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Riforma giustizia, ok del Senato: il testo è legge. Cosa prevede

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GIUSTIZIA. Arriva il sì di Palazzo Madama. Il ministro Cartabia: “Riforma fatta con il contributo di molti”. Dal divieto di ricoprire contemporaneamente cariche elettive e giurisdizionali allo stop alle “nomine a pacchetto”, fino alla composizione del Consiglio Superiore della Magistratura: vediamo nel dettaglio cosa prevede.

Il Senato

Ha approvato la riforma della Giustizia proposta dal ministro Marta Cartabia (in foto). Il testo aveva già ricevuto il via libera di Montecitorio lo scorso aprile: adesso è ufficialmente legge. Il ministro della Giustizia ha definito il testo “un provvedimento fatto con il contributo di molti” e ha ringraziato “ciascuna forza politica per l’impegno e la disponibilità”.

FUNZIONI GIURISDIZIONALI E INCARICHI ELETTIVI

Introdotto il divieto di esercitare funzioni giurisdizionali e ricoprire, in contemporanea, cariche elettive – locali o nazionali – e governative. Gli eletti dovranno collocarsi in aspettativa per l’assunzione dell’incarico, senza assegno nel caso di carica locale.

I magistrati che hanno ricoperto cariche elettive o incarichi di governo con mandato di almeno un anno non potranno più tornare a svolgere funzioni giurisdizionali. Diverso il caso di magistrati candidati ma non eletti, che per tre anni non potranno più lavorare nella Regione che ricomprende la circoscrizione elettorale in cui si sono candidati, né in quella dove si trova il distretto in cui lavoravano.

I candidati non eletti non potranno inoltre assumere incarichi direttivi e svolgere funzioni penali delicate come quelle di pubblico ministero, di giudice per le indagini preliminari e di giudice per l’udienza preliminare. I magistrati che hanno svolto ruoli come quelli di capo di gabinetto, capo dipartimento e segretario generale nei ministeri, dopo un mandato di almeno un anno, dovranno restare per un anno fuori ruolo, senza però svolgere funzioni apicali. Per tre anni non potranno inoltre ricoprire incarichi direttivi.

SEPARAZIONE DELLE FUNZIONI

La riforma ammette un solo passaggio di funzione tra requirente e giudicante nel penale, entro 10 anni dall’assegnazione della prima sede. Nel calcolo non viene incluso il periodo di tirocinio di 18 mesi. Il limite non opera per il passaggio al settore civile, in quello dal settore civile alle funzioni requirenti e per l’ingresso in Procura generale presso la Cassazione.

MAGISTRATI FUORI RUOLO

Al momento sono 200 i magistrati fuori ruolo ammessi dalla legge. La riforma va a ridurre il limite, ma il numero preciso verrà stabilito con i decreti attuativi. Si prevede inoltre che i magistrati non possano essere collocati fuori ruolo prima che siano passati 10 anni dall’inizio dell’effettivo esercizio delle funzioni giurisdizionali.

ACCESSO IN MAGISTRATURA

Si potrà accedere al concorso pubblico per entrare in magistratura direttamente dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza, valorizzando i tirocini formativi. Decade quindi l’obbligo di frequenza delle scuole di specializzazione.

Alla Scuola Superiore della Magistratura si affida l’organizzazione dei corsi di preparazione al concorso in magistratura per i tirocinanti e per chi abbia svolto funzioni nell’ufficio per il processo del Pnrr. Per quanto riguarda l’esame, si prevedono tre elaborati scritti e una riduzione delle materie orali rispetto al quadro attuale (in foto: Giorgio Lattanzi, presidente della Scuola Superiore della Magistratura).

NOMINE A PACCHETTO

Stop alle cosiddette “nomine a pacchetto”: l’assegnazione degli incarichi direttivi e semidirettivi si deciderà in base all’ordine cronologico dei posti scoperti.

FASCICOLO PERSONALE

Si prevede di aggiornare i fascicoli di ogni singolo magistrato con dati raccolti anno per anno e non più ogni quattro anni come stabilito dalla legge attualmente in vigore.

CSM

I membri del Csm – oggi 24 – tornano a essere 30. Insieme ai tre componenti di diritto – il presidente della Repubblica, il primo presidente di Cassazione e il procuratore generale della Cassazione – ci saranno 20 membri togati (due di legittimità, cinque pm e 13 giudicanti) e 10 laici. Per questi ultimi, viene specificamente richiesto che sia rispettata la parità di genere nella scelta delle candidature da parte del Parlamento.

I membri delle commissioni saranno proposti dal Comitato di Presidenza. Necessaria poi l’approvazione del plenum per la formazione delle commissioni previste dalla legge. Ogni commissione resta in carica 16 mesi, per consentire tre rinnovi.

I membri effettivi della sezione disciplinare non potranno partecipare alle commissioni che decidono su incarichi direttivi e semidirettivi, trasferimenti di ufficio e valutazioni di professionalità. Per quanto riguarda la segreteria e l’ufficio studi, oggi composti solo da magistrati, si prevede invece la partecipazione anche di componenti esterni – avvocati, professori universitari, dirigenti amministrativi – previo superamento di un concorso

Il segretario generale del Csm al momento viene scelto dal plenum. In futuro verrà individuato dal comitato di presidenza (primo presidente e procuratore generale di Cassazione, vicepresidente Csm). Avrà poi bisogno dell’approvazione del plenum. Si sposta così su un organo ‘tecnico’, che fa capo al Quirinale, una scelta ‘delicata’, per sottrarla alla logica di accordi tra correnti interne (in foto, il segretario generale del Csm Alfredo Viola)

Scartata la norma che prevedeva il sorteggio dei distretti di Corte d’Appello per la composizione dei collegi, che verranno determinati con decreto del ministro della Giustizia – sentito il Consiglio superiore della magistratura – emanato almeno quattro mesi prima del giorno fissato per le elezioni. (Skytg24)
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