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Assegni Familiari, CAMBIA TUTTO, dagli importi ai beneficiari, le date: LA CIRCOLARE DELL’INPS. Ecco cosa sta accadendo, le ultimissime

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Assegno unico temporaneo

ASSEGNI FAMILIARI. Assegni al Nucleo Familiare, l’INPS ha pubblicato la Circolare N. 65 avente come oggetto ‘Corresponsione dell’Assegno per il nucleo familiare. Nuovi livelli reddituali per il periodo 1° luglio 2022 – 30 giugno 2023’.

I livelli di reddito familiare per il pagamento degli Assegni al Nucleo Familiare vengono rivalutati ogni anno, con effetto dal 1° luglio, in relazione alla variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati.

La variazione percentuale calcolata dall’ISTAT tra il 2021 e il 2020 è risultata pari a più 1,9 %.

ANF, Circolare INPS con nuovi importi Assegni al Nucleo Familiare dal 1° luglio 2022 al 30 giugno 2023

Secondo quanto riportato da Formazioneanicia, il decreto-legge 13 marzo 1988, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 maggio 1988, n. 153 – si legge nella Circolare pubblicata dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale – stabilisce che i livelli di reddito familiare ai fini della corresponsione dell’Assegno per il nucleo familiare sono rivalutati annualmente, con effetto dal 1° luglio di ciascun anno, in misura pari alla variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, calcolato dall’ISTAT, intervenuta tra l’anno di riferimento dei redditi per la corresponsione dell’Assegno e l’anno immediatamente precedente.

In attuazione di quanto previsto dal decreto legislativo 29 dicembre 2021, n. 230, che ha istituito all’articolo 1, con decorrenza 1° marzo 2022, l’Assegno unico e universale per i figli a carico e ha abrogato, dalla medesima data, l’Assegno per il nucleo familiare per i nuclei con figli e orfanili, i nuovi livelli di reddito familiare riguardano esclusivamente i nuclei con familiari diversi da quelli con figli e orfanili e, quindi, composti dai coniugi, dai fratelli, dalle sorelle e dai nipoti (cfr. la circolare n. 34/2022).

Conseguentemente – prosegue la Circolare INPS – la rivalutazione è stata predisposta solo con riferimento alle tabelle 19, 20A, 20B, 21A, 21B, 21C, 21D. La variazione percentuale dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) al netto dei tabacchi, calcolata dall’ISTAT tra l’anno 2021 e l’anno 2020 è risultata pari a + 1,9 per cento.

In relazione a quanto sopra, sono stati rivalutati i livelli di reddito delle tabelle contenenti gli importi mensili degli Assegni per il nucleo familiare, in vigore per il periodo dal 1° luglio 2022 al 30 giugno 2023 con il predetto indice.

Gli stessi livelli di reddito avranno validità per la determinazione degli importi giornalieri, settimanali, quattordicinali e quindicinali della prestazione.(FormazioneAnicia)
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Bonus 150 euro, quando arriva l’accredito categoria per categoria: il calendario dei pagamenti

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Bonus reddito di cittadinanza 150 euro

Si avvicina il momento del pagamento del bonus 150 euro introdotto con l’ultimo decreto Aiuti (il terzo) in favore della maggior parte delle categorie che hanno già beneficiato dell’indennità una tantum di 200 euro.

Tuttavia, per il bonus 150 euro la platea si è ristretta visto che l’indennità spetta, generalmente, a coloro che hanno percepito, o percepiscono, un reddito inferiore a 20.000 euro.

A beneficiare del bonus 150 euro sono coloro che rientrano tra le categorie descritte dal testo del decreto Aiuti ter da poco pubblicato in Gazzetta Ufficiale, dove si trovano indicazioni anche sulle date di pagamento.

Quando arriva il bonus 150 euro per i pensionati?

Così come è stato per il bonus 200 euro, i pensionati saranno i primi a ricevere l’indennità di 150 euro, la quale verrà pagato in automatico – senza quindi necessità di presentarne domanda – nel cedolino in pagamento a inizio novembre (mercoledì 2 per l’esattezza).

Lo stesso vale per i percettori d’indennità di tipo assistenziale, quali l’assegno sociale – che a novembre passa da 468,11 euro a 618,11 euro – alla pensione d’invalidità civile (che quindi sarà di circa 440 euro il prossimo mese).

Quando arriva il bonus 150 euro per chi lavora come dipendente?

Per i lavoratori dipendenti con busta paga di novembre 2022 inferiore a 1.538
euro lordi
 (20.000 euro in prospettiva) il bonus 150 euro verrà pagato contestualmente con lo stipendio di novembre.

Quindi, i soldi dovrebbero arrivare tra la fine di novembre e gli inizi di dicembre.

