e ai lavoratori appartenenti alle categorie chiamate a presentare domanda, come colf e badanti (entro il 30 settembre) parasubordinati, intermittenti, stagionali, lavoratori dello spettacolo, autonomi occasionali, incaricati vendite a domicilio (entro il 31 ottobre)

AGGIORNAMENTO BONUS

Su questo fronte però ci sono novità: il decreto Aiuti-bis ha previsto l’estensione del bonus 200 euro a lavoratori non coperti dal precedente decreto, come cassaintegrati e lavoratrici rientrate dalla maternità, sportivi, dottorandi, assegnisti di ricerca e pensionati dal 1° luglio 2022, i quali dovrebbero ricevere il bonus a partire da ottobre. (Skytg24)


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