Tuttavia, bisognerà che i lavoratori dipendenti che ne hanno diritto comunichino all’azienda di non trovarsi nelle condizioni che danno diritto al bonus per altro titolo. Per farlo servirà consegnare un’apposita autocertificazione al datore di lavoro, il quale poi provvederà ad anticipare il bonus in busta paga per poi recuperarne l’intera somma in fase di liquidazione delle imposte.

Per i percettori del reddito di cittadinanza?

Tempi celeri anche per il pagamento del bonus 150 euro per chi prende il reddito di cittadinanza. Nuclei che è bene sottolineare avranno diritto al bonus a patto di non avere alcun componente che lo percepisce individualmente.

Quindi, dopo aver valutato che non ci siano persone che avrebbero diritto al bonus, l’Inps provvede a erogare l’indennità di 150 euro aggiungendola alla ricarica mensile. Da calendario tutto ciò dovrebbe avvenire con la ricarica in arrivo a novembre, ma non è da escludere che la fase di valutazione per alcuni nuclei si protragga per qualche settimana con il pagamento che quindi arriverà solamente a dicembre.

L’accredito per colf, badanti e lavoratori domestici

Sempre a novembre ricevono il bonus 150 euro i lavoratori domestici, che non è pagato dal datore di lavoro bensì direttamente dall’Inps.

Il bonus verrà pagato a tutti coloro che hanno già percepito del bonus 200 euro avendone fatto domanda entro il 30 settembre scorso. Non servirà, quindi, inoltrare una nuova richiesta, in quanto l’accredito avverrà in automatico nelle prossime settimane.

Il beneficio per i disoccupati

Tempi più lunghi per i percettori, nel mese di novembre, di una tra NaspiDis-Coll e indennità di disoccupazione agricola. Per questi il pagamento avverrà in automatico. Le tempistiche di pagamento però sono più lunghe. Prima di procedere con l’accredito infatti l’Inps ha bisogno di ricevere le comunicazioni da parte dei datori di lavoro con le quali questi andranno a recuperare le somme anticipate in compensazione. Un passaggio obbligatorio per evitare che l’Inps possa procedere al pagamento del bonus due volte nei confronti della stessa persona.

Per questo motivo il bonus 150 euro per i disoccupati potrebbe essere pagato a dicembre, o persino a gennaio 2023.

Chi altro riceve il sussidio tra dicembre e gennaio?

Quanto detto per i disoccupati vale anche per le altre categorie che hanno diritto al bonus 150 euro, quali:

  • titolari di Co.Co.Co.
  • dottorandi e assegnisti di ricerca;
  • lavoratori stagionali;
  • iscritti al fondo lavoratori dello spettacolo.
  • beneficiari e beneficiarie dei bonus Covid previsti dai Decreti Sostegni e Sostegni bis;
  • lavoratrici e lavoratori autonomi, privi di partita IVA, non iscritti ad altre forme previdenziali;
  • incaricati alle vendite a domicilio.

Tutte categorie che tra l’altro per avere diritto al bonus dovranno presentare domanda all’Inps, a eccezione degli autonomi senza partita Iva e degli incaricati alle vendite a domicilio.

Quando arriva il bonus 150 euro per i lavoratori autonomi e liberi professionisti?

Per gli autonomi con partita Iva, e i liberi professionisti, il bonus sarà pagato senza necessità di presentare un’ulteriore domanda rispetto a quella per l’indennità di 200 euro. Per ricevere i 150 euro, che spettano solo a chi ha un reddito sotto i 20.000 euro (nel 2021), bisognerà però attendere qualche settimana. Il pagamento potrebbe slittare a inizio 2023. Fonte: Money.it


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Assegno Unico: arrivano subito aumenti e arretrati, ottime novità a partire dal prossimo anno. Le ultime

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assegno unico

Come sappiamo l’assegno unico universale è una misura importantissima per le famiglie con i figli a carico.

Infatti l’assegno unico universale oggi è praticamente l’unica misura di sostegno alle famiglie che abbiano i figli a carico. Ma adesso arrivano arretrati e aumenti immediati per il beneficio e poi nel 2023 ci sarà anche l’aumento del 50%.

Tante notizie positive sull’Assegno Unico

Inizialmente l’aumento dell’Assegno Unico nel 2023 doveva essere pari all’8%.

Con la vittoria alle elezioni di Giorgia Meloni cambia tutto. Infatti Giorgia Meloni ha in mente un aumento di ben il 50% per il sussidio universale proprio nel 2023. Quindi l’anno prossimo l’assegno unico universale aumenta del 50% su tutte le fasce di erogazione e questo significa che proprio la fascia più elevata arriverà a prendere addirittura €300 al mese per ogni figlio: davvero un aumento pesante.

Gli aumenti immediati

Ma se nel 2023 ci sarà questo fortissimo aumento per l’assegno unico universale con il messaggio numero 3.518 l’INPS annuncia importanti novità proprio per quanto riguarda il beneficio e proprio adesso. Innanzitutto per i figli minorenni con disabilità è prevista una maggiorazione da un minimo di 85€ a un massimo di €105. Ma la novità è che fino ai 21 anni potrà sempre essere percepita. Quindi con questa novità la maggiorazione prevista inizialmente soltanto per i figli fino ai 18 anni di età, adesso viene estesa anche ai 21 anni di età. Questa innovazione è particolarmente etica perché va ad estendere una maggiorazione importante proprio per i figli con disabilità.

Come ottenere aumento immediato Assegno Unico

Ma ci sono due elementi da sottolineare perché sono molto importanti. Innanzitutto per la mamma minorenne c’è un aumento del sussidio pari a €20, ancora oggi molte non lo sanno e non la chiedono. In secondo luogo se l’ISEE della famiglia dovesse peggiorare è anche prevista la possibilità di un aumento immediato dell’assegno unico proprio presentando l’ISEE corrente. Infatti presentando l’ISEE corrente si darà all’INPS una vera e propria fotografia della situazione attuale della famiglia e quindi si potrà avere il sussidio maggiorato da subito. Dunque questa opzione è sempre a disposizione delle famiglie anche senza aspettare la maggiorazione del prossimo anno.


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Reddito di cittadinanza, lo stop a partire dal nuovo anno. Alcuni però riusciranno a prenderlo lo stesso, ecco chi

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stop reddito di cittadinanza

C’è un principio basilare per qualsiasi tipo di prestazione che l’INPS eroga ai cittadini. In gergo si chiama cristallizzazione del diritto ed è quello che per esempio salvaguarda i lavoratori che si trovano con una misura pensionistica ormai scaduta, ma sulla quale hanno maturato già i requisiti prima della cessazione. Chi ha già maturato il diritto ad una pensione mentre la misura era in funzionamento, non perde il diritto a tale misura anche se l’anno successivo è scomparsa. Ciò che molti non sanno è che questo meccanismo non si applica solo alle pensioni. Infatti vale lo stesso per le misure assistenziali. Tra queste il reddito di cittadinanza.

Stop al reddito di cittadinanza ma tanti lo prenderanno ugualmente nel 2023

Non bisogna temere di perdere il reddito di cittadinanza per quanti già lo prendono oggi. In pratica anche se il nuovo Governo intervenisse cancellando il reddito di cittadinanza in maniera improvvisa e immediata, questo evento non sortirebbe affetto per quanti il sussidio lo ricevono già. In teoria anche sul reddito di cittadinanza vige quel particolare meccanismo di tutela del diritto. Chi lo ha già maturato questo diritto, nel momento in cui la misura era in azione, non lo perde solo perché un Governo depenna dal sistema questa misura. Sulla Quota 100 per esempio vale lo stesso meccanismo. Infatti per quanti hanno completato 62 anni di età e 38 anni di contribuzione entro la fine del 2021, c’è la possibilità di presentare domanda anche nel 2022, 2023 e così via. Questo però non accadrà del tutto con l’ipotetico stop reddito di cittadinanza dal 2023.

Niente nuove domande

Una differenza rispetto al principio della cristallizzazione delle pensioni in effetti c’è. Come detto per Quota 100, chi ha maturato il diritto alla pensione anticipata durante il funzionamento della misura, può continuare a presentare domanda anche negli anni successivi. Per il reddito di cittadinanza in effetti così non è. Infatti potranno beneficiarne quanti la domanda l’hanno presentata entro il periodo in cui la misura era attiva. E per loro probabilmente una volta ottenuto l’ok dall’INPS, i rischi di perderlo non ci saranno. Ma non potrà presentare domanda nel 2023 un cittadino solo perché aveva i requisiti utili l’anno precedente. Infatti il Governo potrebbe bloccare la misura per gli anni a venire, fermando nuove domande o nuove richieste di rinnovo.

Stop reddito di cittadinanza dal 2023 se il beneficio è già stato richiesto ed assegnato

Anche se verrà cancellato dal sistema il reddito di cittadinanza non si bloccherà immediatamente per chi il sussidio lo prende già. È una regola fissa del sistema che non fa eccezione nemmeno per i sussidi. Questo perché gli interessati hanno presentato domanda di reddito di cittadinanza in tempo utile ed a misura attiva. E soprattutto perché nel momento della domanda avevano i requisiti utili. Quindi il rischio di perdere la misura riguarda quanti andrebbero a richiederla nel 2023, sempre che il governo decida di cancellarla dall’ordinamento. Fonte: Proiezioni di Borsa


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